Teoria-shock di un gruppo di scienziati:“un pò d’inquinamento fa bene”

Il futuro dell’umanita’ si assicura tutelando le condizioni generali dell’ambiente, dal clima moderato, alla varieta’ delle specie dei fiumi e del mare o cercando di ridurre al minimo le alterazioni provocate dall’attivita’ umana, a cominciare dall’aumento dei livelli di Co2 derivante dall’uso di combustibili fossili, all’estinzione di alcune specie animali e vegetali e dalla costruzioni di grandi bacini idroelettrici? La domanda, lunga, e che suona certamente come provocazione considerando che la risposta e’ scontata, se la sono posta un gruppo di scienziati del Breakthrough Institute di Oakland che il 12 giugno scorso hanno pubblicato un’analisi nella quale si afferma che un’attenzione estrema al ripristino delle condizioni ambientali ottimali e’ controproducente rispetto al benessere dell’umanita’. L’analisi, destinata a far discutere, prende spunto da una tesi pubblicata nel 2009 da un altro gruppo di scienziati che indicava i ‘confini del pianeta’ invalicabili pena il collasso ambientale. E questi confini erano fissati da 10 paletti: l’inquinamento da aereosol, la diminuszione della biodiversita’, l’inquinamento chimico, l’uso dell’acqua potabile, i cambiamenti d’uso della terra (come la deforestazione per estendere le aree coltivabili), l’uso di nitrati e fosforo, l’acidita’ degli oceani e il buco dell’ozono. Una sorta di monito estremo su cui proprio in questi giorni stanno discutendo quasi tutti (mancano Obama e la Merkel) i grandi della terra riuniti per il vertice di Rio+20. Nella analisi-provocazione degli scienziati del Breakthrough Institute (il cui nome, letteralmente e forse non casualmente si traduce come ‘Istituto di sfondamento’) diffusa in questi giorni, si afferma che la lotta per il ripristino delle condizioni ambientali ottimali e’ pregiudizievole rispetto al progresso dell’umanita’: ”Porre dei confini planetari, afferma Linus Blomqvist un geografo cofirmatario dell’analisi, non serve alla politica di gestione dell’ambiente e non coglie le sfide che ogni problema ambientale presenta”. In particolare Blomqvist dice che 6 dei 10 ‘paletti’ (uso della terra, biodiversita’, ciclo del nitrogeno, acqua, aereosol e inquinamento chimico) non possono essere rigidamente fissati perche’ non esiste la certezza di un limite ‘fisico’ di sopportazione del Pianeta. E precisa: ”gestire un bacino idrico ha piu’ senso che non quello di fissare un limite di prelievo di acqua potabile all’anno di 4 mila chilometri cubici. L’eliminazione dei fertilizzanti azotati, continua Blomqvist, si tradurrebbe immediatamente in gravissimo problema visto che la meta’ della popolazione umana si alimenta proprio grazie a colture coltivate con fertilizzanti sintetici ed una foresta incontaminata da’ meno cibo di un campo”. In pratica la societa’, secondo lo scienziato, dovrebbe concentrarsi di piu’ sugli equilibri dinamici nell’ambiente che non nel fissare dei limiti. ”I limiti, dice ancora Blomqvist, sono piuttosto nella nostra capacita’ di produrre cibo a sufficienza o nel mantenere un clima salubre”.

Di Peppe Caridi

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Fonte: http://www.meteoweb.eu/2012/06/ambiente-teoria-shock-di-un-gruppo-di-scienziati-californiani-un-po-dinquinamento-fa-bene/139979/

 

 

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