Le sorprendenti spugne di mare giganti che possono vivere 2000 anni

Le spugne non sono così “semplici” come sembrano: collaborano con i microrganismi e producono un’enorme varietà di composti chimici che respingono parassiti e malattie

Lina Bayona Maldonado dell’Universiteit Leiden ha studiato le spugne barile giganti e ha scoperto che una di loro ha almeno 2000 anni e anche una cosa altrettanto sorprendente: a differenza degli esseri umani e di quasi tutti gli animali, le spugne giganti più vecchie sembrano avere un tasso di divisione cellulare più veloce. Come se non bastasse producono antibiotici  e, nella sua tesi di dottorato che discuterà il 22 aprile, la Bayona Maldonado ha cercato di capire come le differenze in fattori come l’età o la profondità oceanica influenzano la produzione di tutte queste  sostanze.

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Intantro la ricercatrice olandese spiega che «Le spugne barile giganti possono diventare enormi, grandi fino a due o tre metri. I subacquei a volte ci nuotano dentro Quando pensi a una barriera corallina, per prima cosa pensi al corallo, ma le spugne sono vitali per quell’ecosistema. Come fonte di cibo, ma anche per i cicli del carbonio, dell’azoto e del silicio. ‘

Una materia di studio affascinante per una biologa, ma Bayona Maldonado è una chimica e spiega ancora: «Trovo interessanti i prodotti marini naturali. Le spugne producono un numero enorme di sostanze diverse. Non possono muoversi, quindi devono essere in grado di sostenersi sul posto. Risolvono il problema collaborando con i microrganismi e producendo un’enorme varietà di composti chimici. Ad esempio, si assicurano che non siano buone da mangiare e respingono parassiti e malattie. Ogni anno, i ricercatori isolano non meno di duecento nuove sostanze prodotte dalle spugne».

Le spugne non sono per niente semplici come sembrano e come credevamo. La Bayona Maldonado ha studiato come la produzione di composti nelle spugne barili giganti sia influenzata da fattori come la profondità, la temperatura e l’acidità dell’acqua e ha esaminato le caratteristiche genetiche e l’età delle spugne e ora dice che «Le spugne possono vivere fino a tarda età: 600 anni è un’età abbastanza normale. Una si è rivelata avere circa duemila anni. E la cosa sorprendente è stata: più vecchia è la spugna, più veloce è il tasso di divisione cellulare. Si rinnovano costantemente. Potrebbe essere che la velocità aumenti con gli anni, ma potrebbe anche essere che una spugna invecchi proprio perché lui o lei – a differenza di molte altre specie di spugne, le spugne giganti hanno un sesso per tutta la vita – ha un rapido tasso di divisione cellulare».

La Bayona Maldonado ha studiato le spugne che vivono in 5 aree diverse: Curaçao, Martinica, Tanzania, Taiwan e Indonesia e rimpiange di non essersi potuta immergere in ognuno di questi paradisi subacquei per raccogliere il materiale utile alla sua ricerca. Ha infatti lavorato con altri dottorandi e il Naturalis Biodiversity Center olandese. Non ha avuto di guardare ogni sostanza in laboratorio per vedere come la sua produzione fosse influenzata dalla temperatura o dalla profondità dell’acqua: «La metabolomica lo fa per te al giorno d’oggi – evidenzia la ricercatrice – Proprio come il genoma è il pacchetto totale dei geni di un organismo e il microbioma è la raccolta di specie di microrganismi nel corpo, così il metaboloma è il totale di migliaia di diversi metaboliti o sostanze che un organismo produce in un determinato momento. È possibile studiare un pacchetto del genere in una volta sola, ad esempio, un piccolo pezzo di spugna di mare, utilizzando la tecnologia della spettroscopia e l’analisi statistica».

Anche se sulle spugne di mare sono già state fatte molte ricerche, resta ancora molto da scoprire e con il progresso teconologico/scientifico molto di più sta diventando possibile. Con la sua ricerca, la Bayona Maldonado ha compiuto un primo passo verso la comprensione di come l’ambiente circostante influenza le sostanze che producono le spugne barile giganti. La scienziata olandese conclude: «In futuro, saranno possibili misurazioni in tempo reale del metaboloma delle spugne viventi nel loro ambiente. E poi potremo anche studiare le interazioni tra il metaboloma e, ad esempio, il microbioma». Bayona Maldonado è sicura di una cosa: «Le spugne sono incredibilmente interessanti!»

Fonte: www.greenreport.it

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