Nuove molecole organiche su Marte: la scoperta del rover Curiosity cambia la ricerca della vita

Rover Curiosity della NASA nel sito Mary Anning dove sono state analizzate le molecole organiche su Marte

La scoperta di molecole organiche su Marte continua ad alimentare il fascino dell’esplorazione spaziale. Grazie a un esperimento chimico mai realizzato fuori dalla Terra, il rover marziano della NASA ha identificato numerosi composti complessi sulla superficie del Pianeta rosso. Il risultato, pubblicato sulla rivista scientifica Nature Communications, non dimostra la presenza di vita passata, ma rafforza l’idea che Marte abbia conservato nel tempo ingredienti fondamentali per la sua possibile abitabilità. La scoperta apre scenari importanti per le missioni future e aiuta a comprendere meglio il passato geologico e chimico del pianeta. Ma cosa è stato trovato davvero? E perché questo esperimento è considerato così innovativo?

La scoperta delle molecole organiche su Marte con il rover Curiosity

Il risultato nasce da un’analisi condotta dal rover Curiosity attraverso il laboratorio di bordo SAM, progettato per studiare campioni di roccia direttamente sul pianeta. A bordo erano disponibili soltanto due cartucce contenenti TMAH, una sostanza altamente alcalina utilizzata sulla Terra nella fotolitografia e nella pulizia dei componenti elettronici. Su Marte il suo ruolo era opposto: isolare e frammentare molecole organiche di grandi dimensioni per renderle analizzabili.

Quelle due cartucce, parte di una “cartuccera da 74 colpi”, erano preziosissime perché non riutilizzabili. Gli scienziati hanno quindi atteso il momento più promettente per impiegarle. L’occasione è arrivata al 2879° sol della missione, quando Curiosity ha perforato una roccia nel sito denominato Mary Anning, all’interno del Cratere Gale. Da lì è stato raccolto un campione argilloso di 163 milligrammi, chiamato MA3.

Dopo il trattamento con TMAH disciolto in metanolo e il riscaldamento nel forno di bordo, il materiale è stato analizzato dal gascromatografo. Il risultato ha rivelato oltre venti composti organici mai individuati prima sul pianeta, tra cui benzotiofene, benzoato di metile e altre molecole aromatiche monocicliche e bicicliche.

Il metodo “wet chemistry” mai usato fuori dalla Terra

Lo studio è stato guidato dalla geologa Amy Williams della University of Florida, coinvolta nelle missioni Curiosity e Perseverance. La tecnica impiegata, chiamata wet chemistry, non era mai stata sperimentata oltre il nostro pianeta.

Questo approccio utilizza solventi chimici per estrarre e scomporre molecole complesse, rendendole più facilmente identificabili con strumenti avanzati. Il successo dell’esperimento rappresenta un passo importante per l’astrochimica. I picchi osservati nel cromatogramma hanno mostrato chiaramente la presenza di composti organici complessi: alcuni potrebbero essere arrivati tramite meteoriti, altri potrebbero essersi formati attraverso processi geologici locali.

Gli autori dello studio sottolineano che l’esperimento non consente di distinguere con certezza l’origine biologica da quella geologica delle molecole. Tuttavia, il fatto che siano rimaste conservate per miliardi di anni sulla superficie marziana è un dato di grande rilievo scientifico.

Perché questa scoperta è importante per la ricerca della vita su Marte

Secondo Amy Williams, i risultati indicano la presenza di materia organica conservata da circa 3,5 miliardi di anni. Un’informazione fondamentale, perché dimostra che ambienti potenzialmente abitabili possono mantenere nel tempo composti a base di carbonio, considerati i mattoni della vita.

La scoperta non prova l’esistenza di organismi marziani, ma suggerisce che Marte possieda condizioni favorevoli alla conservazione di indizi chimici legati alla vita. Questo elemento è cruciale per valutare l’abitabilità del pianeta nel passato e orientare le future missioni scientifiche.

La presenza di molecole complesse nel sottosuolo indica che, nonostante l’ambiente attuale sia ostile, il pianeta potrebbe custodire tracce chimiche molto antiche. Si tratta di una conferma importante per la ricerca di carbonio organico conservato, uno degli obiettivi principali dell’esplorazione del Pianeta rosso.

Cosa cambierà per le future missioni su Marte

Questo risultato rappresenta un segnale incoraggiante per le missioni future come quella del rover europeo Rosalind Franklin, progettato per perforare il terreno fino a due metri di profondità alla ricerca di tracce di vita passata.

Sapere che nel sottosuolo marziano sono presenti composti organici complessi aumenta le probabilità di individuare indicatori biologici più chiari. Gli scienziati ritengono che scavare più in profondità possa permettere di trovare molecole meglio conservate, protette dalle radiazioni e dalle condizioni estreme della superficie. In questo scenario, la scoperta di Curiosity diventa un passaggio chiave nella strategia scientifica per la ricerca della vita sul Pianeta rosso.

In questo video, la “cartuccera” da 74 provette – fra le quali le due con Tmah – a bordo di Curiosity:

Conclusione

Il ritrovamento di nuove molecole organiche rappresenta un tassello fondamentale nella comprensione del passato di Marte. Pur non essendo una prova di vita, dimostra che il pianeta ha conservato per miliardi di anni ingredienti chimici essenziali per la sua possibile abitabilità. Il successo dell’esperimento di wet chemistry apre la strada a tecniche di analisi sempre più sofisticate e rafforza l’importanza delle missioni future. La ricerca continua, e questo risultato segna un passo decisivo verso nuove risposte.

Per saperne di più:

Redazione

Potresti leggere anche:

Seguici anche su: YoutubeTelegram Instagram Facebook | Pinterest | x