L’Italia è il paese del G20 con il più alto tasso di inquinamento luminoso:ecco come la vediamo dallo spazio

I sensori a bordo dei satelliti spaziali dedicati all’osservazione della Terra offrono immagini sorprendenti e dettagliate dell’inquinamento luminoso del nostro pianeta. Un problema che non riguarda solo gli astronomi e gli astrofili, ma tocca il nostro benessere, gli equilibri ecologici, la nostra economia.

L’Italia è il Paese, tra i 20 più industrializzati, il G20, con il più alto tasso di inquinamento luminoso. Lo sappiamo dal 2016 quando grazie al “New World Atlas of Artificial Night Sky Brightness” uscito su Science Advances è stata affrontata con una visione globale questa problematica.

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Ma cosa è esattamente l’inquinamento luminoso?

L’inquinamento luminoso è prodotto dalle luci artificiali, soprattutto se usate, come accade spesso inconsapevolmente, in modo errato o sovradimensionato rispetto le necessità.

Cosa significa?

Un faro deve emettere luce dove serve, ovvero illuminare verso il basso o, al piu’, non oltre la linea di orizzonte. Spesso invece a causa di posizionamento o cattivo design la luce viene dispersa in altre direzioni, anche verso il cielo.
Per fare un paragone, è come se per lavarci i denti svuotassimo una piscina usando un tubo pieno di buchi. A noi arriverebbe sempre pochissima acqua, quella realmente necessaria, ma ne avremmo usata tanta, disperdendone molta di più lungo il percorso.

L’inquinamento luminoso fino qualche anno fa era argomento di discussione solo all’interno delle comunità di astronomi e astrofili, i primi a sperimentare cosa significhi non poter lavorare sotto un cielo buio.
In questi anni l’inquinamento luminoso ha trovato spazio in diversi settori. Ci si sta accorgendo non essere più un problema di una ristretta comunità di persone.

Perchè?

Perchè le implicazioni dovute al fatto di essere sottoposti ad un flusso luminoso costante, giorno e notte, riguardano molteplici ambiti, anche quello della salute dell’uomo e dell’ambiente circostante.
La componente blu della luce, quella nello spettro elettromagnetico compresa tra 440 e 500 nanometri, inibisce la produzione di melatonina, un ormone prodotto dalla ghiandola pineale nel cervello e che regola il ciclo circadiano con cui il nostro corpo regola la sua funzionalità in base all’alternanza giorno/notte.

Anche in ambito naturale molte specie di animali sono influenzate dall’inquinamento luminoso, basti pensare a tutti i mammiferi e uccelli che usano le ore notturne per cacciare o alle tartarughe Caretta Caretta, molto sensibili alla presenza di fonti luminose nei pressi delle loro spiagge di nidificazione (per approfondire leggi qui).

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Liberazione di una tartaruga Caretta Caretta presso Brancaleone (RC) dopo le cure presso il centro di recupero www.crtmbrancaleone.it (Foto D. Stelitano)

E il cambiamento della tecnologia con cui illuminiamo i nostri ambienti non sta portando solo benefici: l’uso che si sta facendo delle lampadine LED, anche se più direzionali, paradossalmente incrementa l’inquinamento luminoso.
Ma come?! Ci dicevi che non dobbiamo puntare luci verso l’alto e adesso neanche i LED vanno bene?I LED hanno una luce spettralmente molto selettiva e questo è il loro vantaggio in termini economici perché permette di raggiungere efficienze molto alte. Purtroppo è anche uno svantaggio nel caso in cui sia abbia a che fare con i cosiddetti “LED a luce fredda”, quelli più comunemente venduti in commercio.
La luce prodotta da questi LED ha una forte componente di radiazione alla lunghezza di 400-500nm, la “luce blu”, proprio quella che abbiamo già detto che i medici indicano quale soppressore della melatonina.

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Lo spettro elettromagnetico con evidenziata la porzione della luce visibile. La componente blu ha lunghezza d’onda tra i 400-450 nanometri (Credit Foto Sabatini Fotografia)

Ma la parte dello spettro visibile a lunghezza d’onda minore è anche quella che in atmosfera si diffonde maggiormente, a causa dello Scattering di Rayleigh, lo stesso principio alla base del quale vediamo il cielo di colore blu, e lo stesso per cui i LED a “luce fredda” diffondono maggiormente la loro luce.

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A sinistra l’attuale livello di inquinamento luminoso, a destra se sostituissimo tutte le luci attuali con luci LED a “luce fredda” 4000°K. Credit Foto : Falchi et al. 2016
Basterebbe quindi usare dei LED a “luce calda”?

Certamente avremmo un gran vantaggio in termini di inquinamento luminoso.

Ma soprattutto potremmo spegnere le luci quando non servono, è questo un altro grande vantaggio dei LED: poterli accendere ed avere subito la massima intensità luminosa.
Oggi invece lasciamo le luci LED, ad esempio i lampioni, accesi tutta la notte anche se magari nessuno in strada si trovi a transitare.
Per tornare al paragone iniziale, è come se, finito di lavare i denti andassimo via lasciando il rubinetto dell’acqua aperto, aspettando che nostro fratello vada, tra magari mezz’ora o più.

Anche in questi giorni difficili per l’Italia a causa del CoronaVirus nonostante il lockdown della maggior parte delle attività, continuiamo a sprecare luce e denaro illuminando male.
E’ ciò che hanno visto i nostri ricercatori della sede INGV di Roma che hanno acquisito ed elaborato, tramite il nostro sistema di ricezione dei dati satellitari, le immagini del sensore VIIRS (Visible Infrared Imager Radiometer Suite) a bordo del satellite americano Suomi-NPP la notte tra il 23 e il 24 Marzo 2020.

Pur con la presenza di nubi in alcune parti del paese (alcune zone opache dell’immagine) e nonostante il sensore non sia sensibile a lunghezze d’onda minori di 400 nanometri, è chiaramente visibile quanto ancora ci sia da fare per combattere l’inquinamento luminoso nel nostro Paese.

n copertina una composizione di immagini satellitari della Terra di notte. Fonte NASA e NOAA.

Articolo di Dario Stelitano e Luca Merucci

Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Fonte: ingvambiente.com

Condiviso da: www.blueplanetheart.it

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