Ora il Sole sta proprio toccando il fondo

Novanta giorni senza macchie da inizio 2020: che cosa sta accadendo alla nostra stella? Lo abbiamo chiesto al fisico solare Mauro Messerotti, ricercatore all’Inaf di Trieste nonché autore di spettacolari fotografie del Sole che spesso pubblichiamo anche qui su Media Inaf

Andamento del numero di macchie solari negli ultimi anni. Fonte: International Space Environmental Services

Non tutti sono concentrati sul picco, in queste settimane. C’è anche qualcuno che guarda all’avvallamento. Non dei contagi da coronavirus, in questo caso, ma dell’attività del Sole. Come il fisico solare Mauro Messerotti, ricercatore all’Inaf di Trieste, che nello scorso weekend il Sole lo ha immortalato con la sua macchina fotografica. E al quale ci siamo rivolti per capire in che stato si trova e come evolverà la situazione della nostra stella.

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Un Sole senza macchie, o quasi. Da quant’è che è così?

«L’avvio verso il minimo del ciclo di attività solare è iniziato nel 2016 con 32 giorni senza macchie. Nel 2017 sono stati 104, nel 2018 221, nel 2019 281 e nel 2020 in 4 mesi già 90 giorni».

Che cosa significa quest’assenza di macchie? 

«Significa che il Sole è quieto, ovvero si trova nella fase di minimo dell’attività solare, che rappresenta la transizione tra il ciclo che è terminato (il 24esimo) e quello successivo che deve iniziare (il 25esimo)».

È normale? Intendo dire, è un cambio di ciclo come tutti gli altri o c’è qualche particolarità?

«Questo dipenderà dalla durata complessiva della fase del minimo e dal numero complessivo di giorni senza macchie solari che la caratterizzerà. Però in questo momento è ancora troppo presto per trarre qualsiasi conclusione».

La regione attiva Ar 2760 fotografata il 26 aprile 2020. Crediti: M. Messerotti/Inaf

Cosa accade, sul Sole, quando cambia il ciclo? 

«Il campo magnetico solare inverte la sua polarità in prossimità del massimo di ciascun ciclo di attività. Inoltre, la polarità magnetica dei gruppi di macchie solari si inverte da un ciclo di attività a quello successivo. Esiste quindi il ciclo di attività delle macchie solari, che ha una durata di circa 11 anni, e il ciclo solare magnetico, che ha una durata di circa 22 anni ovvero il doppio».

E qui sulla Terra? È possibile, per esempio, che arrivino più raggi ultravioletti?

«Il flusso di raggi ultravioletti dipende da quanto è intenso un ciclo di attività solare. Se le previsioni attuali verranno rispettate, il prossimo ciclo sarà di modesta entità».

Guardando le foto che ci ha inviato, qualche macchiolina in realtà si vede. È segno che il Sole si sta risvegliando?

«Anche se il Sole è quieto, presenta comunque una minima attività sotto forma di sporadici piccoli gruppi di macchie. La piccola regione attiva (Ar 2760) che ho evidenziato è apparsa nell’emisfero solare sud in prossimità dell’equatore. Si tratta quindi di una regione attiva del vecchio ciclo solare 24, poiché le regioni attive del nuovo ciclo solare 25 appaiono ad alte latitudini».

L’attrezzatura usata da Mauro Messerotti per fotografare il Sole. Crediti: M. Messerotti/Inaf

Dunque Ar 2760 appartiene ancora al vecchio ciclo…. Ma quanto a lungo può resistere, una macchia, sul Sole?

«Tanto più grande è una macchia solare e tanto più complesso è un gruppo di macchie, tanto maggiore è la loro persistenza. Al massimo un gruppo può durare per un centinaio di giorni, ovvero per quasi 4 rotazioni solari».

Spesso ci invia scatti spettacolari. Come fa a fotografare il Sole? C’è qualche trucco che possiamo usare anche noi?

«Per fotografare il Sole è necessario disporre di un filtro che riduca l’enorme luminosità della fotosfera, in modo da proteggere la fotocamera e i suoi dispositivi elettronici. A questo scopo io utilizzo un filtro neutro con densità 5.0 da anteporre all’obbiettivo della fotocamera: è un filtro che trasmette solamente lo 0,001 per cento della luce, ma non è adatto all’osservazione visuale, poichè non protegge a sufficienza l’occhio umano. La fotocamera deve essere dotata di un obbiettivo di focale sufficientemente lunga in modo da formare un’immagine del Sole che riempia il campo di vista. Io utilizzo una fotocamera che ha uno zoom equivalente a 3000 mm, che funge da telescopio».

Marco Malaspina

Fonte: www.media.inaf.it

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