L’impatto climatico dei cinghiali supera quello di un milione di auto

In tutto il mondo, i cinghiali e i maiali rinselvatichiti si trovano in un’area di circa 36.000 – 124.000 km2

La minaccia dei cinghiali è reale, indipendentemente dal fatto che il loro numero vada dal piccolo branco che devasta un vigneto o dai milioni ormai diffusi in Europa e in Italia. I maiali selvatici hanno danneggiato praticamente ogni ecosistema che hanno invaso, spesso, come in Italia, rilasciati a scopo venatori dai cacciatori, o, come in altri luoghi del mondo importati dai colonizzatori europei. Negi Usa, cinghiali e maiali rinselvatichiti provocano danni per circa 1,5 miliardi di dollari all’anno e una distruzione di ambiente e biodiversità incalcolabile. Uno dei motivi principali del loro comportamento distruttivo è che cercano cibo grufolando a terra e sono una specie di motocoltivatore a 4 zampe che smuove lo strato superiore del terreno.

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Ora, lo studio “Unrecognized threat to global soil carbon by a widespread invasive species”, pubblicato su Global Change Biology da un team di ricercatori australiani, statunitensi e neozelandesi,  rivela che liberando il carbonio intrappolato nel suolo, i cinghiali e i maiali rinselvatichiti rilasciano circa 4,9 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno in tutto il mondo, l’equivalente di 1,1 milioni di auto.

Per individuare i danni climatici che i cinghiali stanno causando nei 5 continenti, il  team internazionale guidato da ricercatori dell’università australiana del Queensland e dell’università neozelandese di Canterbury ha utilizzato modelli predittivi della popolazione, insieme a tecniche di mappatura avanzate,.

Il principale autore dello studio   Christopher O’Bryan dell’università del Queensland ha sottolineato che «La popolazione mondiale di cinghiali in continua espansione potrebbe rappresentare una minaccia significativa per il clima. I maiali selvatici sono proprio come i trattori che arano i campi, rivoltando il terreno per trovare cibo. Quando i terreni sono disturbati dall’uomo che ara un campo o, in questo caso, dal grufolamento di animali selvatici, il carbonio viene rilasciato nell’atmosfera. Dal momento che il suolo contiene quasi tre volte più carbonio che nell’atmosfera, anche una piccola frazione di carbonio emesso dal suolo ha il potenziale per accelerare il cambiamento climatico. I nostri modelli mostrano un’ampia gamma di risultati, ma indicano che i cinghiali stanno probabilmente arando un’area di circa 36.000 – 124.000 chilometri quadrati, in ambienti in cui non sono autoctoni. Si tratta di un’enorme quantità di territorio e questo non riguarda solo la salute del suolo e le emissioni di carbonio, ma minaccia anche la biodiversità e la sicurezza alimentare che sono fondamentali per lo sviluppo sostenibile».

In un’intervista a The Guardian, O’Bryan  ha ricordato che «I maiali sono originari dell’Europa e di parti dell’Asia, ma sono stati introdotti in tutti i continenti tranne l’Antartide. Quando pensiamo al cambiamento climatico, tendiamo a pensare al classico problema dei combustibili fossili. Questa è una delle minacce aggiuntive al carbonio, e potenzialmente al cambiamento climatico, che non è stata realmente esplorata in alcun senso globale».

Arare il suolo come fanno i cinghiali  ha conseguenze sui cambiamenti climatici perché, quando il carbonio viene esposto all’ossigeno, i microbi presenti nel suolo iniziano a lavorare abbattendo l’abbondante materiale organico che era stato precedentemente protetto dalla decomposizione in un ambiente a basso contenuto di ossigeno. Man mano che questi microbi mangiano e si riproducono, rilasciano ancora più anidride carbonica.

Utilizzando i modelli esistenti sui numeri e le presenze dei suini selvatici, il team ha simulato 10.000 mappe della potenziale densità globale di cinghiali e maiali rinselvatichiti, poi i ricercatori hanno modellato l’estensione della superficie del suolo disturbata con uno studio a lungo termine sui danni dei suini selvatici in una serie di condizioni climatiche, tipi di vegetazione e ambienti ad altitudini che vanno dalle praterie di pianura ai boschi subalpini. Quindi hanno simulato le emissioni globali di carbonio dai danni al suolo dei suini selvatici sulla base di precedenti ricerche nelle Americhe, in Europa e in Cina. L’Oceania e il Nord America hanno la più grande area terrestre devastata dai cinghiali, con l’Oceania che rappresentava addirittura oltre il 60% delle emissioni totali di carbonio stimate dal modello.

Uno degli autori dello studio, Nicholas Patton dell’università di Canterbury, è convinto che «La ricerca avrà conseguenze per arginare gli effetti del cambiamento climatico in futuro. Le specie invasive sono un problema causato dall’uomo, quindi dobbiamo riconoscere e assumerci la responsabilità delle loro implicazioni ambientali ed ecologiche. Se si permette ai maiali invasivi di espandersi in aree con abbondante carbonio nel suolo, in futuro potrebbe esserci un rischio ancora maggiore di emissioni di gas serra. Poiché i cinghiali sono prolifici e causano danni estesi, sono sia costosi che difficili da gestire. Il controllo dei suini selvatici richiederà sicuramente cooperazione e collaborazione tra più giurisdizioni e il nostro lavoro è solo un pezzo del puzzle, aiutando i manager a comprendere meglio i loro impatti. E’ chiaro che c’è ancora molto lavoro da fare, ma nel frattempo dovremmo continuare a proteggere e monitorare gli ecosistemi e il loro suolo che sono vulnerabili alle specie invasive a causa della perdita di carbonio».

Fonte: greenreport.it

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