Caccia alla coturnice in Trentino, autorizzati 77 abbattimenti: la specie è in declino
Dal 1° ottobre 2026 è aperta la caccia alla coturnice in Trentino, con un limite di 77 esemplari autorizzati al prelievo per l’attuale stagione venatoria. Il dato ha riacceso il dibattito sulla gestione di questo uccello di montagna. La specie attraversa infatti una fase delicata e le sue popolazioni mostrano segnali di difficoltà. La questione, però, non riguarda soltanto il numero degli animali che possono essere prelevati. Al centro ci sono anche le condizioni della coturnice, le pressioni che gravano sul suo habitat e i criteri utilizzati per stabilire le quote di caccia. In Trentino vive la forma alpina della specie, Alectoris graeca saxatilis, appartenente alla famiglia dei Fasianidi. Ma come si concilia il prelievo venatorio con la necessità di conservare una popolazione considerata in cattivo stato?
In Trentino la caccia alla coturnice riparte con 77 esemplari autorizzati
La stagione venatoria 2026/2027 in Trentino è stata regolamentata dalla Provincia autonoma di Trento. Le disposizioni stabiliscono periodi, modalità e prescrizioni tecniche per le diverse specie. Il quadro provinciale prevede anche specifiche misure per la coturnice e per il fagiano di monte. La Provincia spiega che la gestione della fauna tiene conto delle fasi biologiche degli animali e delle esigenze del territorio. A questo processo partecipano l’Osservatorio Faunistico Provinciale, l’ISPRA e gli altri soggetti interessati.
Per la stagione attuale, tuttavia, è soprattutto la quota assegnata alla coturnice ad aver attirato l’attenzione. Secondo le informazioni riportate in questi giorni, sono 77 gli esemplari di coturnice alpina autorizzati al prelievo. La LIPU di Trento indica questo numero come il più alto degli ultimi vent’anni. Si tratta quindi del numero massimo di capi che possono essere prelevati. Non rappresenta il bilancio degli abbattimenti effettivamente realizzati.
La vicenda ha suscitato critiche perché la coturnice non gode di uno stato di conservazione favorevole. La LIPU la inserisce tra le specie SPEC 1. Questa categoria comprende uccelli di particolare interesse per la conservazione a livello europeo e globale. L’associazione considera inoltre cattivo il suo stato di conservazione. La coturnice è anche collocata tra le specie vulnerabili della Lista Rossa italiana.
Perché i 77 abbattimenti fanno discutere
Il punto più controverso non è soltanto la possibilità di cacciare questa specie. A far discutere è anche il mantenimento di una quota di prelievo. La coturnice deve infatti affrontare diverse pressioni ambientali.
Sergio Merz, delegato della LIPU di Trento, ha contestato pubblicamente la decisione. Ha richiamato le difficoltà della specie e la responsabilità dell’Italia nella sua tutela. Secondo la posizione espressa dall’associazione, diversi fattori pesano sulla coturnice. Tra questi ci sono la crescente presenza umana nelle aree montane, la trasformazione degli habitat e il loro deterioramento. Vengono inoltre indicati i cambiamenti climatici e la stessa attività venatoria.
Il quadro scientifico mostra che la situazione merita attenzione. Il Piano d’azione nazionale per la coturnice pubblicato da ISPRA definisce lo stato di conservazione della specie in Italia come sfavorevole. Tra i fattori individuati figurano l’abbandono delle attività agro-pastorali nelle aree montane e l’isolamento delle popolazioni. A questi si aggiunge il deterioramento delle condizioni necessarie alla loro conservazione. Il documento considera inoltre la gestione sostenibile del prelievo tra gli aspetti da valutare per la tutela a lungo termine della specie.
Per questo la questione non può essere ricondotta soltanto alla contrapposizione tra cacciatori e associazioni ambientaliste. Il nodo riguarda soprattutto il modo in cui vengono valutate le popolazioni locali. Conta anche il modo in cui quei dati vengono utilizzati per stabilire se e quanti animali possano essere prelevati.
La coturnice è davvero in declino? Cosa dicono i dati sulla specie
La coturnice (Alectoris graeca) è un galliforme tipico degli ambienti montani e aperti. In Italia occupa soprattutto alcune aree delle Alpi e dell’Appennino. In Sicilia vive invece la sottospecie Alectoris graeca whitakeri, particolarmente distinta rispetto alle popolazioni della penisola. La LIPU descrive il suo habitat come un insieme di praterie montane, aree aperte, mosaici di vegetazione e zone rocciose.
Il declino della specie non dipende quindi da una sola causa. La riduzione degli ambienti idonei può avere un ruolo importante. Lo stesso vale per la trasformazione del paesaggio montano e l’abbandono di alcune attività tradizionali. Anche l’aumento del disturbo nelle aree frequentate dalla coturnice può incidere sulla capacità delle popolazioni di mantenersi numericamente stabili.
Habitat, cambiamenti climatici e pressione umana mettono alla prova la coturnice
Le difficoltà della coturnice sono strettamente legate alle condizioni del suo ambiente. La specie necessita di aree aperte e diversificate. Devono essere presenti spazi per l’alimentazione, vegetazione bassa e zone adatte alla riproduzione. Quando il paesaggio cambia, questi ambienti possono ridursi o frammentarsi. Le popolazioni rischiano così di diventare più isolate.
Il Piano d’azione nazionale elaborato da ISPRA considera la conservazione e il miglioramento delle aree riproduttive tra gli interventi prioritari. Il documento richiama inoltre la necessità di seguire nel tempo i parametri demografici. Sono importanti anche lo stato sanitario e genetico delle popolazioni e le condizioni ecologiche della specie.
La situazione italiana assume un’importanza particolare anche perché il nostro Paese ospita una parte consistente della popolazione mondiale nidificante. Le stime riportate nel quadro di conservazione della specie indicano una presenza italiana nell’ordine di alcune migliaia di coppie. Queste sono distribuite in maniera frammentata tra le principali aree montane. La tutela di queste popolazioni ha quindi un peso che supera i confini delle singole regioni.
Anche la classificazione della coturnice riflette queste difficoltà. La LIPU la considera Vulnerabile nella Lista Rossa italiana e indica come cattivo il suo stato di conservazione.
In questo scenario, la caccia rappresenta uno dei fattori da valutare. Diventa però particolarmente delicata quando interessa popolazioni già sottoposte a diverse pressioni. Per questo il piano nazionale non si limita alla gestione del prelievo. Mette al centro anche il miglioramento degli habitat, il monitoraggio e il recupero delle popolazioni.
Resta così la domanda che ha alimentato le polemiche in Trentino: quanto è compatibile il prelievo venatorio con gli obiettivi di conservazione della coturnice? La risposta dipende dai dati sulle singole popolazioni. Dipende anche dai criteri utilizzati per fissare le quote e dalla capacità di mantenere il prelievo entro livelli sostenibili.
Conclusione
La caccia alla coturnice in Trentino torna quindi al centro dell’attenzione con una quota di 77 esemplari autorizzati al prelievo. La specie continua intanto a essere considerata in una situazione di conservazione non favorevole. La Provincia inquadra l’attività venatoria all’interno della gestione faunistica e delle relative prescrizioni tecniche. La LIPU contesta invece l’opportunità di autorizzare abbattimenti su una specie già in difficoltà.
Il punto centrale non è soltanto stabilire se 77 esemplari siano tanti o pochi in assoluto. Per capire l’impatto reale della decisione occorre guardare alla consistenza delle popolazioni locali e alla loro evoluzione nel tempo. Bisogna considerare anche la qualità degli habitat e i risultati dei monitoraggi. Sono questi gli elementi che possono aiutare a valutare se il prelievo sia compatibile con la conservazione della coturnice.
Il dibattito trentino, quindi, va oltre la singola stagione venatoria. Riguarda il modo in cui una specie in difficoltà viene gestita. Riguarda anche quale equilibrio si vuole raggiungere tra attività venatoria e tutela della biodiversità.
Redazione
Potresti leggere anche:
Cacciatori regolatori della biodiversità: cosa significa davvero il termine “bioregolatori” nel dibattito sul DDL Caccia
DDL Caccia approvato dal Senato: cosa cambia per lupi, fauna selvatica e cittadini
Cacciatore ucciso da elefanti in Gabon: safari fatale per un milionario cacciatore di trofei
Seguici anche su: Youtube | Telegram | Instagram | Facebook | Pinterest | x


