Cina ha cercato gli alieni sulla Luna: perché la faccia nascosta è diventata il laboratorio ideale del SETI

Cina ha cercato gli alieni sulla Luna con la missione Chang'e-4 sulla faccia nascosta del satellite per individuare possibili tecnofirme radio.

Per diversi anni la Cina ha cercato gli alieni sulla Luna, o meglio possibili tracce tecnologiche riconducibili a civiltà extraterrestri intelligenti. L’obiettivo della missione non era trovare astronavi o prove spettacolari dell’esistenza di E.T. Gli scienziati volevano capire se dallo spazio profondo arrivassero segnali radio artificiali, le cosiddette tecnofirme.

A rendere questa ricerca davvero speciale è stata la scelta del luogo. La faccia nascosta della Luna è infatti schermata dalle interferenze radio provenienti dalla Terra. Grazie alla missione Chang’e-4, atterrata nel 2019, i ricercatori hanno potuto lavorare in un ambiente quasi privo di disturbi elettromagnetici. Si tratta di una condizione ideale per il SETI (Search for Extra-Terrestrial Intelligence).

La missione non ha individuato segnali attribuibili a civiltà aliene. Tuttavia ha rappresentato un importante passo avanti per la radioastronomia. I risultati ottenuti potrebbero aprire la strada a future missioni dedicate alla ricerca della vita intelligente nell’Universo.

Perché la faccia nascosta della Luna è il luogo ideale per il SETI

Quando si parla della faccia nascosta della Luna, molti immaginano una regione immersa nell’oscurità permanente. In realtà non è così. Anche questa parte del nostro satellite riceve la luce del Sole. Rimane però sempre rivolta nella direzione opposta rispetto alla Terra a causa della rotazione sincrona.

Questa caratteristica offre un vantaggio enorme agli astronomi. Il nostro pianeta produce continuamente onde elettromagnetiche. Telecomunicazioni, satelliti, radar, trasmissioni televisive e dispositivi elettronici generano un costante rumore di fondo. Tutte queste emissioni possono rendere molto difficile distinguere segnali radio estremamente deboli provenienti dallo spazio.

La faccia nascosta della Luna funziona invece come una gigantesca barriera naturale. Il nostro satellite blocca gran parte delle interferenze radio terrestri. Per questo motivo gli astronomi la considerano uno dei luoghi più promettenti per installare osservatori radio. Da qui sarebbe possibile studiare l’Universo in condizioni molto più favorevoli e cercare eventuali tracce di civiltà extraterrestri.

Questa possibilità è diventata concreta grazie alla missione Chang’e-4 della China National Space Administration (CNSA). Il 3 gennaio 2019 la sonda ha completato il primo allunaggio controllato sulla faccia nascosta della Luna. È stato un traguardo storico per l’esplorazione spaziale. Nessun’altra missione era riuscita a raggiungere quella regione del satellite.

Come funziona il SETI e cosa sono le tecnofirme

L’acronimo SETI significa Search for Extra-Terrestrial Intelligence, cioè ricerca di intelligenze extraterrestri. A differenza di quanto racconta spesso la fantascienza, questo programma non cerca direttamente forme di vita. L’obiettivo è individuare possibili tracce tecnologiche lasciate da civiltà avanzate.

Queste tracce vengono chiamate tecnofirme. Tra le più studiate ci sono i segnali radio artificiali, cioè emissioni che non sembrano spiegabili attraverso fenomeni naturali.

Per effettuare questa ricerca, Chang’e-4 è stata equipaggiata con il Low-Frequency Radio Spectrometer (LFRS). Lo strumento comprende tre antenne dipolari lunghe cinque metri e una quarta antenna dedicata alla calibrazione del rumore di fondo. Dal gennaio 2019 il radiometro ha osservato il cielo nelle frequenze comprese tra 100 kHz e 40 MHz.

L’enorme quantità di dati raccolti è stata analizzata con algoritmi avanzati e sistemi di intelligenza artificiale. Il loro compito era distinguere eventuali segnali realmente anomali dalle interferenze prodotte dagli strumenti o da fenomeni naturali.

I ricercatori hanno poi confrontato le rilevazioni provenienti dalle diverse antenne. Un autentico segnale extraterrestre dovrebbe comportarsi in modo diverso da un disturbo strumentale. Quest’ultimo tende infatti a comparire contemporaneamente su tutti i sensori. Un’eventuale tecnofirma, invece, mostrerebbe caratteristiche differenti.

Questo metodo permette di ridurre in modo significativo il numero dei falsi positivi. Si tratta di uno degli aspetti più importanti nelle ricerche SETI, dove anche una piccola interferenza può essere scambiata per un segnale proveniente dallo spazio.

Cina ha cercato gli alieni sulla Luna: cosa ha scoperto la missione Chang’e-4

Durante gli anni di osservazione, gli strumenti della missione hanno registrato oltre 235.000 segnali radio candidati. Si tratta di un numero molto elevato, ma era solo il punto di partenza dell’analisi. Ogni rilevazione doveva infatti essere verificata con grande attenzione.

Dopo una prima selezione, soltanto 81 segnali sono stati considerati abbastanza interessanti da meritare ulteriori approfondimenti. I ricercatori hanno quindi avviato una serie di verifiche incrociate molto rigorose. Ogni possibile anomalia è stata confrontata con i dati raccolti dalle altre antenne e con i modelli delle interferenze già conosciute.

Al termine delle analisi è emerso un risultato chiaro. Nessuno dei segnali esaminati ha superato tutti i controlli necessari per essere classificato come una possibile tecnofirma di origine extraterrestre.

A prima vista il risultato potrebbe sembrare deludente. In realtà, dal punto di vista scientifico, rappresenta un’informazione molto importante. Lo studio conferma infatti che le metodologie impiegate sono affidabili. Dimostra inoltre che la faccia nascosta della Luna offre condizioni ideali per questo tipo di osservazioni.

La missione ha anche rafforzato un’ipotesi discussa da anni nella comunità scientifica. Il nostro satellite potrebbe diventare una piattaforma stabile per la radioastronomia. In futuro potrebbe ospitare strumenti molto più avanzati rispetto a quelli utilizzati oggi sulla Terra.

Nessun alieno trovato, ma un importante passo avanti per il futuro del SETI

L’assenza di segnali extraterrestri non significa che la missione sia stata un fallimento. Anzi, molti ricercatori la considerano un successo dal punto di vista tecnologico e scientifico. L’esperienza maturata con Chang’e-4 costituirà una base preziosa per le future missioni dedicate al SETI.

Il progetto è stato coordinato da ricercatori dell’Università Normale di Pechino. Hanno collaborato anche la Chinese Academy of Sciences, l’Università della California di Berkeley e il SETI Institute, uno dei principali centri mondiali impegnati nello studio delle possibili tecnofirme.

I risultati sono stati pubblicati su arXiv. Si tratta della piattaforma utilizzata dalla comunità scientifica per condividere rapidamente gli studi prima della revisione tra pari. Questo significa che il lavoro non ha ancora completato l’intero processo di validazione scientifica. Rimane comunque un contributo importante per lo sviluppo delle future ricerche.

L’interesse verso osservatori radio installati sulla Luna continua infatti a crescere. Molti astronomi ritengono che, nei prossimi decenni, la faccia nascosta possa ospitare infrastrutture molto più sofisticate. Questi strumenti sarebbero in grado di osservare frequenze oggi quasi impossibili da studiare dalla Terra.

La missione cinese ha inoltre dimostrato quanto sia diventata importante l’integrazione tra radioastronomia, big data e intelligenza artificiale. L’analisi automatizzata di milioni di segnali sarà uno degli strumenti chiave per le future ricerche dedicate alla vita intelligente nell’Universo.

Conclusione

Il fatto che la missione cinese abbia cercato possibili tecnofirme sulla Luna può sembrare il titolo di un film di fantascienza. In realtà racconta uno dei progetti scientifici più innovativi degli ultimi anni.

La missione Chang’e-4 non ha trovato prove dell’esistenza di civiltà extraterrestri. Ha però dimostrato che la faccia nascosta della Luna offre condizioni eccezionali per ascoltare il cosmo senza il disturbo delle emissioni radio terrestri.

Questo risultato ha un valore che va oltre la semplice ricerca degli alieni. Dimostra che il nostro satellite potrebbe diventare un osservatorio privilegiato per la radioastronomia. Le tecnologie sviluppate durante la missione potranno inoltre essere utilizzate nei futuri programmi di esplorazione spaziale.

La ricerca della vita intelligente nell’Universo è quindi tutt’altro che conclusa. Al contrario, questa missione ha posto le basi per una nuova fase del SETI. Nei prossimi anni proprio il lato nascosto della Luna potrebbe trasformarsi in uno dei più importanti osservatori radio mai realizzati.

I dettagli della ricerca  non ancora sottoposta a revisione paritaria – sono stati pubblicati su ArXiv.

Redazione

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