Spostare alberi giganti con le gru: in Giappone li salvano invece di abbatterli

Spostare alberi giganti con una gru durante il trasferimento di un albero secolare in Giappone

Un albero alto quasi 20 metri, con un tronco imponente e radici che affondano nel terreno da oltre un secolo. Quando un esemplare simile si trova in un’area destinata a nuove costruzioni, spesso finisce per essere abbattuto. In Giappone, però, esiste un’alternativa: trasferirlo altrove, cercando di conservarlo in vita. Spostare alberi giganti richiede gru di grandi dimensioni, mezzi speciali e una preparazione che può durare diversi mesi. Non basta sollevare il tronco e caricarlo su un camion. Bisogna proteggere le radici, conservare una parte del terreno originario e preparare la nuova sede per accogliere la pianta. Un esempio concreto arriva da Fukuchiyama, dove un ginkgo di oltre cento anni è stato salvato dall’abbattimento e trasferito nell’area dell’Expo 2025 di Osaka.

Come fanno in Giappone a spostare alberi alti anche 20 metri

Trasferire un albero adulto è un intervento molto più delicato rispetto alla normale messa a dimora di una giovane pianta. Dopo decenni di crescita, le radici si sono sviluppate in profondità e si sono adattate alle caratteristiche del terreno. Estrarle senza un’adeguata preparazione significa rischiare di compromettere la capacità dell’albero di assorbire acqua e sostanze nutritive.

Per questo gli specialisti non iniziano direttamente con l’estrazione. Prima valutano le condizioni della pianta, l’estensione dell’apparato radicale e le caratteristiche del luogo in cui dovrà essere trasferita. Anche la nuova destinazione viene preparata in anticipo, in modo da ridurre al minimo il tempo necessario per completare il trapianto.

Le operazioni richiedono attrezzature capaci di sostenere carichi considerevoli. Le gru servono a sollevare l’esemplare, mentre camion e piattaforme speciali permettono di trasportarlo fino alla nuova sede. Il peso da movimentare comprende anche la terra che rimane attaccata alle radici, non soltanto il tronco e i rami.

Il trasferimento di alberi di grandi dimensioni richiede quindi un’organizzazione accurata. Ogni movimento deve essere controllato per evitare urti, oscillazioni e lesioni alla corteccia. Una volta raggiunta la destinazione, la pianta viene collocata in una buca preparata in precedenza e sistemata affinché possa riprendere gradualmente il proprio sviluppo.

La preparazione delle radici e le enormi gru utilizzate per il trasporto

La difficoltà maggiore riguarda proprio ciò che non si vede: le radici. Quando si estrae un albero adulto, non è possibile conservarne ogni singola ramificazione sotterranea. Gli specialisti devono individuare una porzione sufficientemente ampia dell’apparato radicale da mantenere insieme alla pianta.

Questa parte viene chiamata zolla radicale. È un blocco di terra che racchiude le radici principali e una parte di quelle più piccole, importanti per l’assorbimento dell’acqua. La zolla viene preparata e avvolta con materiali protettivi, così da mantenerla compatta durante l’estrazione e il trasporto.

Per gli esemplari più importanti, il lavoro può cominciare molti mesi prima. Una delle tecniche utilizzate prevede il taglio programmato di alcune radici, favorendo la formazione di nuove ramificazioni più vicine al tronco. In questo modo, quando arriverà il momento del trasferimento, la pianta potrà contare su una porzione radicale più adatta a sopportare lo spostamento.

Soltanto dopo questa preparazione entrano in azione le gru. L’albero viene sollevato attraverso imbracature e sistemi di sostegno studiati per distribuire il peso ed evitare pressioni eccessive sul tronco. Anche i rami possono essere raccolti e fissati, riducendo l’ingombro e il rischio di rotture.

Il trasporto rappresenta un’altra fase impegnativa. Un esemplare alto diversi metri non può viaggiare su un normale camion: servono mezzi speciali e un percorso studiato per evitare ostacoli e difficoltà lungo il tragitto. La durata del viaggio e le condizioni ambientali vengono valutate con attenzione.

Una volta arrivata a destinazione, la pianta viene sistemata nel terreno preparato in precedenza. Le radici devono ritrovare un contatto adeguato con il suolo e ricevere acqua nelle giuste quantità. Il lavoro, quindi, non finisce quando la gru deposita l’albero: da quel momento comincia una fase altrettanto importante, quella del recupero.

Per comprendere meglio queste operazioni si possono consultare anche le indicazioni tecniche del Japan Greenery Center, dedicate alle tecniche di trapianto degli alberi, che illustrano l’importanza della preparazione dell’apparato radicale e delle procedure necessarie per trasferire esemplari adulti.

Il ginkgo centenario salvato dall’abbattimento e trasferito all’Expo di Osaka

Uno degli esempi più interessanti di questa tecnica arriva da Fukuchiyama, nella prefettura giapponese di Kyoto. Da qui è partito un gigantesco ginkgo destinato a raggiungere l’area dell’Expo 2025 di Osaka.

L’esemplare misurava circa 18 metri di altezza e aveva un’età stimata superiore ai cento anni. Per decenni era cresciuto nel cortile della vecchia scuola elementare Nakade Branch, diventando parte del paesaggio e dei ricordi di diverse generazioni di abitanti.

Quando è emersa la possibilità che venisse abbattuto, la vicenda ha preso una direzione diversa. La regista giapponese Naomi Kawase, produttrice del padiglione Dialogue Theater – sign of life – dell’Expo, si è interessata alla sua sorte. Insieme ai responsabili del progetto è stata individuata una soluzione per conservarlo e inserirlo nel nuovo spazio espositivo.

L’intervento ha richiesto una preparazione complessa, necessaria per proteggere la pianta durante tutte le fasi dell’operazione. Nel settembre 2024 sono iniziate le attività di estrazione, mentre il viaggio verso Osaka si è svolto nell’ottobre dello stesso anno.

La destinazione aveva un significato preciso. Il ginkgo sarebbe diventato uno degli elementi simbolici del padiglione, accogliendo i visitatori in un ambiente costruito attorno al tema della vita e delle relazioni umane.

La storia, documentata anche dal Comune di Fukuchiyama, che ha raccontato il salvataggio del ginkgo dalla vecchia scuola fino all’Expo, mostra come un progetto di costruzione possa essere ripensato quando si decide di salvaguardare gli elementi naturali già presenti sul territorio.

Il viaggio dell’albero di 18 metri: oltre sei mesi di preparazione prima della partenza

Uno degli aspetti più sorprendenti riguarda il tempo necessario per preparare il ginkgo. Secondo quanto raccontato da NX Group, il gruppo logistico che ha partecipato all’intervento, la preparazione e la potatura delle radici sono durate oltre sei mesi.

Non si poteva procedere come in un normale trasporto eccezionale. L’obiettivo era preservare un albero che aveva superato il secolo di vita, evitando che le operazioni compromettessero le sue possibilità di ripresa.

Le radici sono state lavorate con particolare attenzione e protette prima dell’estrazione. Anche il terreno originario ha avuto un ruolo importante: intorno all’apparato radicale è stata conservata una parte della terra nella quale il ginkgo era cresciuto per tanti anni.

Il 25 settembre 2024 sono iniziate le operazioni di scavo ed estrazione. Dopo diversi giorni di lavoro, il primo ottobre è arrivato il momento della partenza. Una gru ha sollevato l’esemplare e lo ha sistemato su un semirimorchio, permettendo di trasportarlo dalla prefettura di Kyoto fino all’isola artificiale di Yumeshima, dove si trova il sito dell’Expo.

Il viaggio ha richiesto un’organizzazione logistica particolare. Le dimensioni dell’albero imponevano di controllare attentamente il carico e proteggere ogni sua parte durante il percorso.

Nell’aprile 2025, con l’apertura dell’esposizione universale, il ginkgo ha iniziato una nuova fase della propria storia. Il suo trasferimento non è stato soltanto un intervento paesaggistico, ma anche un modo per conservare un elemento legato alla memoria di un’intera comunità.

Anche NX Group ha documentato le operazioni di preparazione e trasporto dell’albero centenario, mostrando la complessità di un intervento che ha richiesto mesi di lavoro prima ancora che la gru entrasse in azione.

Spostare un albero adulto è sempre possibile? I limiti e i rischi del trapianto

L’esperienza giapponese potrebbe far pensare che qualsiasi albero possa essere salvato ricorrendo a una gru. In realtà, ogni intervento presenta difficoltà specifiche e non esiste la certezza che la pianta riesca a sopravvivere.

Le dimensioni e l’età sono soltanto due degli aspetti da valutare. Contano anche la specie, le condizioni di salute, la conformazione delle radici e la natura del terreno. Un esemplare con un apparato radicale molto esteso può essere particolarmente difficile da estrarre senza provocare danni.

Anche il nuovo ambiente deve offrire condizioni adatte alla crescita. Differenze nella disponibilità di acqua, nella composizione del terreno e nell’esposizione alla luce possono rendere complicato l’adattamento.

A tutto questo si aggiungono i costi. Occorrono personale specializzato, gru di grandi dimensioni, mezzi per il trasporto eccezionale e attrezzature per preparare il nuovo terreno. Non esiste una tariffa valida per ogni situazione: il prezzo dipende dalle dimensioni dell’esemplare, dal peso della zolla, dalla distanza da percorrere e dalla complessità del cantiere.

Per queste ragioni, il trapianto viene preso in considerazione soprattutto quando la pianta possiede un valore particolare, storico, ambientale o paesaggistico. In altri casi, se i rischi sono troppo elevati, l’intervento può risultare impraticabile.

Un albero può sopravvivere dopo essere stato sollevato e trasportato?

La sopravvivenza dopo il trasferimento è uno degli aspetti più delicati. Anche quando ogni fase viene eseguita correttamente, un albero adulto deve affrontare uno stress considerevole.

Durante l’estrazione una parte delle radici viene inevitabilmente persa. La pianta può quindi avere maggiori difficoltà ad assorbire acqua proprio mentre deve adattarsi a un terreno diverso. Se l’apparato radicale non riesce a recuperare, possono comparire segnali di sofferenza, come foglie appassite, caduta anticipata del fogliame e rallentamento della crescita.

Per ridurre questi rischi servono cure specifiche anche dopo il trapianto. L’irrigazione deve essere gestita con attenzione, evitando sia la mancanza d’acqua sia i ristagni. Bisogna inoltre controllare la stabilità del tronco e le condizioni del terreno, soprattutto durante i primi mesi.

Il recupero non avviene dall’oggi al domani. Un esemplare adulto può aver bisogno di uno o più anni per ristabilire un equilibrio tra le radici e la parte aerea. Durante questo periodo occorre osservare la comparsa di nuovi germogli e verificare che la pianta riprenda la normale attività vegetativa.

Anche le indicazioni del Cooperative Extension Service dell’Università dell’Alaska sottolineano l’importanza dell’irrigazione e delle cure successive allo spostamento.

Quanto costa trasferire un albero di grandi dimensioni? Non esiste una cifra uguale per tutti gli interventi. Il prezzo varia in base alla grandezza della zolla, al peso complessivo, alla distanza da percorrere, ai macchinari necessari e alle difficoltà del cantiere.

Ecco perché questa tecnica non rappresenta una soluzione da adottare automaticamente ogni volta che si deve costruire qualcosa. Prima bisogna verificare se l’esemplare può affrontare il trasferimento e se il nuovo ambiente offre condizioni adeguate per continuare a vivere.

Conclusione

Un albero alto quasi venti metri e con oltre un secolo di storia può sembrare impossibile da trasferire. Eppure, il ginkgo partito da Fukuchiyama e arrivato all’Expo di Osaka dimostra che, con una preparazione accurata e mezzi adeguati, anche esemplari di queste dimensioni possono essere conservati.

Naturalmente, non tutte le piante possono affrontare un intervento simile e i costi possono essere considerevoli. Questa esperienza mostra però un modo diverso di affrontare lo sviluppo delle città: non considerare necessariamente ogni elemento naturale come un ostacolo da eliminare.

A volte, invece di sacrificare un albero che ha impiegato decenni per crescere, si può cercare un nuovo luogo in cui permettergli di continuare a vivere.

Redazione

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