Il volo della pittima minore: 13.560 km sul Pacifico senza fermarsi

Volo della pittima minore durante la migrazione di 13.560 km dall’Alaska alla Tasmania

Attraversare un oceano per migliaia di chilometri richiede energie enormi. Eppure, nell’ottobre del 2022, una giovane pittima minore ha compiuto un’impresa che ha sorpreso la comunità scientifica: è partita dall’Alaska ed è arrivata in Tasmania dopo aver percorso circa 13.560 chilometri senza atterrare. Il viaggio è durato 11 giorni e un’ora, durante i quali l’uccello non ha potuto fermarsi per cercare cibo o riposare a terra. Il suo caso dimostra quanto il corpo di un animale possa adattarsi a condizioni estreme. Ma come ha fatto un uccello così piccolo a sostenere uno sforzo tanto prolungato? Per capirlo bisogna guardare alla preparazione che precede la partenza, alle riserve energetiche accumulate e alle trasformazioni fisiologiche che gli permettono di affrontare una traversata oceanica senza punti di sosta.

Il record della pittima minore: dall’Alaska alla Tasmania

Il volo della pittima minore B6 è entrato nella storia delle migrazioni degli uccelli grazie a un viaggio straordinario attraverso il Pacifico. Nell’ottobre 2022, questo giovane esemplare è partito dall’Alaska per raggiungere la Tasmania, in Australia, senza effettuare soste documentate durante il tragitto.

La partenza è avvenuta il 13 ottobre. L’uccello è arrivato ad Anson’s Bay, in Tasmania, il 24 ottobre, dopo 11 giorni e un’ora di volo ininterrotto. Nel corso del viaggio ha percorso circa 13.560 chilometri, stabilendo un record per la migrazione più lunga senza fermate documentata per un uccello.

A rendere possibile la ricostruzione del percorso è stato un piccolo trasmettitore satellitare alimentato a energia solare, dal peso di circa cinque grammi. Il dispositivo ha permesso ai ricercatori di seguire gli spostamenti di B6 e di misurare la distanza percorsa durante la traversata.

Il viaggio ha sorpreso anche per la direzione scelta. Invece di seguire una rotta più consueta verso la Nuova Zelanda, la pittima minore ha attraversato una vasta porzione dell’oceano Pacifico fino a raggiungere la Tasmania.

La sua impresa mostra quanto possano essere impegnative le migrazioni degli uccelli, soprattutto quando devono attraversare aree immense senza possibilità di trovare cibo o riposarsi sulla terraferma. Durante una traversata così lunga, ogni riserva energetica diventa essenziale.

Il caso di B6 è stato documentato dal Guinness World Records e dagli scienziati che hanno seguito il viaggio. La registrazione satellitare ha fornito una prova concreta della distanza percorsa e della durata della traversata, offrendo nuove informazioni sulle capacità migratorie di questa specie.

Come gli scienziati hanno seguito l’uccello per oltre 13.000 chilometri

Ricostruire un viaggio tanto lungo in mezzo all’oceano sarebbe stato quasi impossibile senza strumenti di monitoraggio. Per seguire B6, i ricercatori hanno utilizzato un trasmettitore satellitare di circa cinque grammi, abbastanza leggero da non aggiungere un peso eccessivo al corpo dell’animale.

Il dispositivo ha inviato dati che hanno consentito di ricostruire il tragitto dall’Alaska alla Tasmania. Il monitoraggio faceva parte di un progetto dedicato alle migrazioni dei giovani esemplari, con l’obiettivo di capire come affrontino i loro primi spostamenti verso le aree in cui trascorreranno la stagione non riproduttiva.

La ricerca ha coinvolto studiosi dell’United States Geological Survey (USGS), del Max Planck Institute e del servizio statunitense per la fauna selvatica. La ricostruzione del viaggio è descritta nella comunicazione ufficiale dell’USGS sul record di B6, che riporta la distanza percorsa e la durata del volo.

Occorre, tuttavia, distinguere ciò che il sistema ha misurato da ciò che possiamo soltanto ipotizzare. Il trasmettitore ha permesso di seguire gli spostamenti dell’uccello, ma non ha registrato ogni battito d’ali né ha mostrato direttamente il suo comportamento in ogni momento. L’assenza di soste documentate deriva dalla ricostruzione del percorso e dai dati raccolti durante il monitoraggio.

Anche il nome B6 richiede una precisazione. È l’identificativo utilizzato nel racconto scientifico del viaggio, mentre la scheda del Guinness riporta il numero 234684 associato al trasmettitore. Entrambe le denominazioni si riferiscono all’esemplare protagonista del record.

Il risultato resta straordinario. Seguire un singolo animale per migliaia di chilometri di oceano permette agli scienziati di studiare una migrazione che, senza queste tecnologie, sarebbe rimasta in gran parte invisibile. Ogni nuovo tracciamento può inoltre aiutare a individuare le rotte più importanti per la sopravvivenza della specie.

Come fa la pittima minore a volare per giorni senza mangiare

Attraversare il Pacifico per oltre 13.000 chilometri richiede una quantità enorme di energia. La pittima minore affronta questa sfida preparandosi con largo anticipo alla partenza. Prima della migrazione, il suo organismo accumula riserve di grasso che diventano il principale carburante durante il volo.

Nei giovani esemplari, la percentuale di grasso corporeo può aumentare da circa il 17% fino a quasi il 55%. Questo cambiamento permette di immagazzinare energia sufficiente per affrontare una traversata che può durare molti giorni senza possibilità di alimentarsi.

Anche il peso offre indicazioni sulla preparazione. Gli individui in fase di alimentazione possono raggiungere circa 379 grammi, mentre il peso prima della partenza può aggirarsi sui 367 grammi. Le variazioni dipendono dalla fase del ciclo migratorio e dalle condizioni dell’animale.

Non cambia soltanto la quantità di grasso. Prima del viaggio, alcuni organi coinvolti nella digestione, come fegato, reni, stomaco e intestino, possono ridursi. Questa trasformazione contribuisce a rendere il corpo più leggero e a limitare il peso degli organi che non servono nella stessa misura durante il volo. Cuore e muscoli, invece, subiscono adattamenti legati allo sforzo prolungato.

Anche le condizioni atmosferiche possono fare la differenza: i venti favorevoli aiutano l’uccello a risparmiare energia mentre attraversa l’oceano. Rimangono però aspetti ancora poco conosciuti, come il modo in cui questi uccelli riescono a orientarsi con precisione e se riescano a riposare durante una traversata così lunga.

Le ricerche sulle migrazioni, tra cui lo studio pubblicato su Frontiers in Ecology and Evolution, aiutano a comprendere questi adattamenti fisiologici. Il viaggio di B6 dimostra quanto il corpo degli uccelli migratori sia specializzato per affrontare condizioni estreme.

Perché il corpo cambia prima della migrazione

La pittima minore non si limita a mettere da parte riserve di grasso. Prima della partenza, il suo organismo attraversa una serie di trasformazioni fisiologiche che interessano diversi organi e tessuti. Il fenomeno è stato analizzato da Theunis Piersma, Robert E. Gill Jr. e Daniel R. Ruthrauff nello studio pubblicato su Frontiers in Ecology and Evolution nel 2021.

Durante la fase di alimentazione, questi uccelli hanno bisogno di un apparato digestivo efficiente, capace di ricavare nutrienti dal cibo e trasformarli in riserve. Quando si avvicina il momento di partire, la necessità di digerire continuamente diminuisce. Fegato, reni, stomaco e intestino possono quindi ridursi, modificando il rapporto tra grasso accumulato e massa dei tessuti magri.

I cambiamenti non riguardano soltanto gli organi digestivi. Anche cuore e muscoli del volo sono coinvolti nello sforzo necessario per mantenere l’animale in aria. Lo studio ha rilevato differenze nella massa di questi tessuti tra gli esemplari in fase di alimentazione e quelli prossimi al volo. È un esempio di quanto il corpo di un migratore possa adattarsi a esigenze molto diverse nel giro di poche settimane.

Durante la traversata, inoltre, il grasso non è necessariamente l’unica risorsa utilizzata. Gli uccelli possono consumare anche proteine e altri tessuti, mentre l’organismo continua a sostenere il lavoro muscolare e le funzioni indispensabili alla sopravvivenza. Per questo motivo, la preparazione alla migrazione non si può ridurre al semplice accumulo di peso.

Resta aperta anche la questione del riposo. Il fatto che B6 abbia volato senza soste documentate non dimostra che i ricercatori sappiano come abbia gestito ogni momento di attività cerebrale o se abbia avuto brevi episodi di sonno durante il volo. Attribuirgli una particolare strategia di riposo senza prove specifiche sarebbe prematuro.

Anche l’orientamento rimane un tema da approfondire. Il Sole, le stelle, i riferimenti geografici e il campo magnetico terrestre sono tra i segnali studiati per comprendere la navigazione degli uccelli. Nel caso di B6, tuttavia, il percorso non permette di stabilire quale combinazione abbia utilizzato. La deviazione verso la Tasmania, anziché verso la Nuova Zelanda, è documentata; la ragione precisa di quella scelta resta sconosciuta.

Conclusione

Il viaggio di B6 dimostra quanto siano sorprendenti gli adattamenti che rendono possibili le grandi migrazioni. In 11 giorni e un’ora, la pittima minore ha attraversato il Pacifico per circa 13.560 chilometri, sfruttando le riserve accumulate prima della partenza e una serie di trasformazioni fisiologiche che preparano il corpo a uno sforzo prolungato.

Non è soltanto una storia di resistenza fisica. Il monitoraggio satellitare ha permesso di ricostruire una traversata eccezionale e di approfondire le conoscenze su questi animali. Restano domande sull’orientamento, sul riposo e sulla rotta scelta dal giovane esemplare, ma ogni nuova osservazione contribuisce a chiarire i meccanismi di una migrazione estrema.

Una simile capacità di resistenza, però, non rende questi uccelli invulnerabili. Dopo aver percorso migliaia di chilometri, devono trovare ambienti adatti in cui alimentarsi e recuperare le energie. Proteggere le zone umide e le aree di sosta significa quindi tutelare anche gli animali capaci di compiere alcuni dei viaggi più straordinari del mondo naturale.

Redazione

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