L’olio di palma rischia di innescare la prossima pandemia?

Per la prima volta uno studio dimostra che anche le monocolture intensive, contribuendo alla perdita di habitat e biodiversità, aumentano il rischio di zoonosi e di pandemie come quella da coronavirus

Che la perdita di habitat e biodiversità fosse un problema serio lo si sapeva, ma c’è voluta una pandemia che ha messo in ginocchio il mondo per capire quanto serio potesse essere: gli animali, per non estinguersi, si spostano e si portano dietro i loro virus, spesso sempre più vicini all’essere umanoCambiamenti climatici e deforestazione sono ritenuti tra i principali responsabili, ma metterci un freno potrebbe non essere sufficiente. Perché, in realtà, non sono le uniche cause. A sottolinearlo è un nuovo studio, appena pubblicato sulla rivista Frontiers in Veterinary Science, che per la prima volta mette in relazione il rimboschimento scriteriato (in particolare le piantagioni per la produzione di olio di palma) con la frequenza di focolai di malattie che potrebbero diffondersi al genere umano su scala globale.

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Lo studio

Gli scienziati hanno raccolto i dati sul tasso di deforestazione a livello globale dagli archivi della Banca Mondiale, le percentuali di terreni destinati a coltivazione di palme da olio dalla Fao e le frequenze di focolai di malattie infettive nel database Gideon. Hanno così sviluppato dei modelli statistici per confrontare la relazione tra copertura forestale e focolai epidemici e quella tra piantagioni di palme da olio e malattie infettive, in un periodo compreso tra il 1990 e il 2016.

I modelli hanno mostrato un netto incremento dei focolai epidemici (con un picco poco prima del 2016) al crescere sia del tasso di deforestazione sia delle monocolture per la produzione di olio di palma. Sembra che la deforestazione sia stato il fattore determinante per 47 paesi, mentre per 27 (Stati Uniti e Europa compresi) sarebbe stato il rimboschimento scriteriato che ha privilegiato le monocolture.

“Il nostro risultato – scrivono i ricercatori – mostra che le piantagioni di palma da olio possono costituire anche una minaccia per la salute globale favorendo le malattie zoonotiche e trasmesse da vettori”.

Agire subito

Per diminuire il rischio di future pandemie gli autori sostengono sia necessario agire subito e lasciano alcune linee di indirizzo: fermare la deforestazione attraverso trattati internazionali che disciplinano la gestione forestale; promuovere ulteriori ricerche su come le foreste e altri ecosistemi regolano la diffusione delle malattie; responsabilizzare le società che traggono profitto dalla deforestazione.

“Speriamo che questi risultati aiutino i responsabili politici a riconoscere che le foreste contribuiscono alla salute del pianeta e delle persone e che gli organi di governo devono impegnarsi per evitare il rimboschimento e la conversione agricola delle praterie”.

Foto di tk tan da Pixabay 

Mara Magistroni

Fonte: www.wired.it

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