Cosa mangerebbero gli alieni sulla Terra? Le sorprendenti ipotesi della scienza
Negli ultimi mesi il tema degli alieni è tornato con forza al centro dell’attenzione. A contribuire sono stati diversi eventi. Tra questi l’uscita del nuovo film di Steven Spielberg, Disclosure Day, la desecretazione dei cosiddetti “X Files” annunciata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il passaggio dell’oggetto interstellare 3I/ATLAS.
Le discussioni sulla possibile esistenza di civiltà extraterrestri si sono così intensificate. Alcune delle interpretazioni più suggestive sono arrivate dall’astronomo Avi Loeb dell’Università di Harvard. Lo scienziato ha ipotizzato una possibile natura artificiale dell’oggetto celeste.
Tra le numerose domande che ruotano attorno a eventuali visitatori provenienti da altri mondi, una delle più affascinanti riguarda la loro alimentazione. cosa mangerebbero gli alieni se arrivassero sulla Terra? Film, romanzi e serie televisive hanno spesso immaginato extraterrestri interessati agli esseri umani o agli animali del nostro pianeta. La scienza, però, propone uno scenario molto più complesso.
A tentare una risposta è stato il professor José Miguel Soriano del Castillo dell’Università di Valencia. Lo studioso ha formulato alcune ipotesi basate sulla nutrizione, sulla biologia e sull’astrobiologia. L’obiettivo è capire se il cibo terrestre potrebbe essere compatibile con una specie proveniente da un altro pianeta.
Cosa mangerebbero gli alieni se arrivassero sulla Terra?
Secondo il professor Soriano del Castillo, ogni specie vivente sviluppa il proprio regime alimentare attraverso milioni di anni di evoluzione. Un ruolo fondamentale è svolto anche dall’ambiente in cui vive.
In natura esistono esempi molto chiari di questo processo. I koala si nutrono quasi esclusivamente di foglie di eucalipto. Le mucche, invece, riescono a ricavare energia dalla cellulosa grazie alla presenza di batteri simbionti nel loro apparato digerente.
Anche gli esseri umani sono il risultato di adattamenti biologici e culturali. Le nostre abitudini alimentari dipendono dall’età, dalle condizioni di salute, dal microbiota intestinale, dalle risorse economiche e dalle esperienze maturate nel corso della vita.
Persino gli astronauti seguono diete appositamente studiate. Sono infatti l’unica forma di vita terrestre con una reale esperienza oltre il nostro pianeta.
La microgravità influisce su numerosi aspetti dell’organismo umano. L’appetito può ridursi e la percezione dei sapori può cambiare. Vengono inoltre alterati il metabolismo, la massa muscolare e i livelli di idratazione. Anche la preparazione, la consistenza e la conservazione degli alimenti devono essere adattate a condizioni molto diverse da quelle terrestri.
Partendo da queste osservazioni, lo studioso sottolinea un aspetto importante. Un eventuale visitatore extraterrestre potrebbe trovare sul nostro pianeta molte sostanze commestibili per noi. Questo non significa che siano adatte alla sua biologia.
Anche se una specie aliena fosse basata sugli stessi elementi fondamentali della vita terrestre, come carbonio e acqua, gli alimenti presenti sulla Terra potrebbero risultare incompatibili. In alcuni casi potrebbero essere difficili da assimilare. In altri potrebbero persino rivelarsi tossici.
Il cibo terrestre potrebbe essere incompatibile con una specie extraterrestre
L’idea che gli alieni possano nutrirsi facilmente degli esseri umani o degli animali terrestri è molto diffusa nella fantascienza. Dal punto di vista scientifico, però, la questione appare decisamente più complessa.
Differenze negli amminoacidi, nei processi digestivi e nella struttura biologica potrebbero rendere molti alimenti inutilizzabili come fonte di nutrimento.
Un ulteriore ostacolo potrebbe essere rappresentato dai microrganismi presenti nell’ambiente terrestre. Nel celebre romanzo La guerra dei mondi di H.G. Wells, così come nelle successive trasposizioni cinematografiche, gli invasori extraterrestri non vengono sconfitti dalle armi umane. A fermarli sono batteri e microrganismi contro i quali non possiedono alcuna difesa naturale.
Lo stesso principio potrebbe valere nella realtà. Ciò che per noi è innocuo potrebbe rivelarsi estremamente dannoso per una specie proveniente da un ecosistema completamente diverso.
Secondo Soriano del Castillo in un articolo pubblicato su The Conversation, l’alimentazione non riguarda soltanto l’apporto energetico. Entrano in gioco anche il microbioma, i processi evolutivi e le specifiche caratteristiche biochimiche di ogni organismo.
Per questo motivo la semplice presenza di acqua, zuccheri, grassi, sali minerali e altre sostanze nutritive non garantirebbe automaticamente la sopravvivenza di eventuali visitatori provenienti dallo spazio.
Quante calorie servirebbero agli alieni e quali risorse potrebbero cercare sulla Terra?
Pur trattandosi di un esercizio teorico, il nutrizionista ha provato ad applicare principi scientifici a diverse figure extraterrestri presenti nell’immaginario collettivo. L’obiettivo è stimare il possibile fabbisogno energetico di organismi con caratteristiche differenti.
Secondo queste ipotesi, il classico “grigio” potrebbe pesare tra 25 e 40 chilogrammi. Viene spesso raffigurato come una creatura minuta dotata di un cervello particolarmente sviluppato. Il suo consumo basale potrebbe aggirarsi tra 800 e 1.100 chilocalorie al giorno. Questo valore potrebbe aumentare sensibilmente in presenza di un’attività intensa o di esigenze metaboliche superiori.
Un ipotetico rettiliano dal peso compreso tra 100 e 150 chilogrammi potrebbe invece superare le 3.000 chilocalorie giornaliere. Ciò avverrebbe nel caso di un metabolismo endotermico, una corporatura muscolosa e uno stile di vita attivo. Se fosse più simile ai rettili terrestri, il suo fabbisogno energetico sarebbe probabilmente inferiore.
Per un alieno umanoide con una corporatura paragonabile a quella umana e un peso compreso tra 80 e 100 chilogrammi, il fabbisogno potrebbe oscillare tra 1.900 e 2.300 chilocalorie a riposo. Durante attività particolarmente impegnative potrebbe arrivare fino a 4.000 chilocalorie.
Non tutti gli alieni avrebbero bisogno di cibo
Le ipotesi diventano ancora più interessanti quando si prendono in considerazione forme di vita non biologiche. Una civiltà composta da intelligenze artificiali o organismi sintetici non avrebbe necessariamente bisogno di nutrienti tradizionali.
In uno scenario simile, la sopravvivenza dipenderebbe da elettricità, calore o altre forme di energia. Sarebbero queste le risorse indispensabili al funzionamento di tali entità.
Lo studioso evidenzia inoltre che il nostro pianeta offre acqua liquida, carbonio organico, zuccheri, grassi, amminoacidi e minerali. Nonostante ciò, questo rappresenterebbe un “buffet” potenzialmente rischioso per una specie extraterrestre.
Accanto alle sostanze nutritive esistono infatti tossine, allergeni, agenti patogeni e molecole incompatibili. Tutti elementi che potrebbero compromettere la salute di organismi provenienti da altri mondi.
In astrobiologia si ritiene generalmente che la vita richieda tre elementi fondamentali. Una fonte di energia, un mezzo liquido e gli elementi chimici necessari allo sviluppo biologico.
Questo, però, non significa che tutte le forme di vita dell’universo seguano le stesse strategie alimentari. Per questo motivo eventuali visitatori extraterrestri potrebbero non essere interessati al nostro cibo. Potrebbero invece cercare risorse più basilari come acqua, azoto, fosforo, ferro, sali minerali, lipidi, biomassa microbica o semplici molecole organiche.
Questa prospettiva richiama alcune celebri interpretazioni fantascientifiche. In tali racconti gli esseri umani vengono utilizzati non come alimento diretto, ma come materia prima o fertilizzante. Una possibilità che, pur restando nel campo delle ipotesi, appare più coerente con le esigenze di una specie biologicamente diversa dalla nostra.
Conclusione
La domanda su cosa mangerebbero gli alieni continua a stimolare la curiosità di scienziati e appassionati di fantascienza. Sebbene non esistano prove dell’esistenza di civiltà extraterrestri, le considerazioni scientifiche suggeriscono che il cibo terrestre potrebbe non essere automaticamente compatibile con organismi provenienti da altri mondi.
Differenze biochimiche, microbiomi sconosciuti e la presenza di microrganismi potenzialmente pericolosi renderebbero il nostro pianeta molto più complesso di quanto possa sembrare.
Secondo le ipotesi formulate dal professor José Miguel Soriano del Castillo, eventuali visitatori extraterrestri potrebbero essere interessati soprattutto alle risorse fondamentali della Terra. Più che agli alimenti consumati dagli esseri umani.
Se un giorno dovessimo davvero entrare in contatto con una forma di vita aliena, potrebbero servire figure molto specifiche. Non soltanto diplomatici, linguisti o scienziati. Potrebbero essere necessari anche specialisti capaci di comprendere quali sostanze siano compatibili con la loro biologia. In altre parole, dei veri e propri nutrizionisti alieni.
Redazione
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