I cambiamenti climatici hanno fatto spostare l’asse di rotazione della Terra

Lo scioglimento dei ghiacci innescato dal riscaldamento globale ha modificato la distribuzione della massa della Terra facendo così spostare l’asse di rotazione terrestre. A determinarlo un team di ricerca internazionale che ha analizzato i dati della missione Gravity Recover and Climate Experiment (GRACE) della NASA e del German Aerospace Center.

Le conseguenze del riscaldamento globale catalizzato dai cambiamenti climatici sono molteplici e rappresentano una seria minaccia per l’intera umanità; se non riusciremo a contenere l’aumento delle temperature medie, del resto, secondo il più grande studio mai condotto sul tema l’umanità andrà inevitabilmente incontro a “indicibili sofferenze”. Ma gli effetti dei cambiamenti climatici sembrano andare ben oltre l’impatto sull’uomo e sugli ecosistemi in generale; possono infatti letteralmente spostare il pianeta. O perlomeno la posizione dell’asse terrestre. Lo scioglimento dei ghiacci innescato dalle temperature sempre più elevate, infatti, ha modificato gli equilibri della massa del pianeta, facendo così “slittare” in avanti l’asse di rotazione.

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A determinare che i cambiamenti climatici sono stati persino in grado di piegare l’asse terrestre è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati cinesi del Key Laboratory of Water Cycle and Related Land Surface Processes dell’Accademia Cinese delle Scienze, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Ingegneria Ambientale dell’Università Tecnica della Danimarca. Gli scienziati, coordinati dal professor Shanshan Deng, docente presso l’Institute of Geographic Sciences and Natural Resources Research (IGSNRR) dell’ateneo di Pechino, sono giunti alle loro conclusioni analizzando i dati del Gravity Recover and Climate Experiment (GRACE). Si tratta di una missione della NASA e del German Aerospace Center avviata nel 2002, nata per raccogliere dati sulla distribuzione della massa terrestre attraverso la misurazione delle variazioni nella gravità. È noto che l’asse terrestre non è in una posizione fissa, ma si sposta continuamente per diversi fattori; sin dal 1995, ad esempio, la cosiddetta “deriva polare” si è verificata da sud a est. La velocità di deriva media è aumentata di 17 volte tra il 1995 e il 2020, rispetto all’arco temporale tra il 1981 e il 1995. Com’è possibile?

Secondo gli autori dello studio hanno giocato un ruolo significativo proprio i cambiamenti climatici, che facendo sciogliere enormi quantità di ghiaccio in tempi così rapidi hanno modificato l’assetto della massa terrestre, facendo così slittare l’asse di rotazione. “La Terra ruota attorno al proprio asse come una trottola”, ha dichiarato in un comunicato stampa il climatologo dell’Università di Zurigo Vincent Humphrey, che non è stato coinvolto nello studio. “Se modifichiamo il peso nella parte superiore della trottola, questa comincerà a oscillare perché cambia il suo asse di rotazione. Lo stesso fenomeno accade al nostro pianeta quando si spostano i pesi da una parte all’altra della sua superficie”, ha aggiunto il professor Humphrey, facendo riferimento allo scioglimento dei ghiacci.

Secondo gli studiosi cinesi ritengono questo fenomeno non sarebbe sufficiente a spiegare completamente l’entità dello spostamento, pertanto ritengono sia coinvolto un altro fattore antropico: il pompaggio delle acque dolci dalle falde acquifere per alimentare allevamenti e agricoltura, molte delle quali letteralmente prosciugate dall’ingente richiesta. “I risultati offrono un indizio per studiare il movimento polare guidato dal clima”, ha dichiarato la dottoressa Suxia Liu, idrologa presso l’Istituto di scienze geografiche e ricerca sulle risorse naturali dell’Accademia cinese delle scienze. “L’obiettivo di questo progetto, finanziato dal Ministero della Scienza e della Tecnologia cinese, è esplorare la relazione tra l’acqua e il moto polare”, ha aggiunto l’esperta. I dettagli della ricerca “Polar Drift in the 1990s Explained by Terrestrial Water Storage Changes” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Geophysical Research Letters.

Foto di PIRO4D da Pixabay 

Andrea Centini

Fonte: scienze.fanpage.it

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