100mila anni fa in Medio Oriente vivevamo accanto a un altro tipo di esseri umani finora sconosciuti

Erano gli antenati dei Neanderthal che hanno colonizzato l’Europa e l’Asia?

Lo studio “A Middle Pleistocene Homo from Nesher Ramla, Israel”, pubblicato su Science da un team internazionale di ricercatori guidato dall’Università di Tel Aviv e del quale fanno parte anche Giorgio Manzi e Fabio Di Vincenzo e Antonio Profico dell’università La Sapienza di Roma (Di Vincenzo è ora all’università di Fiorenze) ha identificato un tipo precedentemente sconosciuto di antico essere umano che viveva accanto alla nostra specie più di 100.000 anni fa.

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I ricercatori ritengono infatti che un cranio parziale e una mascella di un individuo vissuto tra 140.000 e 120.000 anni fa, scoperti vicino alla città di Ramla, nell’odierno Israele, rappresentino uno degli “ultimi sopravvissuti” di un antichissimo gruppo umano e pensano che si tratti di un discendente di una specie di Homo precedente alla nostra e che potrebbe essersi diffusa fuori dalla regione centinaia di migliaia di anni fa e aver dato origine ai Neanderthal in Europa e ai loro equivalenti in Asia.

Gli scienziati hanno chiamato il nuovo nostro antico parente “Homo tipo Nesher Ramla”.

Secondo una delle autrici dello studio, l’antropologa Hila May dell’università di Tel Aviv, «La scoperta rimodella la storia dell’evoluzione umana, in particolare quella dei Neanderthal. Il quadro generale dell’evoluzione di Neanderthal era stato in passato strettamente legato all’Europa». In un’intervista a BBC News la May sottolinea che «Tutto è iniziato in Israele. Suggeriamo che un gruppo locale fosse la popolazione originaria. Durante i periodi interglaciali, ondate di umani, il popolo Nesher Ramla, migrarono dal Medio Oriente all’Europa».

Il team pensa che i primi b< Homo  tipo Nesher Ramla  fossero già presenti nel Vicino Oriente circa 400.000 anni fa. E la May  fa notare le somiglianze tra i nuovi ritrovamenti e gli antichi gruppi “pre-Neanderthal” in Europa.

Un’altra autrice dello studio Rachel Sarig, anche le dell’università di Tel Aviv, spiega che «Questa è la prima volta che possiamo collegare i punti tra i diversi esemplari trovati nel Levante. Ci sono diversi fossili umani delle grotte di Qesem, Zuttiyeh e Tabun che risalgono a quel periodo e che potremmo non attribuire a nessun gruppo specifico di umani conosciuti. Ma il confronto delle loro forme con quelle dell’esemplare di Nesher Ramla appena scoperto, giustifica la loro inclusione all’interno del gruppo

La May ipotizza che questi umani fossero gli antenati dei Neanderthal: «Il Neanderthal europeo in realtà iniziò qui nel Levante e migrò in Europa, mentre si incrociava con altri gruppi di umani».

Il principale autore dello studio, Israel Hershkovitz, del Dipartimento di anatomia e antropologia e del Shmunis Family Anthropology Institute della Sackler Faculty of Medicine dell’università di Tel Aviv è convinto che altri antenati dei Na<eanderthal siano migrati a est in India e Cina «Suggerendo una connessione tra gli umani arcaici dell’Asia orientale e i Neanderthal in Europa. Alcuni fossili trovati nell’Asia orientale manifestano caratteristiche simili ai Neanderthal come fanno i Nesher Ramla».

I ricercatori basano le loro convinzioni su somiglianze nelle caratteristiche dei fossili israeliani e quelli trovati in Europa e in Asia, sebbene la loro affermazione sia controversa.  Chris Stringer, del Natural History Museum di Londra, che non ha partecipato allo studio ma che ha recentemente valutato i reperti fossili umani cinesi, ha detto a BBC News che «Nesher Ramla è importante per confermare ulteriormente che diverse specie coesistevano l’una accanto all’altra nella regione in quel momento e ora abbiamo la stessa storia nell’Asia occidentale. Tuttavia, penso che al momento sia un balzo troppo in là collegare alcuni dei più antichi fossili israeliani ai Neanderthal. Sono anche perplesso per i i suggerimenti di un legame speciale tra il materiale di Nesher Ramla e i fossili in Cina».

I resti di Nesher Ramla sono stati trovati in ina antica dolina in un’area frequentata dagli umani preistorici e dove probabilmente cacciavano bovini selvatici, cavalli e cervi, come si evince da migliaia di strumenti di pietra e dalle ossa di animali cacciati.

Un altro autore dello studio,  Yossi Zaidner dell’università Ebraica di Gerusalemme, conclude facendo notare che «Questi strumenti sono stati costruiti nello stesso modo in cui anche gli umani moderni dell’epoca hanno realizzato i loro strumenti. E’ stata una sorpresa che gli umani arcaici stessero usando strumenti normalmente associati all’Homo sapiens. Questo  suggerisce che ci fossero interazioni tra i due gruppi. Pensiamo che sia possibile imparare a creare gli strumenti solo attraverso l’apprendimento visivo o orale. I nostri risultati suggeriscono che l’evoluzione umana è tutt’altro che semplice e ha coinvolto molte dispersioni, contatti e interazioni tra diverse specie di umani».

Insomma, il genere umano è da sempre il frutto di incroci, rimescolamenti, migrazioni e scambi culturali e forse, guardare indietro alla convivenza di  questi nostri antichi antenati servirebbe anche ad avere un migliore presente in Palestina.

Fonte: www.greenreport.it

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