Phenix l’ammasso galattico dei record

Rappresentazione artistica della galassia al centro dell’ammasso della Fenice, circondata da gas freddi (in azzurro) e caldi (in rosso); le strutture a nastri sono gas, i puntini bianchi stelle neonate (fonte: NASA/CXC/M.Weiss)

Si chiama Phoenix (Fenice), è l’ammasso di galassie più massiccio mai osservato e non deve il suo nome solo alla costellazione che caratterizza la parte di cielo dove si trova, ma anche alla “nuova” vita a cui è rinato il suo centro. Lo studio su Nature.

Così come la Fenice che risorge dalle ceneri… È questa la metafora usata dagli autori di uno studio pubblicato dalla rivista Nature relativa all’ammasso di galassie Phoenix, le cui caratteristiche stanno infrangendo diversi “record” cosmici. Il primo e il più importante è che al centro di questo imponente ammasso di galassie, distante quasi sei miliardi di anni luce dalla Terra e chiamato Phoenix (Fenice) dal nome della costellazione che caratterizza la parte di cielo dove si trova, è in atto un’intensa attività di formazione stellare. Il che contraddice quello che gli astrofisici e gli astronomi hanno fin qui ritenuto e cioè che la parte centrale degli ammassi di galassie fosse “dormiente”, fatta di stelle e galassie antiche, senza il vigore necessario a dare vita ad una intensa attività di formazione stellare. E invece il tasso di formazione stellare al centro di questo ammasso è pari a venti volte quello registrato in altri ammassi di galassie e appena la metà di quelli più intensi rilevati. Non solo, ma Phoenix, come ha registrato il satellite della NASA Chandra, è un potente produttore di raggi x e la velocità di raffreddamento del gas caldo nelle regioni centrali dell’ammasso è la maggiore mai registrata. “La parte centrale di questo ammasso – dice Michael McDonald del MIT e autore dell’articolo – sembra essere tornata alla vita, così come la Fenice risorge dalle sue ceneri”.

Lo straordinario ammasso di galassie della Fenice visto ai raggi X, nell’ultravioletto e nell’ottico (fonte:immagine ai raggi X: NASA/CXC/MIT/M.McDonald; UV: NASA/JPL-Caltech/M.McDonald); ottico: AURA/NOAO/CTIO/MIT/M.McDonald)

Secondo gli studiosi, il buco nero al centro dell’ammasso di galassie, producendo continui e potenti getti, immetterebbe energia nel sistema, rallentando così il processo di raffreddamento del gas, come è stato riscontrato nell’ammasso di galassie Perseo. Ma nel caso di Phoenix, il satellite Chandra ha rilevato una discontinuità nella produzione dei getti, permettendo al gas di raffreddarsi assai più velocemente, così da dar vita ad una intensa attività di formazione stellare. “Phoenix ha un’elevata emissione di raggi X dal suo centro, così intensa che l’intero ammasso è il più “luminoso” mai osservato”, aggiunge Bradford Benson del Kavli Institute for Cosmological Physic all’Università di Chicago. “Questo ha immediatamente destato il nostro interesse  perché significava che gas freddo si stava condensando al centro dell’ammasso”.

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Sono stati necessari mesi di verifiche dei dati provenienti da otto diversi strumenti e istituti per avere la conferma che fosse in atto una intensa attività di formazione stellare, ma i risultati ora aprono a nuove strade nello studio di come nascano e si evolvano le galassie.

Di Francesco Rea

Fonte: http://www.media.inaf.it/2012/08/16/ammasso-fenice/

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