Cause evitabili del cancro, lo studio su The Lancet: il 40% dei decessi è legato a fattori di rischio
Le diagnosi di tumore continuano a rappresentare una delle grandi sfide della medicina moderna. Nonostante i progressi della ricerca, le nuove terapie e gli strumenti per individuare precocemente la malattia, le prospettive per i prossimi decenni restano preoccupanti. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet stima che entro il 2050 i decessi per cancro potrebbero aumentare di circa il 75% rispetto al 2023. Tra i risultati più significativi emerge il peso dei fattori di rischio sui quali è possibile intervenire, dalle abitudini quotidiane all’esposizione a sostanze nocive. Le cause evitabili del cancro rappresentano infatti una parte importante del problema e offrono opportunità concrete per ridurre il numero delle vittime. Ma perché i tumori continuano a crescere nonostante i progressi della medicina? E quanto possono incidere davvero la prevenzione e le scelte individuali?
Perché le morti per cancro aumenteranno entro il 2050
Le stime contenute nello studio pubblicato su The Lancet delineano uno scenario impegnativo per i sistemi sanitari di tutto il mondo. Nel 2023, secondo l’analisi del Global Burden of Disease Study 2023, il cancro ha provocato circa 10,4 milioni di decessi. Le proiezioni indicano che entro il 2050 le nuove diagnosi potrebbero raggiungere 30,5 milioni all’anno, mentre le morti potrebbero salire a 18,6 milioni. Rispetto alle stime per il 2024, gli incrementi previsti sono rispettivamente del 60,7% e del 74,5%.
A spiegare questa crescita concorrono diversi fattori. Uno dei principali è l’invecchiamento della popolazione: con l’aumento dell’aspettativa di vita cresce anche il numero di persone che raggiungono le età in cui molti tumori diventano più frequenti. Pesano inoltre la crescita demografica, la diffusione di alcuni fattori di rischio e le differenze nell’accesso alla prevenzione e alle cure.
Il problema, quindi, non riguarda soltanto il numero di persone che potrebbero ammalarsi, ma anche la capacità dei singoli Paesi di gestire una domanda sanitaria sempre maggiore. La disponibilità di programmi di screening, personale specializzato e trattamenti efficaci può influenzare in modo significativo le possibilità di affrontare la malattia.
Lo studio su The Lancet: che cosa dicono davvero le previsioni
La ricerca, realizzata nell’ambito del Global Burden of Disease Study 2023, ha esaminato l’impatto del cancro in 204 Paesi e territori nel periodo compreso tra il 1990 e il 2023. Tra le ricercatrici coinvolte nel lavoro figura Lisa Force, docente alla University of Washington e responsabile dei modelli sul cancro per l’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME).
Gli autori hanno analizzato 47 tipi o gruppi di tumori, considerando le differenze legate all’età e al sesso, per elaborare proiezioni fino al 2050. L’obiettivo è fornire indicazioni utili a orientare le politiche sanitarie e individuare gli ambiti in cui gli interventi potrebbero produrre i risultati migliori.
Per interpretare correttamente questi dati occorre distinguere tra il numero complessivo dei decessi e il rischio di morte. Un aumento delle morti per cancro non significa necessariamente che ogni individuo avrà maggiori probabilità di morire a causa della malattia. Nello scenario di riferimento, infatti, il tasso di mortalità standardizzato per età potrebbe diminuire del 5,6% tra il 2024 e il 2050. Questo indicatore permette di confrontare popolazioni con strutture demografiche differenti, tenendo conto delle differenze nella distribuzione per età.
In sostanza, il numero assoluto delle vittime può aumentare anche quando il rischio di morte a parità di età diminuisce, perché cresce la popolazione anziana. Si tratta comunque di proiezioni basate sui dati disponibili e sulle tendenze considerate dai ricercatori, non di risultati già determinati.
Lo scenario appare particolarmente difficile nei Paesi a basso e medio reddito, dove l’aumento previsto dei decessi è maggiore rispetto a quello dei Paesi più ricchi. L’accesso limitato agli esami diagnostici, la carenza di personale specializzato e le difficoltà nel ricevere trattamenti adeguati possono aggravare il problema. Per questo gli autori richiamano l’attenzione sulla necessità di rafforzare l’intero percorso oncologico, dalla prevenzione alla diagnosi precoce, fino alle cure.
Cause evitabili del cancro: quali fattori di rischio incidono di più
Tra i risultati più rilevanti della ricerca spicca il peso dei fattori di rischio modificabili. Nel 2023, circa il 41,7% dei decessi per cancro, pari a 4,33 milioni di morti nel mondo, è stato attribuito ai fattori considerati nell’analisi. Si tratta di esposizioni e condizioni sulle quali è possibile intervenire, almeno in parte, attraverso comportamenti individuali, misure di sanità pubblica e politiche di prevenzione.
Come ha spiegato Theo Vos, professore dell’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) e coautore dello studio, quattro decessi per cancro su dieci sono associati a fattori di rischio conosciuti, tra cui il fumo, un’alimentazione poco equilibrata e l’iperglicemia. Ridurre l’esposizione a questi fattori, ha sottolineato il ricercatore, può contribuire a prevenire nuovi casi e salvare vite umane, attraverso interventi individuali e strategie di prevenzione rivolte all’intera popolazione.
Il tabacco occupa una posizione centrale. Il fumo è risultato il principale fattore di rischio a livello globale, con un contributo stimato pari al 21,4% dei decessi oncologici nel 2023. I suoi effetti non riguardano soltanto il tumore al polmone: il consumo di tabacco è associato anche a diverse neoplasie della bocca, della gola, dell’esofago, della vescica e di altri organi.
Anche il consumo di alcol, un’alimentazione poco equilibrata, l’eccesso di peso e la sedentarietà possono contribuire allo sviluppo di alcuni tumori. Il quadro comprende inoltre l’inquinamento atmosferico, determinate esposizioni professionali e alcune infezioni, tra cui quelle causate dal papillomavirus umano (HPV).
Il peso di ciascun fattore varia in base al tipo di tumore, alla regione geografica e alle caratteristiche della popolazione. Per questo la prevenzione non può limitarsi a raccomandazioni generiche, ma deve considerare anche le condizioni ambientali, le possibilità economiche e l’accesso ai servizi sanitari.
Fumo, alcol, alimentazione e inquinamento: perché la prevenzione è importante
Ridurre il consumo di tabacco è una delle misure più importanti per contrastare numerose forme di cancro. Smettere di fumare e limitare l’esposizione al fumo passivo contribuisce a diminuire il rischio di diverse neoplasie. Anche l’alcol richiede attenzione: il suo consumo è associato a più tipi di tumore e il rischio aumenta con la quantità assunta. Le indicazioni sanitarie invitano quindi a evitarlo o ridurlo, considerando che non esiste una soglia di consumo priva di rischio oncologico.
L’alimentazione e il peso corporeo rappresentano altri aspetti sui quali intervenire. Una dieta varia, ricca di frutta e verdura, il mantenimento di un peso adeguato e l’attività fisica regolare possono aiutare a ridurre il rischio di alcuni tumori. Non servono regimi estremi né singoli alimenti presentati come soluzioni miracolose: conta soprattutto la continuità delle abitudini salutari.
Anche l’ambiente ha un ruolo significativo. L’esposizione prolungata all’inquinamento atmosferico e a determinate sostanze cancerogene presenti in alcuni ambienti di lavoro può aumentare la probabilità di sviluppare specifiche neoplasie. In questi casi, la protezione della salute richiede controlli efficaci, norme di sicurezza e interventi collettivi, oltre alle scelte individuali.
Un altro ambito riguarda le infezioni. Alcuni tumori sono associati a virus come l’HPV e quelli dell’epatite B e C. Le vaccinazioni contro l’HPV e l’epatite B, quando indicate, possono prevenire infezioni collegate a determinate forme di cancro. Gli screening raccomandati permettono invece di individuare alcune lesioni precancerose o neoplasie nelle fasi iniziali.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, una parte significativa dei tumori può essere prevenuta riducendo l’esposizione ai principali fattori di rischio e applicando strategie già disponibili. Questo non significa, tuttavia, che ogni caso sia evitabile: l’età, la predisposizione individuale e altri elementi possono contribuire allo sviluppo della malattia anche in assenza di comportamenti considerati rischiosi.
Le differenze tra uomini e donne e il ruolo della prevenzione
La ricerca mette in evidenza differenze anche tra uomini e donne. Nel 2023, la quota dei decessi oncologici attribuibile ai fattori di rischio analizzati è stata stimata nel 46% tra gli uomini e nel 36% tra le donne. Nei primi hanno inciso soprattutto il fumo, l’alimentazione, il consumo elevato di alcol, i rischi professionali e l’inquinamento atmosferico. Tra le donne hanno avuto un peso rilevante anche le infezioni sessualmente trasmesse, l’eccesso di peso e la glicemia elevata.
Questi dati mostrano perché non sia possibile applicare un’unica strategia preventiva a tutte le popolazioni. Gli interventi devono tenere conto dei rischi più diffusi, delle caratteristiche dei diversi gruppi e delle condizioni locali. Dove alcune infezioni contribuiscono maggiormente al carico oncologico, per esempio, la vaccinazione e le misure per prevenirne la trasmissione possono assumere un’importanza particolare.
La prevenzione, inoltre, non si esaurisce nella riduzione dei fattori di rischio. Aderire ai programmi di screening raccomandati, individuare tempestivamente eventuali segnali sospetti e accedere a cure appropriate può migliorare le possibilità di trattamento. È altrettanto importante rendere le informazioni sanitarie e i servizi accessibili a tutti, affinché le opportunità di prevenzione non dipendano dal reddito o dal luogo in cui si vive.
Conclusioni
Le previsioni fino al 2050 mostrano quanto il cancro continuerà a mettere alla prova i sistemi sanitari di tutto il mondo. L’aumento atteso dei decessi dipende in larga parte dai cambiamenti demografici, ma lo studio pubblicato su The Lancet richiama l’attenzione anche sui fattori di rischio modificabili, ai quali è attribuito circa il 41,7% delle morti oncologiche registrate nel 2023.
Intervenire su fumo, alcol, alimentazione, esposizioni ambientali e infezioni prevenibili può contribuire a ridurre il peso della malattia. Nessuna misura, da sola, può eliminare completamente il rischio di ammalarsi, ma la combinazione di scelte individuali, politiche sanitarie efficaci e accesso alle cure può fare la differenza. La sfida dei prossimi anni sarà trasformare le conoscenze scientifiche in interventi concreti e accessibili, capaci di proteggere un numero sempre maggiore di persone.
Redazione
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