Struttura sotto la tomba di Gesù: cosa hanno rilevato i radar

Struttura sotto la tomba di Gesù, Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme e indagini archeologiche nel sottosuolo

Sotto la Basilica del Santo Sepolcro, a Gerusalemme, si conserva una parte della storia che non è visibile ai milioni di pellegrini che visitano ogni anno questo luogo sacro. Le indagini geofisiche permettono di esplorare il sottosuolo senza rimuovere il pavimento, individuando tracce di strutture antiche, cavità e opere murarie. La struttura sotto la tomba di Gesù è un argomento che suscita particolare interesse per ciò che potrebbe rivelare sulle trasformazioni della basilica nel corso dei secoli. Ma quali elementi sono stati individuati dagli studiosi? Le ricerche scientifiche documentano l’impiego del georadar per ricostruire ciò che si trova sotto la pavimentazione. L’età e la funzione di alcune strutture, invece, richiedono ulteriori verifiche. Distinguere i risultati delle misurazioni dalle ipotesi è essenziale per comprendere il valore archeologico di queste indagini e il loro rapporto con la storia del luogo venerato come tomba di Cristo.

Che cosa si trova sotto il Santo Sepolcro: le strutture individuate

La Basilica del Santo Sepolcro sorge in una zona di Gerusalemme che ha subito numerose trasformazioni architettoniche. Le ricostruzioni avvenute nel corso dei secoli hanno modificato gli spazi interni, inglobando strutture precedenti e lasciando sotto il pavimento testimonianze difficili da osservare direttamente. Studiare il sottosuolo è quindi importante sia per la ricerca archeologica sia per la conservazione dell’edificio.

I ricercatori hanno individuato i resti di una struttura circolare in marmo, con un diametro di circa sei metri, realizzata attorno alla camera sepolcrale. Il ritrovamento offre nuovi elementi per ricostruire come la tomba fosse valorizzata e venerata nell’antichità.

Uno studio scientifico pubblicato nel 2025 e registrato nel portale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) italiano ha esaminato l’impiego del georadar nella basilica. Il lavoro, intitolato Analysing the invisible: GPR survey at the Church of the Holy Sepulchre in Jerusalem, descrive indagini finalizzate a documentare le condizioni della pavimentazione e le strutture presenti al di sotto.

I risultati comprendono anomalie riconducibili a elementi sepolti, tra cui canali, muri, pavimentazioni antiche e cavità. Le misurazioni hanno inoltre fornito informazioni sulla profondità della roccia sottostante, sullo spessore delle lastre e sul contenuto d’acqua degli strati del terreno. I dati sono stati elaborati anche attraverso rappresentazioni tridimensionali, utili per ricostruire la disposizione degli elementi individuati.

Queste informazioni aiutano a comprendere come fossero organizzati gli spazi nelle diverse fasi della storia della basilica. Non significa, tuttavia, che ogni anomalia corrisponda a una stanza segreta o a un tunnel utilizzato in epoca romana. Per giungere a conclusioni simili occorre confrontare i risultati con le conoscenze architettoniche e archeologiche già disponibili.

La prudenza è particolarmente importante quando si parla di ambienti sotterranei sotto il luogo venerato come tomba di Cristo. Gli strumenti possono individuare elementi nascosti e suggerire la presenza di strutture sepolte, ma non permettono automaticamente di stabilire quando siano state realizzate né quale funzione avessero. Anche l’eventuale collegamento tra diverse cavità deve essere verificato attraverso analisi specifiche.

La ricerca del CNR rappresenta quindi un contributo concreto alla conoscenza del complesso religioso. Per approfondire i metodi utilizzati e i risultati ottenuti, è possibile consultare lo studio scientifico sulle indagini georadar al Santo Sepolcro.

Struttura sotto la tomba di Gesù, Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme e indagini archeologiche nel sottosuolo

Durante gli scavi sotto il pavimento della chiesa (nella foto), gli archeologi hanno individuato tracce riconducibili a un antico giardino. Secondo la tradizione biblica, la sepoltura di Gesù avvenne in un luogo associato a un giardino, ma il ritrovamento va interpretato con cautela e non costituisce, da solo, una prova diretta dell’episodio descritto nei Vangeli.

Georadar sotto il Santo Sepolcro: come funziona la tecnologia

Il georadar, indicato anche con la sigla GPR, dall’inglese Ground Penetrating Radar, permette di esaminare ciò che si trova sotto una superficie senza dover scavare. Lo strumento invia impulsi elettromagnetici nel terreno e registra i segnali che ritornano quando incontrano materiali con caratteristiche differenti. Analizzando queste risposte, gli specialisti possono ricostruire la presenza e la disposizione di elementi sepolti.

Quando le onde incontrano una muratura, una cavità o un cambiamento nella composizione del terreno, il segnale registrato può differire da quello delle aree circostanti. Queste variazioni vengono elaborate per ottenere immagini del sottosuolo. Non si tratta, però, di fotografie dirette di ciò che si trova sotto il pavimento, bensì di rappresentazioni scientifiche che richiedono un’attenta interpretazione.

Nella Basilica del Santo Sepolcro, questa tecnologia consente di raccogliere informazioni preziose senza intervenire subito sulle strutture storiche. È un vantaggio importante in un luogo in cui la pavimentazione e gli elementi architettonici hanno un notevole valore religioso e culturale.

Il georadar può essere affiancato da altri metodi geofisici. Tra questi figura la tomografia a resistività elettrica, una tecnica che misura la resistenza del terreno al passaggio della corrente attraverso elettrodi collocati in punti prestabiliti. Materiali diversi possono presentare valori di resistività differenti, offrendo ulteriori indizi sulla composizione del sottosuolo.

Le due tecniche non sono equivalenti e non forniscono necessariamente le stesse informazioni. Il georadar registra le risposte degli impulsi elettromagnetici, mentre la tomografia elettrica ricostruisce la distribuzione della resistività. Quando vengono utilizzate insieme, le informazioni ottenute possono aiutare a interpretare situazioni particolarmente complesse.

Resta comunque essenziale distinguere i risultati delle singole ricerche. Lo studio del CNR citato in precedenza documenta l’impiego del georadar nella basilica; eventuali affermazioni su ulteriori campagne di tomografia elettrica devono essere accompagnate da una pubblicazione che ne confermi metodi e risultati.

Quanto sono antiche le strutture sotto la tomba di Gesù?

La storia del Santo Sepolcro è legata alle profonde trasformazioni che hanno interessato Gerusalemme. Il complesso cristiano si sviluppò a partire dal IV secolo, durante il regno dell’imperatore Costantino, e attraversò in seguito distruzioni, ricostruzioni e interventi che ne cambiarono l’aspetto. L’edificio attuale conserva così testimonianze di periodi differenti, non sempre facili da distinguere a prima vista.

Questo contesto storico aiuta a comprendere l’interesse per ciò che si trova sotto la basilica. Le strutture individuate dagli strumenti potrebbero appartenere a fasi costruttive diverse oppure essere collegate a opere realizzate per esigenze architettoniche e pratiche, compresa la gestione dell’acqua. La presenza di un elemento antico, tuttavia, non basta a determinarne con precisione la data.

Per stabilire quando siano stati realizzati un muro, un canale o una cavità, è necessario confrontare le misurazioni con le informazioni storiche e con le caratteristiche costruttive dei materiali. Quando le condizioni lo consentono, le indagini archeologiche dirette possono aggiungere elementi utili a chiarire i rapporti tra gli strati e la successione delle fasi edilizie.

Occorre inoltre considerare la posizione delle strutture rispetto all’Edicola, il piccolo edificio che custodisce il luogo venerato come tomba di Cristo. Non tutte le anomalie registrate sotto la basilica si trovano necessariamente in corrispondenza di questo punto. La loro presenza, inoltre, non dimostra un legame diretto con gli eventi narrati nei Vangeli.

Le nuove tecnologie ampliano dunque le possibilità di ricerca, ma non sostituiscono il lavoro di ricostruzione storica. Per distinguere le strutture più antiche dalle modifiche introdotte nei secoli successivi, gli studiosi devono confrontare i risultati strumentali con le testimonianze architettoniche, i documenti e le ricerche precedenti.

Gli archeologi hanno individuato i resti di un’antica strada sotto la chiesa. La sua origine e la sua funzione devono ancora essere chiarite, così come l’eventuale legame con il percorso che, secondo la tradizione cristiana, Gesù avrebbe seguito verso il luogo della crocifissione circa duemila anni fa.

Dalla basilica di Costantino alle verifiche archeologiche ancora necessarie

La costruzione della prima grande basilica cristiana sotto Costantino segnò una fase decisiva nella storia del Santo Sepolcro. Il complesso venne sviluppato per monumentalizzare i luoghi associati alla morte e alla sepoltura di Gesù, diventando progressivamente uno dei principali centri di culto del cristianesimo.

Nei secoli successivi, numerosi interventi edilizi ne modificarono l’aspetto. Alcune strutture precedenti poterono essere inglobate nelle nuove costruzioni, mentre altre vennero coperte o trasformate. Per gli archeologi, ricostruire questa successione significa capire non soltanto quali elementi siano sopravvissuti, ma anche come gli spazi siano cambiati nel tempo.

Il georadar offre un vantaggio concreto: permette di individuare possibili strutture sepolte prima di pianificare interventi più invasivi. Le mappe ottenute possono orientare le verifiche successive e aiutare a individuare le aree che meritano ulteriori approfondimenti. In un edificio delicato come il Santo Sepolcro, disporre di queste informazioni è importante anche per programmare i lavori di conservazione.

Esiste però una differenza sostanziale tra rilevare un’anomalia e confermare la presenza di una specifica struttura archeologica. Un segnale compatibile con una cavità non ne rivela necessariamente la funzione, così come una muratura non può essere datata all’epoca romana o bizantina sulla sola base della sua individuazione strumentale. Le ipotesi sulla presenza di cisterne, corridoi di servizio o altri ambienti devono quindi essere sostenute da prove adeguate.

Lo stesso principio vale per il rapporto con la tomba attribuita a Gesù. Le indagini possono contribuire a conoscere meglio il contesto architettonico e geologico della basilica, ma non dimostrano direttamente l’identità della persona sepolta nel luogo venerato dai cristiani.

La ricerca non va quindi interpretata come la conferma definitiva di una scoperta sensazionale. Il suo valore consiste nella possibilità di esaminare, attraverso strumenti scientifici, una parte della storia dell’edificio che rimane nascosta alla vista e di pianificare futuri interventi sulla base di informazioni più precise.

Conclusione

Le indagini geofisiche stanno aprendo nuove prospettive per comprendere il sottosuolo del Santo Sepolcro. Le ricerche documentate mostrano come il georadar possa individuare cavità, canali, muri e pavimentazioni sepolte, contribuendo alla ricostruzione delle diverse fasi architettoniche della basilica.

La struttura sotterranea di cui si parla non deve però essere descritta come un unico ambiente misterioso, già identificato in ogni dettaglio. Per stabilire l’età, la funzione e gli eventuali collegamenti tra gli elementi individuati servono ulteriori verifiche e un confronto rigoroso con le fonti storiche.

È proprio l’incontro tra tecnologia e archeologia a rendere queste ricerche interessanti: sotto uno dei luoghi più importanti della tradizione cristiana potrebbero conservarsi testimonianze preziose del passato, ancora da interpretare con attenzione. Ogni nuovo dato può contribuire a ricostruire la storia della basilica, senza confondere ciò che gli strumenti hanno rilevato con ciò che resta, per ora, un’ipotesi.

Redazione

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