Gli scienziati pensano di aver trovato un modo per “ascoltare” la vita aliena

Segnali radio terrestri che si propagano nel Sistema Solare, possibile indizio di vita aliena

Quando si parla di vita aliena, l’immaginario corre subito a film di fantascienza, messaggi cifrati e navi spaziali che compaiono dal nulla. In realtà, la possibilità di captare un segnale extraterrestre potrebbe nascondersi in qualcosa di molto più concreto: le stesse comunicazioni radio che ogni giorno utilizziamo per dialogare con lo spazio. Ogni volta che la NASA invia istruzioni a un rover su Marte o a una sonda interplanetaria, una parte del segnale raggiunge il bersaglio, ma un’altra continua a viaggiare nel cosmo. È lì che, secondo un nuovo studio, si apre la possibilità che qualcuno stia già ascoltando le nostre trasmissioni. E lo scenario più affascinante è che anche noi potremmo fare lo stesso: intercettare segnali dallo spazio e magari intuire l’esistenza di altre intelligenze oltre la Terra.

Onde radio e tracce di vita aliena

Ogni comunicazione inviata nello spazio non è mai solo un comando tecnico. Quando i centri della NASA trasmettono istruzioni a un rover su Marte o a un orbiter, il segnale non si ferma lì: una parte prosegue la sua corsa oltre il sistema Terra-Luna, continuando a diffondersi tra le stelle. È un po’ come parlare a voce alta in una stanza buia: chiunque sia nei dintorni può captare frammenti di conversazione. Questo semplice fenomeno fisico si trasforma in un’occasione scientifica, perché potrebbe diventare una pista concreta per cercare civiltà extraterrestri.

Un gruppo della Pennsylvania State University, insieme al Jet Propulsion Laboratory della NASA, ha studiato anni di trasmissioni e ha scoperto che chiunque si trovi lungo la traiettoria che unisce Terra e Marte avrebbe un punto d’ascolto perfetto. Non è un’ipotesi remota: secondo l’astronomo Pinchen Fan, in certi allineamenti la probabilità di captare un nostro segnale arriva fino al 77%.

In altre parole, stiamo già “parlando” allo spazio senza saperlo. E se qualcuno dall’altra parte dovesse ascoltare, non avrebbe bisogno di tecnologie fantascientifiche, ma solo della giusta posizione. Proprio come noi, quando con una vecchia radio intercettiamo una frequenza lontana per puro caso.

Rappresentazione grafica delle aree del Sistema Solare raggiunte dalle nostre trasmissioni radio. Crediti: Zayna Sheikh

 Il ruolo del Deep Space Network

Alla base di tutto c’è il Deep Space Network (DSN), la rete di antenne che la NASA utilizza per comunicare con le sonde interplanetarie. Analizzando decenni di dati del DSN, i ricercatori hanno visto che le emissioni radio non sono eventi sporadici, ma un flusso costante che si riversa nel cosmo. È come un rubinetto che perde goccia dopo goccia: un getto invisibile di informazioni che scivola nel vuoto, pronto a essere raccolto da chiunque si trovi nel posto giusto. Questo rende ancora più plausibile l’idea che altri possano già averci “sentito” senza che noi ce ne accorgessimo.

Ribaltare la prospettiva: cercare segnali extraterrestri

Se altri possono captare noi, perché non provare a invertire il gioco? I ricercatori propongono di sfruttare lo stesso principio per intercettare possibili comunicazioni aliene. Se civiltà lontane esplorano i loro pianeti con sonde e rover, anche loro emetteranno onde radio. Il nostro compito, quindi, sarebbe puntare lo sguardo verso sistemi stellari in cui due pianeti risultano allineati dal nostro punto di vista. È proprio lì che la probabilità di captare segnali aumenta.

Il limite attuale è che conosciamo ancora pochi sistemi con queste caratteristiche. Le scoperte di esopianeti negli ultimi vent’anni sono state rivoluzionarie, ma rappresentano solo l’inizio. Tutto potrebbe cambiare con il telescopio spaziale Nancy Grace Roman, che promette di ampliare enormemente il nostro catalogo planetario. Con centinaia di migliaia di nuovi mondi da osservare, cresceranno anche le occasioni di trovare quegli allineamenti favorevoli che potrebbero regalarci indizi preziosi.

In fondo, questa ricerca ci mostra che siamo ancora alle prime battute di un viaggio lunghissimo. La scienza non ci offre certezze immediate, ma apre sentieri di scoperta: e uno di questi potrebbe condurre alla rivelazione che non siamo soli.

Esopianeti e nuove possibilità

Gli esopianeti sono la chiave di tutto. Ne abbiamo già individuati migliaia, ma solo pochi mostrano condizioni simili a quelle della Terra. Con il telescopio Nancy Grace Roman, la lista potrebbe crescere a dismisura, dando agli astronomi più sistemi su cui concentrare l’attenzione. Più pianeti osserviamo, più possibilità avremo di captare un “canale cosmico” che ci riveli tracce di intelligenza aliena. È come cercare nuove frequenze radio: prima o poi, tra i rumori di fondo, potrebbe emergere una voce che non ci aspettavamo.

Conclusione

Lo studio pubblicato su Astrophysical Journal Letters non ci dice che domani scopriremo la vita aliena, ma ci consegna uno strumento nuovo per provarci. Ogni segnale inviato nello spazio diventa una scintilla che corre nel buio, e ogni allineamento planetario si trasforma in una finestra pronta a spalancarsi. Forse qualcuno, da qualche parte, ha già intercettato le nostre voci cosmiche. E forse, un giorno, saremo noi a riconoscere, tra il brusio delle stelle, l’eco inattesa di un’altra civiltà.

Leggi il comunicato della Penn State University.

Redazione

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