Perché i prezzi alimentari calano nel mondo ma salgono in Italia?

Nei campi italiani mancano 370mila lavoratori regolari che arrivano ogni anno dall’estero. Aiab: «Finalmente dopo anni di ipocrisia e speculazione politica sui migranti l’Italia si accorge che senza manodopera straniera l’agricoltura delle ‘eccellenze’ non esisterebbe»

L’Indice Fao dei prezzi dei prodotti alimentari, che misura i prezzi internazionali delle derrate alimentari più comuni, ad aprile ha registrato un valore di 165,5 punti, circa il 3,4% in meno rispetto a marzo e quasi il 10% in meno rispetto a gennaio: questo significa, come osserva l’Organizzazione Onu per l’alimentazione e l’agricoltura, che ad aprile i prezzi mondiali delle derrate alimentari sono diminuiti per il terzo mese consecutivo «in quanto l’impatto della pandemia del Covid-19 sull’economia e sulla logistica hanno comportato notevoli flessioni della domanda di molte materie prime».

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In Italia invece sembra in corso il fenomeno contrario: sulla base dei dati Istat relativi ad aprile. sulla base dei dati Istat relativi ad aprile, la Coldiretti osserva ad esempio che schizzano i prezzi al consumo di beni alimentari: frutta (+8,4%), verdura (+5%), anche latte (+4,1%), salumi (+3,4%), carni (+2%).

«In contrasto con l’andamento dell’inflazione, che ad aprile su base tendenziale si è azzerata, il carrello della spesa registra un rincaro rilevante per molti prodotti alimentari la cui domanda – sottolinea la Coldiretti – è stata fortemente influenzata dal lungo periodo di quarantena».

Le lunghe code viste nelle settimane scorse davanti a supermercati di tutta Italia testimoniano un’alta propensione agli acquisti alimentari da parte dei cittadini (mentre bar, ristoranti e agriturismi hanno ridotto a zero i propri), ma i flussi commerciali con l’estero hanno subito restrizioni e nei campi italiani mancano le mani per raccogliere i prodotti della terra.

«Tutti i principali Paesi agricoli dell’Unione fanno affidamento su lavoratori provenienti anche da altri Stati – osservano sempre dalla Coldiretti – La situazione più grave è però in Italia dove e a rischio c’è più di un quarto del Made in Italy a tavola che viene raccolto nelle campagne da mani straniere con 370mila lavoratori regolari che arrivano ogni anno dall’estero, fornendo il 27% del totale delle giornate di lavoro necessarie al settore».

Eppure lo scontro tra le fazioni politiche che sostengono la maggioranza di Governo (assediata dalla destra xenofoba) sembra ancora lontana dalla scelta più giusta, quella indicata tra gli altri dall’Accademia nazionale dei Lincei, per la quale «una estesa regolarizzazione degli immigrati è nell’interesse di tutti».

«Finalmente dopo anni di ipocrisia e speculazione politica sui migranti l’Italia si accorge che senza manodopera straniera l’agricoltura delle ‘eccellenze’ non esisterebbe», rincara oggi la dose  Antonio Corbari, presidente dell’Associazione italiana per l’agricoltura biologica. Per l’Aiab la proposta della regolarizzazione dei migranti fatta dalla ministra Bellanova è un atto di realismo: non ci sono produzioni rinomate che non si giovino del contributo di lavoratori stranieri, spesso senza diritti e in condizioni di vita disumane.

«L’agricoltura italiana, così come quella europea – dice Corbari – non può fare a meno di questi lavoratori. Riconoscere questa semplice e inequivocabile realtà, sarebbe un grande segno di civiltà politica. Per ridare dignità a persone che fanno parte a pieno titolo del nostro sistema produttivo. Ecco, tutta questa grande ipocrisia deve finire e questa emergenza sanitaria ha reso ancora più evidente (semmai ce ne fosse bisogno) quanto è importante la produzione di cibo e quindi la manodopera in agricoltura.  Finalmente c’è un ministro che ha preso il toro per le corna e si sta battendo per questa causa giusta: l’etica del lavoro in agricoltura è uno dei fondamenti della qualità del cibo. Certo, si tratta di un primo passo, se pur essenziale, per un ragionamento serio che non può prescindere dall’abolizione della legge Bossi-Fini. Per questo primo passo da noi non può che arrivare un plauso e un sostegno incondizionato».

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