Affidabilità auto elettriche: cosa succede dopo 100.000 km? Lo studio su 47 milioni di test
Quando si compra un’auto usata, uno dei primi dati che si guarda è quasi sempre il numero dei chilometri percorsi. Più il contachilometri sale, più aumenta il timore che possano arrivare guasti e costose riparazioni. Ma con le auto elettriche le cose potrebbero essere diverse. Un nuovo studio sull’Affidabilità auto elettriche ha analizzato 47,4 milioni di test MOT effettuati nel Regno Unito, mettendo a confronto le vetture elettriche con quelle a benzina. I risultati diventano particolarmente interessanti quando il chilometraggio aumenta: oltre una determinata soglia, le elettriche mostrano un tasso di bocciatura che tende a stabilizzarsi, mentre quello delle auto a benzina continua a crescere. Ma questo significa davvero che le elettriche durano più a lungo? E soprattutto, un’auto elettrica con 100.000 o 200.000 km può ancora essere una scelta affidabile?
Auto elettriche e benzina: cosa cambia quando aumentano i chilometri
La ricerca è stata commissionata dalla British Vehicle Rental and Leasing Association (BVRLA) e realizzata da New AutoMotive utilizzando i dati ufficiali dei test MOT. L’analisi ha preso in considerazione 47,4 milioni di controlli e ha confrontato i veicoli tenendo conto anche dell’età e del chilometraggio. È proprio questo aspetto a rendere interessante il risultato: non si tratta semplicemente di mettere sullo stesso piano auto nuove e vecchie, ma di osservare come cambia la probabilità di superare il controllo tecnico man mano che aumentano gli anni e i chilometri.
Alle percorrenze più basse le differenze tra elettriche e auto a benzina non sono particolarmente marcate. La situazione cambia invece intorno alle 60.000 miglia, equivalenti a circa 96.500 chilometri. Da quel momento il tasso di bocciatura delle vetture elettriche tende a stabilizzarsi intorno al 16%, mentre quello delle auto a benzina continua a salire.
Il dato è interessante perché mette in discussione una convinzione molto diffusa nel mercato dell’usato: quella secondo cui un’automobile con molti chilometri sia necessariamente vicina a una fase di maggiore usura e quindi più rischiosa da acquistare.
A 100.000 km il divario tra elettriche e termiche aumenta
Il confronto diventa ancora più evidente quando si arriva a percorrenze elevate. Nella fascia compresa tra 90.000 e 120.000 miglia, cioè circa 145.000-193.000 chilometri, lo studio ha rilevato un tasso di bocciatura del 16,5% per le auto elettriche contro il 22,1% delle vetture a benzina appartenenti alla stessa fascia di età e percorrenza.
In altre parole, proprio quando molti automobilisti inizierebbero a considerare un’auto fortemente chilometrata, le vetture elettriche analizzate mostrano un comportamento migliore nel superamento del controllo.
Il divario diventa ancora più evidente oltre le 120.000 miglia, pari a circa 193.000 chilometri. In questa fascia il tasso di bocciatura delle elettriche rimane intorno al 16%, mentre quello delle auto a benzina arriva al 23,5%.
Non significa che una vettura elettrica con 200.000 chilometri sia automaticamente in condizioni migliori di una termica con la stessa percorrenza. Il risultato va interpretato nel suo contesto: la ricerca misura la probabilità di superare il MOT e non stabilisce lo stato generale di ogni singolo veicolo. I dati mostrano però che l’elevato chilometraggio non sembra penalizzare le elettriche nello stesso modo osservato per le auto a benzina.
C’è poi un altro dato significativo sulla durata delle vetture più anziane. Tra le auto che hanno raggiunto almeno 15 anni di età, il 94,6% delle elettriche considerate nella ricerca continuava a sottoporsi al MOT, contro l’88,1% delle vetture a benzina. Anche questo risultato va letto con cautela, ma rafforza l’idea che età e chilometraggio, presi da soli, non siano sufficienti per giudicare la vita residua di un’auto elettrica.
Perché le auto elettriche sembrano resistere meglio con tanti chilometri
Per capire il risultato bisogna considerare anche le differenze tecniche tra una vettura elettrica e una dotata di motore a combustione interna. Un’auto elettrica non utilizza un motore termico con pistoni, valvole, candele, sistema di scarico e numerosi altri componenti meccanici presenti nelle automobili tradizionali. Questo non significa che sia priva di parti soggette a usura, ma cambia il modo in cui l’auto accumula chilometri e richiede manutenzione.
Lo studio BVRLA non dimostra però che questa maggiore semplicità meccanica sia l’unica ragione del risultato. La ricerca si basa soprattutto sui difetti rilevati durante i test MOT e, proprio per questo, bisogna evitare di trasformare i dati in una classifica assoluta dell’affidabilità di tutte le automobili elettriche presenti sul mercato.
Un altro elemento interessante riguarda il tipo di utilizzo. Nel Regno Unito una parte consistente delle vetture elettriche è stata impiegata in flotte aziendali e nel settore del noleggio. Questo può contribuire a spiegare perché alcune elettriche raggiungano percorrenze elevate relativamente rapidamente. Il loro elevato chilometraggio, quindi, non indica necessariamente un utilizzo privato particolarmente intenso o trascurato.
Pneumatici e freni sono il punto debole delle elettriche
La ricerca non racconta soltanto aspetti positivi. C’è infatti un componente nel quale le elettriche mostrano una situazione meno favorevole: gli pneumatici. I veicoli elettrici hanno registrato più difetti agli pneumatici, con un’incidenza indicata nello studio pari a circa 1,8 volte quella osservata sulle auto a benzina.
Il risultato non è particolarmente sorprendente se si considera che molte vetture elettriche sono più pesanti delle corrispondenti auto termiche e sviluppano immediatamente una coppia elevata. Peso e caratteristiche della trasmissione possono quindi avere conseguenze sull’usura delle gomme, anche se la relazione non può essere ricondotta a un’unica causa.
Per quanto riguarda i freni, il quadro è più sfumato. Le elettriche risultano maggiormente penalizzate alle percorrenze più basse, mentre con l’aumentare dei chilometri il loro comportamento diventa migliore rispetto alle vetture a benzina. Una possibile spiegazione è legata alla frenata rigenerativa, che consente di recuperare energia durante le decelerazioni e può ridurre l’utilizzo dei freni tradizionali in determinate condizioni.
La ricerca ha inoltre trovato elementi interessanti sul sistema delle sospensioni. Non è emersa una prova secondo cui il maggiore peso delle vetture elettriche provocherebbe automaticamente più problemi alle sospensioni. È un dettaglio importante perché il peso delle batterie viene spesso indicato come uno dei principali svantaggi delle auto a batteria.
Il quadro complessivo, quindi, è meno semplice di quanto possa sembrare. Le elettriche non mostrano risultati migliori in ogni singola categoria, ma presentano una caratteristica particolarmente interessante: quando il chilometraggio diventa molto elevato, la loro percentuale di bocciatura al MOT tende a rimanere stabile mentre quella delle auto a benzina continua ad aumentare.
Un’auto elettrica con 100.000 o 200.000 km è ancora affidabile?
È proprio qui che i risultati dello studio diventano interessanti per chi sta pensando di acquistare un’auto usata. Il numero indicato dal contachilometri continua a essere importante, ma per una vettura elettrica non dovrebbe rappresentare l’unico parametro di valutazione.
I dati britannici suggeriscono infatti che un’elettrica con molti chilometri non debba essere considerata automaticamente “finita”. Al contrario, alcune vetture possono continuare a superare i controlli anche dopo percorrenze che molti automobilisti associano a una fase avanzata della vita dell’auto.
Questo non significa però che si possa acquistare qualsiasi elettrica ad alto chilometraggio senza effettuare verifiche. Il punto più delicato riguarda la batteria di trazione. Ed è proprio qui che lo studio deve essere interpretato con attenzione: il MOT non misura la capacità residua della batteria né stabilisce quanto sia stata degradata rispetto alle condizioni originarie.
La batteria è la grande incognita dello studio
Il dato più importante da ricordare quando si parla di auto elettriche usate affidabilità è quindi questo: superare il MOT non equivale a dimostrare che la batteria sia in perfetta salute.
Nel controllo britannico vengono effettuate verifiche su diversi elementi del veicolo, compresa la batteria quando previsto dalle procedure, ma l’esame della batteria di propulsione non consiste in una misurazione della sua capacità residua. La documentazione ufficiale GOV.UK specifica che, quando la batteria di propulsione è accessibile, può essere sottoposta a un controllo visivo; il MOT non fornisce invece un certificato sul livello di degradazione della batteria.
Per chi acquista un’elettrica usata, questo cambia completamente il modo di interpretare il chilometraggio. Una vettura con 150.000 chilometri potrebbe essere ancora in ottime condizioni dal punto di vista di molti componenti, ma sarebbe comunque opportuno conoscere lo stato della batteria prima dell’acquisto.
La verifica dovrebbe quindi comprendere la storia del veicolo, gli interventi effettuati, le condizioni degli pneumatici e dei freni e, soprattutto, le informazioni disponibili sulla batteria. Anche il modo in cui l’auto è stata utilizzata può essere importante. Un veicolo proveniente da una flotta potrebbe aver percorso moltissimi chilometri, ma avere una manutenzione documentata e regolare.
Il vero messaggio dello studio è quindi diverso dal semplice “le elettriche durano più delle termiche”. I dati suggeriscono che un elevato chilometraggio non è sufficiente per considerare un’auto elettrica poco affidabile. Per valutarne realmente le condizioni bisogna guardare oltre il contachilometri e considerare l’intero veicolo, compresa la batteria.
Conclusione
I 47,4 milioni di test analizzati dalla BVRLA cambiano almeno in parte il modo in cui guardare alla durata delle auto elettriche. Quando la percorrenza cresce, le vetture a batteria analizzate mostrano un tasso di bocciatura al MOT che tende a stabilizzarsi intorno al 16%, mentre quello delle auto a benzina continua a salire fino al 23,5% oltre le 120.000 miglia.
Il risultato non autorizza però a dire che ogni elettrica sia più affidabile di ogni auto termica. Lo studio fotografa soprattutto la capacità dei veicoli di superare determinati controlli tecnici e non misura direttamente la salute della batteria.
Per chi sta valutando un’elettrica usata, la conclusione più interessante è quindi un’altra: 100.000, 150.000 o persino 200.000 chilometri non dovrebbero essere considerati automaticamente un limite invalicabile. Prima di giudicare un’auto bisogna conoscerne la storia e verificare le condizioni dei componenti più importanti. Il chilometraggio resta un’informazione utile, ma per le auto elettriche potrebbe non essere più il principale indicatore della loro vita residua.
Redazione
Potresti leggere anche:
Mal d’auto e auto elettriche: perché il viaggio silenzioso può far venire nausea
Seguici anche su: Youtube | Telegram | Instagram | Facebook | Pinterest | x



