Scoperte più di 800 ossa di mammut nell’antico sito di caccia di Tupultec II in Messico

In un’area nello stato messicano di Tultepec, destinata a diventare una discarica, è stato scoperto il più grande sito di caccia di mammiferi preistorici mai trovato nello stato, con oltre 800 ossa di 14 individui risalenti a 15.000 anni fa.

Gli archeologi del National Institute of Anthropology and History (INAH) hanno scavato il sito per 10 mesi. Hanno paragonato questa scoperta ad un momento “spartiacque” che fungerebbe da “pietra di paragone su quello che abbiamo immaginato fino ad ora fossel’interazione di gruppi di cacciatori con questi enormi erbivori”, ha dichiarato il coordinatore di Archeologia Pedro Francisco Sánchez Nava in un comunicato .

Chiamato Tultepec II, l’intero sito di scavo misura 40 per 100 metri. Al suo interno, gli archeologi hanno trovato tagli netti verticali negli strati della Terra che contengono due trappole con pareti di quasi 90 gradi, ciascuna delle quali misura 1,7 metri per 25 metri di diametro. Utilizzate per circa 500 anni, le trappole furono probabilmente utilizzate da 20 a 30 cacciatori che usavano torce e rami in fiamme per separare i singoli mammut dalla loro mandria e spingerli nelle fosse.

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Sono state trovate almeno 824 ossa singole nel “Mammas Megasite”, tra cui otto teschi, cinque mascelle, 100 vertebrati, 179 costole, 11 scapole, un bacino, femori, tibie e altre “piccole” ossa.

Gli archeologi che lavorano sul sito affermano che la scoperta aumenterà la nostra comprensione su come il Nord America sia stato influenzato dall’era glaciale e cambirà la nostra percezione di come gli antichi cacciavano i mammut. I segni sulle ossa mostrano che gli antichi cacciatori usavano quasi ogni parte dell’animale, mangiando gli organi e usando le ossa per strumenti simili a un coltello. Non solo i primi coloni del Bacino del Messico erano persone socialmente organizzate che usavano l’ambiente circostante per cacciare i giganti, ma i segni di ferite sulle ossa indicavano che avrebbero potuto cacciare lo stesso animale per diversi anni prima di ucciderlo. Inoltre, la collocazione unica di alcune delle ossa suggerisce che l’animale potrebbe aver avuto uno scopo cerimoniale nella società.

Dopo quasi 10 mesi di scavi, il team INAH ha recuperato 824 ossa. Edith Camacho, INAH
Durante la loro vita, questi cacciatori avrebbero vissuto una grande instabilità climatica. Nel periodo in cui il mondo si spostava dal Pleistocene all’Era Glaciale, i poli del pianeta si congelarono, facendo scendere i livelli del mare in tutto il mondo, compreso il Bacino messicano. Per sopravvivere, i primi abitanti della regione 15000 anni fa, costruirono trappole nell’argilla del lago Xaltocan mentre il suo litorale si ritirava, lasciando le grandi pianure all’asciutto. Nello stesso periodo, la cenere vulcanica causata dall’eruzione del Popocatepetl costrinse animali e umani a spostarsi verso nord. La cenere vulcanica trovata nell’argilla che circonda le ossa dei mammut ha permesso ai ricercatori di datare accuratamente i resti.

Nel sito di scavo furono anche trovati una mascella di cammello e un molare di cavallo. I ricercatori affermano che questa scoperta è solo la “punta dell’iceberg”, intendendo continuare a scavare nel sito per comprenderne appieno  il suo utilizzo e per esplorare al fine di capire se sistano siti simili nell’area.

Melitón Tapia, INAH
Edith Camacho, INAH

Tratto da:www.iflscience.com

Condiviso da: www.blueplanetheart.it

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