Il più grande iceberg del mondo è arrivato a meno di 50 km dalla Georgia del Sud: si rischia una catastrofe ecologica

Con una superficie di 4.200 chilometri quadrati A68a è il più grande iceberg del mondo e minaccia la Georgia del Sud: appena una settimana fa era a 400 km, ora a meno di 50. L’impatto sarebbe una catastrofe per gli ecosistemi e, ancora una volta, sono le azioni umane la causa principale.

Una vista dell’iceberg A-68A da un aereo da ricognizione della Royal Air Force vicino all’isola di South George, 18 novembre 2020. Foto scattata il 18 novembre 2020. Ministero della Difesa del Regno Unito

La sua storia parte da lontano: si era staccato infatti dalla piattaforma di ghiaccio di Larsen C nel 2017 e da allora ha continuato a spostarsi in direzione nord. Monitorato in questi anni ora è diventato veramente un pericolo. L’ultimo recente aggiornamento lo vede a circa 48 km dalle coste della Georgia del Sud.

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È ormai quasi certo che il “mostro” si areni al largo dell’isola omonima dell’arcipelago situato nell’Oceano Atlantico meridionale, considerata un rifugio per la fauna selvatica, mettendo a rischio la vita di foche e pinguini. Le vie di alimentazione degli animali potrebbero bloccarsi, impedendo loro di nutrire adeguatamente i loro piccoli. Inoltre, tutte le creature che vivono sul fondo del mare sarebbero schiacciate nel punto in cui A68a si fermerà.

Un disastro ecologico, l’ennesimo, dovuto all’uomo: l’aumento delle temperature dovuto al riscaldamento globale sta infatti favorendo il distacco di pezzi più o meno grandi dai lastroni di ghiaccio dei poli. E questo ne è un terribile esempio.

Purtroppo previsioni precise ancora non è possibile farne: teoricamente potrebbe anche continuare il suo viaggio sorpassando l’isola, ma i funzionari del governo locale stanno monitorando la situazione perché il pericolo che possa restare intrappolato nelle secche del posto è concreto.

E un terribile precedente fa salire l’ansia: tra il 2003 e il 2004 un iceberg simile provocò infatti la morte di innumerevoli pulcini di pinguini cuccioli di foca, lasciando sulle spiagge della Georgia del Sud un triste cimitero a cielo aperto.

Il periodo dell’anno, inoltre, non aiuta, anzi.

“Stiamo ora entrando nella parte fondamentale dell’anno per l’allevamento – spiega infatti alla BBC News Mark Belchier, direttore della pesca e dell’ambiente per il governo della Georgia del Sud e delle Isole Sandwich meridionali – I nidi sono stati costruiti per i pinguini Gentoo (nome scientifico Pygoscelis papua, N.d.R.) e le uova verranno deposte presto. I primi cuccioli di foca sono nati nelle ultime due settimane. Il Natale è normalmente il picco dell’attività di allevamento.

Preoccupano anche i rischi per la navigazione: le onde stanno infatti provocando la rottura di innumerevoli frammenti, alcuni non propriamente trascurabili. Per ora pericoli imminenti non ci sono poiché la crisi Covid-19 ha bloccato  le 80 navi da crociera che normalmente visitano i luoghi ogni anno e le attività di pesca non dovrebbero essere aperte per diversi mesi, quindi nessun peschereccio dovrebbe trovarsi nelle immediate vicinanze. Ma le parti di ghiaccio che si stanno staccando dovranno essere monitorate a lungo nel futuro.

Una flotta di satelliti è stata incaricata di monitorare A68a. I sensori dei veicoli spaziali stanno seguendo il movimento dell’iceberg insieme alle correnti e ai venti che lo guidano. I satelliti stanno anche cercando di ottenere informazioni fondamentali per capire se il suo destino è davvero incagliarsi sul fondo.

Fonti di riferimento: BBC News

Di Roberta De Carolis

Fonte: www.greenme.it

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