Tassa pacchi dalla Cina: dal 1° luglio paghi comunque 3 euro in più, anche se la tassa italiana slitta a ottobre

Tassa pacchi dalla Cina: cosa cambia dal 1° luglio 2026 per gli acquisti sotto i 150 euro

Chi acquista spesso su Temu, AliExpress o SHEIN ha probabilmente sentito parlare della nuova tassa sui pacchi provenienti dalla Cina. Le ultime decisioni del Governo, però, hanno creato parecchia confusione. La tassa italiana da 2 euro sui pacchi extra-UE con un valore inferiore a 150 euro non partirà più il 1° luglio 2026. Il Governo ha infatti rinviato l’entrata in vigore al 1° ottobre 2026. Questo cambiamento, però, non significa che gli acquisti resteranno invariati durante l’estate. Dal 1° luglio entrerà comunque in vigore il dazio europeo da 3 euro destinato ai piccoli pacchi provenienti da Paesi extra-UE. Chi acquista sulle principali piattaforme di e-commerce cinesi dovrà quindi fare i conti con un costo aggiuntivo fin da subito. Vediamo cosa cambia davvero, perché il Governo ha scelto di rinviare la tassa italiana e quanto si rischia di pagare.

Cosa cambia dal 1° luglio per i pacchi dalla Cina sotto i 150 euro

Dal 1° luglio 2026 entra in vigore il dazio europeo da 3 euro sui pacchi provenienti da Paesi extra-UE con un valore inferiore ai 150 euro. La tassa italiana da 2 euro slitta a ottobre, ma questa misura europea partirà regolarmente. Rimarrà in vigore fino al 1° luglio 2028, quando dovrebbe entrare in funzione il nuovo sistema doganale europeo dedicato agli acquisti online.

Bruxelles ha deciso di intervenire perché il numero delle spedizioni è cresciuto a ritmi molto elevati negli ultimi anni. Secondo le stime della Commissione europea, i piccoli pacchi provenienti da Paesi extra-UE sono raddoppiati ogni anno dal 2022. Nel 2024 hanno raggiunto la cifra record di 4,6 miliardi di spedizioni. Il dato più significativo riguarda la provenienza: il 91% dei mini-pacchi arriva dalla Cina.

Per affrontare questo fenomeno, la Commissione europea ha deciso di eliminare la franchigia doganale introdotta nel 1992. Fino a oggi questa regola permetteva ai pacchi di valore ridotto di entrare nell’Unione Europea senza il pagamento di dazi. La misura interessa soprattutto gli acquisti effettuati su piattaforme come AliExpress, Temu e SHEIN, utilizzate ogni giorno da milioni di consumatori.

Perché i 3 euro possono aumentare e quanto si pagherà realmente

C’è un dettaglio importante che molti consumatori ignorano. Il dazio europeo non si calcola sul valore complessivo del pacco. Si applica invece a ogni categoria merceologica presente nella spedizione.

Facciamo un esempio. Se il pacco contiene prodotti appartenenti a una sola categoria, il costo aggiuntivo sarà di 3 euro. Se invece include due categorie merceologiche differenti, il dazio scatterà due volte. In questo caso il totale salirà a 6 euro. Lo stesso criterio vale anche quando il pacco contiene più categorie di prodotti.

Oltre al dazio europeo, l’Italia aveva previsto una tassa di gestione da 2 euro, nota come handling fee. Questa somma avrebbe dovuto coprire le operazioni di smistamento, movimentazione e sdoganamento delle merci negli hub logistici italiani. Anche questa misura sarebbe dovuta entrare in vigore il 1° luglio.

Il Governo, però, ha deciso di rinviarla al 1° ottobre 2026. Dal 1° luglio, quindi, chi acquista online dovrà sostenere solo il dazio europeo. Il rinvio evita, almeno per il momento, che i due importi si sommino sulla stessa spedizione.

Perché la tassa italiana è stata rinviata al 1° ottobre 2026

Il Consiglio dei Ministri ha deciso di rinviare la tassa italiana da 2 euro con un decreto-legge approvato su proposta della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni insieme ai ministri Giancarlo Giorgetti, Matteo Salvini, Adolfo Urso e Marina Calderone.

L’obiettivo è semplice: evitare che dal 1° luglio entrino in vigore contemporaneamente il dazio europeo e la tassa nazionale. Se entrambe le misure fossero partite nello stesso giorno, chi importa merci da Paesi extra-UE avrebbe dovuto affrontare un doppio costo fin da subito.

Il rinvio permette quindi di evitare questa sovrapposizione almeno fino al 1° ottobre 2026. La decisione interessa soprattutto chi acquista prodotti su piattaforme di e-commerce con spedizioni provenienti dalla Cina o da altri Paesi extra-UE. Il provvedimento riguarda, in particolare, gli ordini con un valore inferiore ai 150 euro.

Le critiche di Confetra e il rischio di ridurre le entrate dello Stato

La decisione del Governo è arrivata dopo le critiche espresse da diversi operatori del settore logistico. Tra questi c’è Confetra, che nei giorni precedenti aveva presentato alcune stime al ministro Giancarlo Giorgetti.

Secondo i calcoli della Confederazione, mantenere la tassa italiana tra luglio e novembre avrebbe garantito allo Stato 127,6 milioni di euro di entrate. Lo stesso studio, però, evidenzia uno scenario diverso in assenza della misura. Senza l’handling fee, infatti, i traffici sarebbero rimasti sugli scali italiani invece di spostarsi verso altri Paesi dell’Unione Europea dove questa tassa non è prevista. In quel caso, il gettito avrebbe raggiunto 153,1 milioni di euro.

Il presidente di Confetra, Carlo De Ruvo, aveva definito la situazione un paradosso fiscale. Secondo la sua analisi, l’handling fee non avrebbe aumentato le entrate pubbliche. Al contrario, avrebbe prodotto un saldo negativo nei primi cinque mesi di applicazione. Inoltre avrebbe penalizzato sia le imprese sia le casse dello Stato.

Anche queste valutazioni hanno contribuito alla scelta del Governo di rinviare l’introduzione della tassa italiana. Di conseguenza, dal 1° luglio 2026 resterà operativa soltanto la misura europea da 3 euro.

Conclusione

Per chi acquista online su Temu, AliExpress e SHEIN, la novità non è stata cancellata, ma solo rinviata in parte. La tassa italiana da 2 euro entrerà in vigore dal 1° ottobre 2026. Dal 1° luglio, invece, scatterà comunque il dazio europeo da 3 euro sui pacchi extra-UE con un valore inferiore ai 150 euro.

Prima di effettuare un ordine conviene quindi verificare non solo il valore della spedizione, ma anche le categorie merceologiche presenti nel pacco. Da questo dettaglio dipenderà infatti l’importo finale da pagare, perché il dazio si applica a ogni categoria contenuta nella spedizione e non al suo valore complessivo.

Redazione

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