Cosa sta succedendo all’anomalo buco dell’ozono sull’Artico

Mentre il buco dell’ozono in Antartide si forma ogni anno durante la primavera australe, quest’anno è in corso un’insolita attività nell’emisfero settentrionale

Ogni anno si sviluppa un buco di ozono sopra l’Antartide durante la primavera australe, anche se lo scorso novembre è arrivata segnalazione del più piccolo buco dell’ozono registrato in 35 anni sopra il Polo sud: una minaccia che nel 1987 la comunità globale ha deciso di affrontare attraverso il protocollo di Montreal, raro esempio di accordo internazionale di ampio successo in campo ambientale, e che oggi è più contenuta. Quest’anno però sta succedendo qualcosa di inatteso nell’Artico.

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Copernicus, ovvero il programma di punta dell’osservazione della Terra dell’Unione europea, quest’anno le colonne di ozono su gran parte dell’Artico hanno raggiunto valori bassi mai registrati prima, causando la formazione del buco dell’ozono: l’ultima volta che è stato osservato un esaurimento di ozono chimico altrettanto forte nell’Artico è stato durante la primavera boreale nel 2011, ma gli scienziati di Copernicus prevedono che «l’esaurimento dell’ozono artico nel 2020 sarà ancora più forte».

Perché sta accadendo tutto questo? In generale, la dinamica di formazione del buco dell’ozono mostra che le sostanze contenenti cloro e bromo si accumulano all’interno del vortice polare dove rimangono chimicamente inattive nell’oscurità. Le temperature nel vortice possono scendere al di sotto di -78 gradi Celsius, causando la formazione di cristalli di ghiaccio nelle nubi stratosferiche polari che svolgono un ruolo importante nelle reazioni chimiche. Mentre il sole sorge sopra il polo, l’energia del sole rilascia atomi di cloro e bromo chimicamente attivi nel vortice che distruggono rapidamente le molecole di ozono, causando la formazione del foro.

Ma se – come già accennato – ogni anno si sviluppa un buco di ozono sopra l’Antartide durante la primavera australe, i buchi di ozono nell’Artico sono rari, poiché le condizioni necessarie per un così forte esaurimento dell’ozono non si verificano normalmente nell’emisfero settentrionale. Eppure Copernicus ha seguito da vicino «l’insolita attività» nello strato di ozono che si è verificato su gran parte dell’Artico questa primavera e le sue scoperte mostrano che la maggior parte dell’ozono nello strato tra 80 e 50 hPa, a circa 18 chilometri di altitudine, è stata esaurita.

«Le nostre previsioni suggeriscono che le temperature hanno ora iniziato ad aumentare nel vortice polare – commenta Vincent-Henri Peuch, Director of the Copernicus atmosphere monitoring service (Cams) – Questo significa che l’esaurimento dell’ozono rallenterà e alla fine si fermerà, poiché l’aria polare si mescolerà con l’aria ricca di ozono dalle latitudini più basse. Cams continuerà a monitorare l’evoluzione del buco dell’ozono artico nelle prossime settimane. È molto importante mantenere gli sforzi internazionali per monitorare gli eventi annuali di buco dell’ozono e lo strato di ozono nel tempo».

Fonte: www.greenreport.it

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