Il misterioso segnale radio captato da K2-155: gli scienziati indagano su una possibile origine aliena

Misterioso segnale radio captato da K2-155, illustrazione di un segnale proveniente dallo spazio profondo.

Un’insolita emissione radio proveniente dalla direzione di un sistema stellare distante circa 238 anni luce ha attirato l’attenzione degli astronomi impegnati nella ricerca di vita extraterrestre. Il misterioso segnale radio captato da K2-155 è stato individuato attraverso una nuova analisi delle registrazioni raccolte dal radiotelescopio FAST, in Cina. Gli studiosi hanno utilizzato un software progettato per riconoscere possibili tracce di tecnologia artificiale nei dati astronomici. L’emissione presentava caratteristiche insolite, a cominciare dalla sua comparsa in uno soltanto dei 19 fasci di osservazione dello strumento. Anche il sistema K2-155 ha suscitato interesse: ospita infatti tre pianeti conosciuti, tra cui una super-Terra vicina alla zona abitabile della propria stella. Ma potrebbe davvero trattarsi di una trasmissione proveniente da una civiltà aliena? Le prime verifiche suggeriscono uno scenario decisamente più complesso.

Il segnale radio K2-155: che cosa hanno scoperto gli astronomi

La ricerca nasce dal lavoro di un gruppo di studiosi cinesi, impegnati nello sviluppo di un nuovo metodo per riconoscere possibili trasmissioni artificiali nascoste nelle osservazioni astronomiche. Il software è stato applicato a registrazioni già raccolte dal radiotelescopio FAST nel 2021, durante una campagna che aveva interessato 33 sistemi planetari.

Proprio durante questa analisi è emersa un’emissione identificata con la sigla NBS 260108. Il segnale si trovava intorno a 1148,4167 MHz e mostrava una graduale variazione di frequenza nel corso dell’osservazione. Una caratteristica che ha attirato l’attenzione perché ricorda alcuni dei fenomeni ricercati dagli studiosi del programma SETI, dedicato all’individuazione di eventuali tracce tecnologiche provenienti da civiltà extraterrestri.

Un altro particolare ha reso l’osservazione degna di approfondimento. FAST dispone di un sistema formato da 19 fasci di ricezione, grazie ai quali può monitorare contemporaneamente diverse porzioni di cielo. L’emissione è comparsa soltanto nel fascio orientato verso K2-155, mentre gli altri 18 non hanno registrato segnali corrispondenti.

Inizialmente, questo comportamento ha rappresentato un elemento interessante. Una trasmissione proveniente da una direzione specifica potrebbe infatti presentare caratteristiche differenti rispetto a un’interferenza capace di raggiungere più ricevitori. Tuttavia, la posizione del segnale nei dati non basta a stabilirne la provenienza.

Il segnale NBS 260108 e le caratteristiche che hanno incuriosito i ricercatori

L’emissione individuata dagli astronomi aveva una banda molto stretta e una frequenza che diminuiva gradualmente durante l’osservazione. La variazione registrata era di circa -0,038 Hz al secondo. Nei grafici dello studio, questa caratteristica appariva come una sottile traccia inclinata, facilmente distinguibile dal rumore circostante.

Per chi si occupa di ricerca SETI, un comportamento simile merita attenzione. Il movimento relativo tra una sorgente e il telescopio che riceve il segnale può infatti modificarne la frequenza apparente. È il cosiddetto effetto Doppler, un fenomeno conosciuto in astronomia e utilizzato anche per analizzare eventuali trasmissioni provenienti da sistemi stellari lontani.

Il segnale (nell’immagine) è emerso durante le osservazioni di K2-155, un sistema stellare a circa 238 anni luce dalla Terra che ospita tre “super-Terre”, tra cui una vicino alla zona abitabile della sua stella.

Anche l’intensità dell’emissione è stata presa in considerazione. Il rapporto segnale-rumore, cioè il confronto tra la forza della traccia e il disturbo presente nei dati, raggiungeva circa 15 quando i due canali venivano combinati. Un valore che rendeva il segnale riconoscibile, ma che non forniva alcuna indicazione definitiva sulla sua origine.

Gli studiosi hanno esaminato separatamente anche i due canali di polarizzazione del ricevitore, denominati XX e YY. Il risultato ha evidenziato una differenza significativa: nel canale YY il rapporto segnale-rumore arrivava a circa 23, mentre nell’altro canale l’emissione non risultava presente.

È proprio questa particolarità ad aver richiesto ulteriori verifiche. Una risposta così diversa tra i due canali può infatti essere compatibile anche con un’interferenza prodotta da apparecchiature terrestri o con caratteristiche dello stesso sistema di ricezione.

Gli autori non hanno quindi presentato NBS 260108 come una trasmissione aliena confermata. L’hanno considerato un candidato da esaminare, distinguendo chiaramente l’individuazione automatica di un’anomalia dalla possibilità di identificarne la vera causa.

Il pianeta K2-155d e il radiotelescopio FAST: perché il segnale potrebbe essere terrestre

La direzione di osservazione ha aggiunto un elemento di interesse alla scoperta. K2-155 è un sistema stellare distante circa 238 anni luce dalla Terra, nel quale sono stati individuati tre pianeti extrasolari. Tra questi figura K2-155d, una super-Terra che si trova vicino alla zona abitabile della propria stella.

Con questa espressione gli astronomi indicano una regione nella quale, in presenza di condizioni atmosferiche adeguate, potrebbe esistere acqua liquida sulla superficie di un pianeta. Non significa però che tutti i mondi situati a quella distanza siano abitabili. La presenza di un’atmosfera adatta, la temperatura e numerosi altri fattori determinano le reali condizioni ambientali. Le caratteristiche del pianeta sono consultabili anche nell’archivio ufficiale della NASA dedicato agli esopianeti.

K2-155d ha dimensioni superiori a quelle della Terra e completa un’orbita attorno alla propria stella in circa 40,7 giorni. Le sue caratteristiche lo rendono un obiettivo interessante per gli studi sugli esopianeti e per le ricerche SETI, che cercano possibili segnali riconducibili a tecnologie sviluppate al di fuori del nostro pianeta.

Occorre però evitare un equivoco: il fatto che il radiotelescopio fosse puntato verso K2-155 non dimostra che l’emissione sia stata prodotta da uno dei suoi pianeti. Gli astronomi hanno individuato una traccia nella direzione del sistema stellare, ma questo non equivale ad averne identificato la sorgente.

FAST, il telescopio cinese da 500 metri e gli indizi che fanno sospettare un’interferenza

Il Five-hundred-meter Aperture Spherical radio Telescope, conosciuto come FAST, è uno degli strumenti più sensibili al mondo per l’osservazione delle onde radio. Si trova nella provincia cinese del Guizhou e possiede una gigantesca struttura riflettente di circa 500 metri di diametro. La sua ampia superficie di raccolta permette di captare emissioni estremamente deboli provenienti dallo spazio.

Per esaminare le registrazioni, i ricercatori hanno utilizzato MSWNet, un sistema informatico basato su una rete neurale e sull’analisi delle wavelet. Questo metodo consente di individuare particolari strutture nei dati osservandole a differenti scale, facilitando il riconoscimento di segnali che potrebbero sfuggire a un’analisi tradizionale. I dettagli tecnici sono descritti nello studio originale pubblicato su The Astronomical Journal, disponibile anche nella versione integrale su arXiv.

Un team guidato da cinesi lo ha individuato durante il test di un nuovo software su dati preesistenti provenienti dal telescopio FAST cinese, il più grande radiotelescopio a singola parabola del mondo.

Il programma ha individuato diverse caratteristiche meritevoli di attenzione. Il passaggio successivo, però, consisteva nello stabilire quali fossero davvero compatibili con una trasmissione proveniente dallo spazio e quali potessero avere una spiegazione più ordinaria.

Per approfondire il caso, gli astronomi hanno confrontato le registrazioni di K2-155 con quelle raccolte durante l’osservazione di altre tre stelle il 10 settembre 2021: K2-18, GJ-9066 e Ross 128.

Anche in questi dati sono comparse caratteristiche radio nella stessa zona di frequenza, con una risposta particolarmente evidente nel canale YY. Le emissioni non erano identiche. Quella associata a K2-18 risultava molto debole, quella di GJ-9066 mostrava una variazione di frequenza minima, mentre quella di Ross 128 compariva a una frequenza leggermente differente.

Questa ricorrenza ha sollevato nuovi dubbi sull’origine del candidato. La presenza di caratteristiche simili durante l’osservazione di sistemi stellari diversi potrebbe infatti indicare una sorgente di interferenza comune, legata a trasmissioni terrestri oppure a componenti strumentali.

Gli autori dello studio considerano perciò più plausibile un’origine terrestre o strumentale rispetto a quella extraterrestre. Non sono però riusciti a individuare con certezza l’apparecchiatura responsabile dell’emissione. Il segnale resta quindi un candidato di bassa priorità, non una prova dell’esistenza di una civiltà aliena.

Per chiarire definitivamente la questione saranno necessari ulteriori controlli, compresi nuovi confronti tra i dati dei diversi fasci e canali di ricezione. Soltanto attraverso verifiche più approfondite sarà possibile distinguere un’interferenza da una possibile tecnosignatura, uno degli obiettivi più ambiziosi della ricerca astronomica moderna.

Conclusione

L’emissione individuata durante le osservazioni di K2-155 ha attirato l’interesse degli astronomi per alcune caratteristiche insolite, ma non dimostra che una civiltà extraterrestre abbia cercato di comunicare con la Terra. Le verifiche successive hanno evidenziato particolari che rendono più credibile l’ipotesi di un’interferenza terrestre o strumentale, anche se la sua origine precisa non è stata ancora identificata.

K2-155d rimane interessante per le sue caratteristiche e per la posizione vicina alla zona abitabile della propria stella. Al momento, tuttavia, non esistono prove che il pianeta ospiti forme di vita o che abbia qualcosa a che fare con l’emissione registrata da FAST.

La ricerca di intelligenza extraterrestre continua quindi a confrontarsi con una delle sue sfide più difficili: distinguere un segnale insolito da una vera traccia di tecnologia aliena. Per ora, il mistero di K2-155 resta aperto, ma la strada che porta a una possibile scoperta è ancora lunga.

Redazione

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