Nuova specie di pinguino scoperta dopo oltre 100 anni: è già minacciata dal cambiamento climatico
Per oltre un secolo è rimasto davanti agli occhi degli scienziati senza essere riconosciuto come una specie distinta. Oggi quel mistero ha finalmente una risposta: una nuova specie di pinguino, chiamata Pygoscelis kerguelensis, è stata identificata nelle remote Isole Kerguelen, nell’Oceano Indiano meridionale. La scoperta non nasce dall’avvistamento di un animale dall’aspetto completamente diverso, ma da un’indagine genetica che ha permesso di ricostruire una storia evolutiva rimasta nascosta per centinaia di migliaia di anni.
Il nuovo pinguino appartiene al gruppo dei pinguini gentoo, ma l’analisi dell’intero genoma ha rivelato che quello considerato finora un unico gruppo comprende in realtà quattro specie evolutivamente distinte. La ricerca, pubblicata su Communications Biology, ha analizzato 64 esemplari provenienti da 10 colonie. La scoperta è particolarmente sorprendente anche per un altro motivo: il campione utilizzato per descrivere ufficialmente la nuova specie era stato raccolto alle Kerguelen già nel 1897.
Una nuova specie di pinguino era nascosta da oltre un secolo
Il protagonista della scoperta è il pinguino delle Kerguelen, il cui nome scientifico è Pygoscelis kerguelensis. Vive in una delle regioni più isolate del pianeta, dove le particolari condizioni ambientali hanno favorito nel tempo la separazione delle popolazioni di pinguini.
Le Isole Kerguelen, conosciute anche come Isole della Desolazione, appartengono alla Francia e si trovano nel settore meridionale dell’Oceano Indiano. L’arcipelago è lontanissimo dai grandi centri abitati e rappresenta uno degli ambienti più isolati in cui vivono questi uccelli marini. Proprio questa distanza dal resto del mondo ha contribuito a rendere difficile ricostruire fino in fondo la loro storia evolutiva.
La ricerca internazionale, coordinata da studiosi dell’Università della California, Berkeley e di istituzioni cilene, ha messo insieme genetica, caratteristiche fisiche, vocalizzazioni, periodo della riproduzione, alimentazione e comportamento. Il risultato è un quadro molto più preciso rispetto alle precedenti classificazioni dei pinguini gentoo.
Non si tratta quindi di un animale incontrato per la prima volta dagli scienziati. Una popolazione già conosciuta è stata finalmente riconosciuta come una specie separata dal punto di vista evolutivo. Lo studio propone infatti di distinguere quattro specie all’interno del gruppo dei gentoo: Pygoscelis papua, Pygoscelis ellsworthi, Pygoscelis taeniata e la nuova Pygoscelis kerguelensis.
Il pinguino era già in un museo dal 1897
Uno degli aspetti più affascinanti della ricerca riguarda proprio il campione utilizzato per descrivere la nuova specie. L’olotipo di Pygoscelis kerguelensis è un maschio adulto raccolto da Robert Hall alle Isole Kerguelen il 31 dicembre 1897. L’esemplare è conservato all’American Museum of Natural History di New York.
Il pinguino, dunque, non era scomparso dalla storia e non era rimasto completamente sconosciuto. Era stato raccolto, preparato e conservato in una collezione scientifica più di 120 anni prima che gli studiosi ne riconoscessero la vera identità evolutiva.
E non si tratta neppure dell’unico reperto storico. La ricerca cita altri campioni raccolti alle Kerguelen nel XIX secolo, compresi alcuni ottenuti durante spedizioni scientifiche del 1874 e del 1888. Oggi questi esemplari hanno un valore ancora maggiore, perché permettono di collegare le osservazioni moderne alla popolazione che viveva sulle isole più di un secolo fa.
Il caso dimostra quanto possa essere difficile riconoscere una specie criptica, cioè un organismo che presenta caratteristiche esteriori molto simili a quelle di specie strettamente imparentate. A prima vista, il nuovo pinguino non appare radicalmente diverso dagli altri gentoo: ha il tipico dorso scuro, il ventre bianco, il becco arancione con la punta scura e le zampe arancio-rosate.
Le differenze emergono con maggiore chiarezza quando gli scienziati analizzano il patrimonio genetico e mettono a confronto caratteristiche fisiche, comportamento ed ecologia. Nel caso delle Kerguelen, il genoma ha fornito la prova decisiva che quella popolazione segue una propria traiettoria evolutiva.
Il DNA rivela quattro specie di pinguini dove se ne pensava una
La parte centrale della ricerca riguarda proprio il modo in cui è stata ricostruita la storia dei pinguini gentoo. Per molto tempo il gruppo è stato considerato una singola specie ampiamente distribuita nell’area sub-antartica, anche se gli studiosi avevano già osservato differenze tra le varie popolazioni.
Il nuovo studio ha utilizzato il sequenziamento dell’intero genoma di 64 individui appartenenti a 10 colonie riproduttive, coprendo quasi tutta l’area geografica occupata dai gentoo. I dati genetici sono stati poi confrontati con informazioni sulla morfologia, sulle vocalizzazioni, sull’alimentazione, sulla riproduzione e sui comportamenti legati alla ricerca del cibo.
L’analisi ha individuato quattro linee evolutive ben distinte. La popolazione settentrionale, Pygoscelis papua, è associata soprattutto alle Isole Falkland/Malvine e alle Isole Martillo. La linea meridionale, Pygoscelis ellsworthi, comprende le popolazioni dell’Antartide e della Penisola Antartica. La linea orientale, Pygoscelis taeniata, comprende invece popolazioni delle isole Crozet, Marion e Macquarie.
La quarta è proprio quella che ha portato alla descrizione della nuova specie: Pygoscelis kerguelensis, associata alle Kerguelen e probabilmente alla vicina Isola Heard. (news.berkeley.edu)
Come una popolazione di pinguini può diventare una specie diversa
La domanda più interessante è forse questa: come hanno fatto questi pinguini a diventare quattro specie diverse senza che nessuno se ne accorgesse chiaramente?
La risposta si trova nell’isolamento geografico e nel modo di vivere dei gentoo. Questi pinguini hanno una dieta relativamente generalista e possono nutrirsi di pesci, krill, calamari e seppie. Non dipendendo da una singola preda, possono sfruttare ciò che trovano nelle acque vicine alle proprie colonie. Questo comportamento può ridurre la necessità di compiere spostamenti molto lunghi.
Quando popolazioni diverse rimangono isolate per molte generazioni, le differenze possono accumularsi. Nel caso dei gentoo, l’isolamento delle isole sub-antartiche è stato accompagnato dalla presenza del Fronte Polare Antartico, una zona oceanica caratterizzata da differenze di temperatura e salinità che può ostacolare gli spostamenti degli animali.
Secondo lo studio, le quattro linee principali si sono differenziate nell’arco di circa 300.000-500.000 anni. Nel corso di questo periodo, le popolazioni hanno sviluppato adattamenti legati agli ambienti nei quali vivevano. Le analisi genomiche hanno infatti individuato segnali di selezione in geni associati, tra le altre cose, alla termoregolazione, al trasporto dell’ossigeno, al metabolismo e allo sviluppo scheletrico.
Questo spiega perché il nuovo pinguino possa sembrare molto simile agli altri gentoo pur rappresentando una linea evolutiva distinta. La differenza non deve necessariamente essere evidente a occhio nudo: la storia di una specie può essere scritta nel suo DNA.
Il nuovo pinguino rischia di perdere il suo habitat entro il 2050
La scoperta scientifica porta però con sé una seconda notizia, decisamente meno positiva. Il Pygoscelis kerguelensis vive in un ambiente molto particolare e isolato, e i modelli utilizzati dai ricercatori indicano che il cambiamento climatico potrebbe ridurre drasticamente l’area marina adatta a tre delle quattro linee di pinguini gentoo entro il 2050.
Lo studio ha elaborato proiezioni basate su uno scenario climatico intermedio, considerando variabili come temperatura, salinità, pH e produttività primaria. I risultati indicano una forte contrazione dell’habitat potenzialmente favorevole per le linee settentrionale, orientale e sud-orientale, quest’ultima corrispondente al nuovo pinguino delle Kerguelen.
È importante però distinguere tra perdita di habitat e certezza di estinzione. La ricerca non stabilisce che Pygoscelis kerguelensis sia destinato necessariamente a scomparire entro il 2050. Gli autori evidenziano piuttosto una situazione di forte vulnerabilità ambientale che rende necessarie valutazioni specifiche e strategie di conservazione dedicate alle singole specie.
Perché le popolazioni delle isole sono particolarmente vulnerabili
Per comprendere il problema bisogna guardare alla geografia. Una popolazione che vive su un’isola remota non dispone necessariamente di molte alternative quando le condizioni ambientali cambiano.
Il Pygoscelis kerguelensis occupa una regione molto particolare vicino al Fronte Polare Antartico. Se le condizioni oceaniche cambiano in modo significativo, la superficie di mare con caratteristiche favorevoli può ridursi. Per una popolazione già confinata in un’area geografica limitata, trovare rapidamente un nuovo ambiente adatto non è semplice.
Il confronto con le altre specie mostra quanto possano essere diverse le conseguenze del riscaldamento globale. La linea meridionale, Pygoscelis ellsworthi, che vive in Antartide, secondo le proiezioni dello studio potrebbe subire un impatto molto più limitato e persino vedere aumentare la propria area potenzialmente favorevole. Per le altre tre linee, invece, lo scenario è decisamente più problematico.
Questi risultati spiegano anche perché la nuova classificazione abbia un’importanza che va oltre la tassonomia. Se popolazioni che in precedenza venivano considerate parte della stessa specie vengono riconosciute come entità distinte, anche la loro conservazione deve essere valutata separatamente.
Gli autori dello studio sottolineano infatti la necessità che le future valutazioni della conservazione tengano conto delle quattro specie separatamente. Una popolazione può reagire al cambiamento ambientale in maniera molto diversa rispetto a un’altra, anche quando entrambe appartengono allo stesso gruppo di pinguini.
Conclusione
La storia del Pygoscelis kerguelensis è un esempio sorprendente di quanto possa essere ancora difficile conoscere completamente la biodiversità del nostro pianeta. Una popolazione di pinguini osservata e raccolta già nell’Ottocento è rimasta per decenni classificata all’interno di un gruppo più ampio, fino a quando il confronto tra genomi, caratteristiche fisiche e comportamento ha rivelato una storia evolutiva diversa.
La nuova specie di pinguino delle Kerguelen non è quindi soltanto una curiosità zoologica. La sua identificazione modifica la classificazione dei pinguini gentoo e porta a riconoscere quattro specie distinte. Allo stesso tempo, la ricerca mostra quanto la perdita degli habitat legata al cambiamento climatico possa rappresentare un problema concreto per alcune di queste popolazioni.
C’è infine un paradosso difficile da ignorare: mentre la scienza riesce finalmente a dare un nome a una specie rimasta nascosta per oltre un secolo, i modelli climatici indicano che proprio il suo ambiente potrebbe diventare sempre meno adatto nei prossimi decenni. Conoscerla meglio è quindi anche il primo passo per capire come proteggerla.
Redazione
Potresti leggere anche:
Scoperto il più grande pinguino mai esistito: pesava 150 kg e viveva in Nuova Zelanda
Seguici anche su: Youtube | Telegram | Instagram | Facebook | Pinterest | x
