La NASA conferma: “Cerchiamo tracce di civiltà aliene”

Ebbene sì: la NASA vuole cercare la vita nel cosmo, quella intelligente, quella- per intenderci- evoluta e tecnologica, con la quale poter entrare in contatto. E con batteri o microorganismi- fino ad oggi indicati come i nostri unici potenziali vicini di casa, magari su Marte o sulle lune di Giove e Saturno- non si comunica. Ecco perché l’ente spaziale americano spera di trovare le tecno-firme lasciate da una qualche civiltà dello spazio. Nulla di nuovo, lo sapevamo già, ma è bene ogni tanto ribadire il concetto: è la scienza, adesso, e non la fantascienza, a pensare che potremmo non essere l’unica specie intelligente dell’universo.

Lo avevamo già scritto, proprio sul nostro blog, lo scorso agosto: per la NASA trovare la vita extraterrestre è una priorità, un obiettivo da conseguire il prima possibile. Lo avevano detto alcuni dei suoi scienziati più illustri, convocati appositamente davanti alla commissione Scienza, Spazio e Competitività del Senato. E nei mesi scorsi, alla Camera dei Rappresentanti di Washington è stato presentato un progetto di legge per stanziare 10 milioni di dollari in due anni allo scopo di individuare le tracce scientificamente dimostrabili di tecnologia lasciate- nel passato o nel presente- da civiltà aliene. Per l’appunto, le tecno-firme.

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A settembre, poi, a Houston, presso il Lunar and Planetary Institute, la NASA ha organizzato un workshop tutto dedicato a questo argomento. Nei giorni scorsi, una sintesi di quanto si è discusso nel corso di questo seminario è stata pubblicata online su ArXiv.com. Nella prima sezione, viene presentato lo scopo e il proposito del documento: viene spiegato cos’è una tecno-firma e vengono date informazioni generali. La seconda parte illustra i limiti di questa ricerca (specie quando si tratta di captare segnali radio di natura intelligente), mentre la terza  parte evidenzia come si è proceduto finora per individuare queste tracce. Infine, nella quarta e nella quinta sezione si indicano i metodi da introdurre a breve termine e le tecnologie utilizzabili nel prossimo futuro.

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UN METODO PER TROVARE TECNO-FIRME: I RADIOTELESCOPI

Nel report, c’è questa citazione: “Gli astrofisici hanno trascorso decenni a studiare e a cercare i buchi neri prima di accumulare le attuali prove convincenti che dimostrano la loro esistenza. La stessa cosa si può dire per la ricerca dei superconduttori, del decadimento dei protoni, delle violazioni della relatività speciale o per quanto riguarda il bosone di Higgs. In realtà, molte delle più importanti ed esaltanti ricerche in fisica e astronomia hanno a che fare proprio con lo studio di oggetti o fenomeni la cui esistenza non è stata dimostrata e che potrebbero, di fatto, rivelarsi non reali. In questo senso, l’astrobiologia si confronta semplicemente con ciò che è familiare, anzi, che è persino una situazione comune per molte delle altre scienze sorelle.”

Una dichiarazione programmatica interessante che dimostra un atteggiamento che un ricercatore dovrebbe sempre avere: indagare senza preconcetti e senza preclusioni anche su ciò che può sembrare una mera supposizione priva di evidenze, perché solo lo studio metodico e prolungato può dimostrarne la fondatezza o l’assurdità di una qualsivoglia ipotesi di lavoro. Anche quando si parla di civiltà aliene. Quindi, pur non essendoci prove- affermano i firmatari del documento- dell’esistenza di forme di vita intelligenti attorno a noi, vale la pena di cercarle e di avanzare delle congetture.

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TROVEREMO MAI PROVE SCIENTIFICHE DI CIVILTÀ DELLO SPAZIO?

Come, ad esempio, immaginare che le tecno-firme possano essere già presenti da qualche parte sul nostro pianeta, pronte per essere scoperte. Un’eventualità che gli appassionati di ufologia hanno contemplato da tempo e che la NASA, ovviamente,  non può sposare senza prenderne in parte le distanze. Leggiamo infatti: “Per il fatto che le testimonianze geologiche, paleontologiche e archeologiche sulla Terra sono così incomplete, è persino possibile che la Terra stessa ospiti tali artefatti, sebbene questa idea sia così spesso confusa con immaginazioni popolari non scientifiche e storie di fantascienza riguardo le visite aliene che bisogna avere un approccio molto cauto.”

Ma se esistono, queste tecno-firme, da dove arrivano? Potrebbero provenire da altri sistemi solari, come l’ormai famoso “oggetto misterioso” Oumuamua– cometa, asteroide o addirittura sonda aliena (lo ha affermato l’astrofisico di Harvard Avi Loeb) in viaggio dallo spazio interstellare. Ma potrebbero anche essere state prodotte da civiltà un tempo vissute vicino a noi. “Anche se la comunicazione interstellare e i viaggi planetari sono all’inizio del loro sviluppo, la Terra rimane l’unico pianeta noto sufficientemente fertile per promuovere la vita tecnologica e così avrebbero potuto essere l’origine di una tale tecnologia anche i primigeni Marte e Venere quando erano abitabili”, scrivono gli scienziati della NASA.

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UN’IMMAGINE ARTISTICA Di OUMUAMUA

 

Altro spunto interessante: non viene esclusa la possibilità che detta civiltà che ha lasciato tracce del suo passaggio possa essere non extra, ma tutta terrestre. Seguendo infatti l’ipotesi di due ricercatori, Adam Frank e Gavin Schmidt (ne abbiamo parlato in un articolo pubblicato lo scorso 21 aprile), i partecipanti al workshop spiegano: “Schmidt e Frank suggeriscono che precedenti episodi di tecnologia diffusa sulla Terra capace di alterare il pianeta ad opera di ipotetiche specie ora estinte (che esistevano molto prima degli esseri umani) si potrebbero identificare attraverso indagini paleoclimatiche, analisi dell’utilizzo del suolo, con elementi transuranici (o sottoprodotti della fissione nucleare) o cercando artefatti negli strati geologici.”

Quali sono allora le prospettive nel prossimo futuro? Radiotelescopi più potenti e avanzati  riusciranno ad individuare sempre meglio i più deboli segnali provenienti dallo spazio profondo e nello stesso tempo una nuova generazione di “cacciatori di pianeti” sarà in grado di analizzare le componenti chimiche nelle atmosfere di mondi alieni lontanissimi: la presenza di inquinamento potrebbe essere il segnale dell’esistenza di una qualche forma di civiltà. Lo sviluppo dell’ Intelligenza Artificiale e computer super-evoluti, poi,  ci permetteranno di elaborare una massa sempre maggiore di dati in modo veloce e preciso. Ma anche le nuove tecniche utilizzate in ambito archeologico per ritrovare artefatti del nostro passato- come il LiDAR (Light Detection and Ranging), le immagini satellitari o gli infrarossi- potrebbero tornare utili.

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FORSE LE TECNO-FIRME SONO NASCOSTE NEL SOTTOSUOLO TERRESTRE

Nessuna concessione- ben inteso- viene fatta alle convinzioni di ricercatori alternativie complottisti. Come abbiamo visto, le possibili visite aliene di cui si discute nel documento non devono essere confuse con quello che la fantasia popolare o l’immaginazione dei romanzieri ci ha finora raccontanto- UFO, dischi volanti e via andare. Così, si esclude anche che siano credibili le rivendicazioni di coloro che sostengono di aver riconosciuto strutture artificiali (come piramidi, torri o quant’altro) sulla superficie marziana oppure lunare. Nulla di tutto ciò. Però riconoscere che da qualche parte nello spazio attorno a noi o magari proprio sotto ai nostri piedi si potrebbero trovare le prove scientifiche dell’esistenza di altre intelligenze non è cosa da poco. Specie se l’ammissione arriva dalla NASA.

SABRINA PIERAGOSTINI

Fonte: www.extremamente.it

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