Caldo record in Russia: più di 25° C in Siberia e disgelo anticipato dei fiumi e del ghiaccio artico

Le associazioni ambientaliste scrivono a Putin: la ripresa post-Covid-19 sia verde. Ma i Russi non credono molto al cambiamento climatico antropico

Il 22 maggio sa Khatanga, in Siberia, nord del circolo polare artico, è stata registrata una temperatura record di 25,4° C, più del doppio della precedente temperatura record per questo periodo – 12 °C – ed enormemente di più della media di 0° C.

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Il caldo eccezionale, che fa seguito a un inverno e a una primavera caldissimi,  hanno fatto già diminuire drasticamente la copertura nevosa e l’estensione del ghiaccio marino nel nord della Russia, dove è già partito il primo convoglio navale commerciale e i rompighiaccio nucleari aprono le rotte artiche mai così in anticipo e facilmente.

Il simbolo di questi enormi cambiamenti è il grande fiume Yanisey, che ha la sua origine in Mongolia e scorre attraverso tutta la Siberia fino all’Oceano Artico, dove i ghiacci si sono sciolti 2 settimane prima del normale, a fine marzo, spingendo verso la costa artica del mare di Kara enormi masse di ghiaccio. Altrettanto è successo con i suoi affluenti al confronto dei quali il nostro Po è un nanetto caldo

Non è solo lo Yenisey ad avere una situazione anomala. Secondo Roshydromet, il servizio meteorologico russo, i principali fiumi del Paese, compresi la a Dvina settentrionale, il Pechora e l’Ob, hanno vissuto un s disgelo anticipato, d’altronde previsto dal rapporto sul clima del 2019 della stessa  Roshydromet  che sottolinea che questa sarà la nuova normalit

Un trend che arriva nel quadro di un significativo aumento delle temperature nella regione. Secondo Roshydromet, il 2019 aveva già avuto la primavera più calda di sempre da quando sono iniziate le misurazioni nel 1936. Le temperature medie primaverili nel Nord russo al di sopra del 60esimo parallelo, lo scorso anno sono state di ben 3,8 gradi Celsius più alte del normale. Il 2019 è stato il secondo anno più caldo mai registrato in Russia e il 2020 si avvia a diventare il primo in classifica. E’ la regione degli Urali settentrionali, compresa l’area della penisola di Yamal e del Golfo di Ob, che ha avuto il più forte aumento delle temperature in tutto l’Artico, con in media 1,58 gradi in più per ogni decennio negli ultimi 30 anni, mentre in tutta la Russia nello stesso periodo le temperature sono di 0,47 gradi per decennio, comunque circa il doppio della media globale.

E’ per questo che 15 organizzazioni ambientaliste Russe, guidate da Greenpeace e Fridays For Future Russia, hanno deciso di inviare una lettera direttamente al presidente russo Vladimir Putin per chiedergli di concentrarsi, nelle misure per la ripresa dalla cisi del Covid-19, sullo sviluppo verde.

Putin ha incaricato il governo di sviluppare e presentare entro il 1 giugno 2020 un Piano d’azione nazionale per superare la crisi. Ora il governo sta elaborando e approvando le misure principali, le 15 organizzazioni fanno presente che «La pandemia di Covid-19 non nega gli altri problemi: oggi i cambiamenti climatici hanno raggiunto un livello di crisi. In Russia, la temperatura aumenta di 2,5 volte più velocemente della media globale. Già ora nel nostro Paese ci sono disastri climatici che minacciano la salute e la vita delle persone. Nella Repubblica di Komi, le inondazioni di maggio 2020 sono state definite le più gravi degli ultimi anni. Roshydromet e le agenzie assicurative mondiali prevedono un aumento delle catastrofi naturali in Russia nel prossimo futuro. Ma il governo russo non ha ancora detto che la ripresa economica deve essere combinata con la protezione del clima, sebbene questa sarebbe la soluzione più logica e vantaggiosa per entrambi i problemi contemporaneamente».

Vasily Yablokov,  a capo del progetto clima di Greenpeace Russia fa notare che «I paesi europei stanno emergendo dalla crisi, progettando di sviluppare energia rinnovabile, un’economia circolare e di attuare altre misure per rispettare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Ora la Russia ha la possibilità di riconsiderare le sue priorità di sviluppo al fine di proteggersi sia da un punto di vista economico (carbone, petrolio e gas potrebbero presto non essere più richiesti), sia da un punto di vista ambientale, perché vediamo gli effetti dei cambiamenti climatici proprio ora nel nostro Paese».

Greenpeace, FFF le altre associazioni russe portano come esempio da seguire l’European Green Deal e l’impegno dell’Ue a raggiungere la carbon neutrality entro 2050. Le organizzazioni che hanno firmato la lettera a Putin credono che «La Russia debba tenere conto dell’esperienza mondiale e seguire i principi proposti nella lettera per uscire dalla crisi più verde». E i principi della ripresa economica nel contesto del coronavirus e della crisi climatica sono: 1. Priorità alla protezione del clima, biodiversità e ambiente. 2. Priorità a un percorso low-carbon per lo sviluppo e sostegno alle tecnologie per ridurre le emissioni di gas serra. 3. Ridurre la produzione di rifiuti e sviluppare un’economia circolare. 4. Non indebolire la legislazione ambientale. 5. Tenere conto delle esperienze straniere nelle misure per ripristinare l’economia in relazione alla pandemia. 6. Tenere conto delle opinioni delle organizzazioni ambientaliste, nonché dell’opinione pubblica pubblico, quando si prendono decisioni a livello statale. 7. Apertura del processo decisionale relativo alla protezione dell’ambiente.

A putin hanno scritto anche il Wwf Russia e Viacheslav Fetisov, Environment Patron of the Polar Regions dell’United Nations enviromental programme (Unep), invitandolo a chiede al suo governo di approvare misure di sostegno e  promozione di settori verdi dell’economia e di meccanismi finanziari green.

Wwf e Fetisov sottolineano che «Ogni crisi è sempre un momento di opportunità. Da qui l’importanza di concentrarsi in questo momento sullo sviluppo sostenibile a lungo termine. Tuttavia, nel tentativo di stabilizzare la situazione, si discute anche di una possibile moratoria delle normative ambientali insieme ad altre misure a sostegno delle imprese, come le proposte finanziarie e fiscali. Queste misure avranno sicuramente un effetto negativo sul benessere della nazione, causando perdite ambientali e finanziarie.Negli ultimi due anni, la priorità per lo sviluppo sostenibile della Russia è aumentata in modo significativo e sono stati compiuti importanti passi verso la green economy, con la Russia che ha aderito all’accordo di Parigi nel settembre 2019».

Nella loro appello Wwf e patron Artico dell’Unep chiedono a  Putin di cogliere l’attimo per «guidare lo sviluppo del Paese verso un’economia verde sostenibile». Le misure proposte nella lettera comprendono la promozione di green government procurement, green bond e progetti per l’efficienza energetica e le energie rinnovabili perché «Questi sforzi promuoveranno la conservazione ambientale e, a lungo termine, garantiranno anche la salute e migliori standard di vita per le persone, creando posti di lavoro fondamentalmente nuovi e aumentando l’interesse degli investitori internazionali.  Attrarre investimenti esteri è un compito cruciale, insieme allo sviluppo di meccanismi di partenariato pubblico-privato, migliorare l’efficienza della spesa pubblica e garantire il coinvolgimento del settore privato, in particolare per l’attuazione dell’ambizioso progetto ecologico nazionale».

E un recente sondaggio Ipsos sembra dare ragione agli ambientalisti: il 60% dei russi vorrebbe  che il governo raffi orzasse la sua risposta ai cambiamenti climatici globali mentre mette in atto la ripresa economica dal Covid-19». Ma lo stesso sondaggio raffredda gli entusiasmi quando rivela che per la maggior parte dei russi il riscaldamento globale continua ad avere una bassa priorità. Infatti, quando ai russi viene chiesto se appoggerebbero una strategia di ripresa economica post-coronavirus che potrebbe danneggiare l’ambiente, circa il 55% dice di sì, al contrario di quanto fanno, nello stesso sondaggio le maggioranze dei cittadini dei Paesi sviluppati che non sacrificherebbero l’ambiente alle esigenze a breve termine dell’economia.

Un’altra grande differenza con l’opinione pubblica occidentale è che solo il 13% dei russi pensa che il cambiamento climatico sia la principale battaglia ambientale che il loro governo dovrebbe combattere. E’ il risultato più basso tra i 29 Paesi interessati dal sondaggio. Per il 59%  dei russi il problema ambientale più grave è la deforestazione, seguito dalla produzione di rifiuti (39%) e inquinamento (29%). Ma solo il 12% dei russi considera gli imballaggi un grave problema ambientale».

In particolare, quando si tratta di votare un politico soli il 35% dei russi guarda a quale siano le sue opinioni sul riscaldamento globale – il minimo tra i Paesi del sondaggio, 68% di media – o ritiene che le politiche di un politico sulla lotta contro l’aumento della temperatura globale siano importanti.

Il problema vero per gli ambientalisti russi è che, nonostante le evidenze mostrino il contrario, m nel mondo c’è un calo complessivo del numero di persone che credono che il cambiamento climatico sia causato dall’uomo. L’indagine Ipsos ha rilevato che tra il 2014 e il 2020 la consapevolezza del cambiamento climatico antropico è diminuita dall’83 al 75% e che in Russia è passata addirittura 75 al ​​63%.

Tuttavia, i russi pensano di aiutare l’ambiente non con le grandi politiche ma con i piccoli gesti: il 75% è più propenso ad acquistare prodotti meno dannosi per l’ambiente, mentre solo il 25% non ha intenzione di farlo. La media negli altri Paesi è del 79%.

Circa il 65% dei russi è disposto a fare la raccolta differenziata dei rifiuti domestici, un risultato superiore solo a quello della Germania, che si ferma al 40%.

Fonte: www.greenreport.it

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