Pet parenting: 4 persone su 10 preferiscono un animale a un figlio
Il rapporto tra persone e animali domestici sta cambiando e il fenomeno del pet parenting è una delle espressioni più evidenti di questa trasformazione. Cani e gatti non rappresentano più soltanto dei compagni di vita: entrano sempre più spesso nelle decisioni familiari, nelle abitudini quotidiane e perfino nei progetti per il futuro. Negli Stati Uniti, una recente indagine di The Harris Poll restituisce un dato destinato a far discutere: se costretti a scegliere tra avere un animale domestico o un figlio, il 40% degli adulti intervistati sceglierebbe il pet. Il 21% opterebbe invece per un figlio, mentre il 39% vorrebbe entrambe le cose. Il fenomeno riguarda soprattutto le generazioni più giovani, ma non si limita agli Stati Uniti. Anche in Italia una ricerca Ipsos per l’Osservatorio Unipol mostra una forte differenza generazionale nel modo in cui le persone considerano gli animali domestici.
Che cos’è il pet parenting e perché gli animali stanno diventando come figli
Con l’espressione pet parenting si descrive un rapporto sempre più stretto tra una persona e il proprio animale domestico, nel quale cane o gatto assumono un ruolo centrale nella vita familiare. Il termine pet parent, cioè “genitore di un animale”, rende bene questo cambiamento: non si parla più soltanto di avere un animale in casa, ma di considerarlo una parte integrante della famiglia.
La trasformazione si riflette anche nelle decisioni quotidiane. La salute dell’animale, le vacanze, la scelta della casa, le spese veterinarie e persino la possibilità di frequentare determinati luoghi possono diventare elementi importanti nell’organizzazione della vita. Per molte persone, quindi, vivere con un cane o un gatto significa assumersi una responsabilità affettiva ed economica che va ben oltre la semplice compagnia.
La ricerca di The Harris Poll fotografa bene questo cambiamento negli Stati Uniti. L’83% dei proprietari intervistati afferma che il proprio animale dà la sensazione di essere come un figlio. Il dato non significa che gli animali siano identici ai bambini, ma mostra quanto sia diventato profondo il legame emotivo tra pet e proprietari.
Il 40% sceglierebbe un animale, ma il dato va letto con attenzione
La cifra più sorprendente dell’indagine è quel 40% che, davanti alla scelta tra un animale domestico e un figlio per il futuro, indica il pet. Presa da sola, questa percentuale potrebbe far pensare che quattro americani su dieci abbiano deciso di rinunciare alla genitorialità umana. Il sondaggio, però, racconta una situazione più sfumata.
La domanda prevedeva infatti una scelta tra le due possibilità. Il 40% ha indicato l’animale, ma il 39% ha risposto che preferirebbe avere sia un pet sia un figlio. Soltanto il 21% ha scelto esclusivamente il figlio. È quindi più corretto parlare di una crescente centralità degli animali nelle scelte di vita che di una semplice sostituzione dei bambini con cani e gatti.
Anche le motivazioni aiutano a comprendere il fenomeno. Tra gli intervistati che sceglierebbero un animale, il 45% afferma di non sentirsi nella fase della vita adatta ad avere un bambino. Il 35% considera più semplice prendersi cura di un pet, mentre il 32% indica un minore peso economico. Un altro 28% parla di una responsabilità inferiore e il 24% dichiara di preferire consapevolmente una vita senza figli.
Dietro la crescita del fenomeno, quindi, non esiste una spiegazione unica. Entrano in gioco età, situazione economica, stile di vita, desiderio di compagnia e scelte personali. Per questo motivo è riduttivo sostenere che gli animali stiano semplicemente “prendendo il posto” dei figli.
Giovani e animali domestici: perché Gen Z e Millennial sono al centro del fenomeno
Il cambiamento diventa ancora più evidente quando osserviamo le generazioni più giovani. I dati raccolti negli Stati Uniti mostrano che Gen Z e Millennial hanno sviluppato un rapporto particolarmente intenso con i propri animali, tanto da inserirli sempre più spesso nei progetti di vita e nelle decisioni quotidiane.
Secondo il report 2026 di Rover, il 66% dei pet parent appartenenti alla Gen Z considera il proprio animale come un figlio. Tra i Millennial la percentuale è comunque elevata. Inoltre, il 51% della Gen Z e il 48% dei Millennial considera l’esperienza di avere un animale una possibile “prova” prima di avere un figlio, contro il 28% dei Baby Boomer.
Il dato più interessante, però, riguarda il significato di questa scelta. Rover sottolinea che i giovani non risultano semplicemente più propensi delle generazioni precedenti a sostituire i figli con gli animali. Sono invece più inclini a rimandare la genitorialità e, nel frattempo, costruiscono una parte della propria vita intorno a un pet.
Dal cane considerato un figlio alle scelte sulla vita futura
Il rapporto tra Millennial, Gen Z e animali domestici non si limita al modo in cui descrivono i propri compagni a quattro zampe. Cambia anche il modo in cui inseriscono gli animali nella vita quotidiana.
Le generazioni più giovani tendono, per esempio, a portare più spesso il proprio animale fuori casa e a considerarlo quando organizzano vacanze, tempo libero e attività sociali. I Millennial sono quelli che, secondo Rover, mostrano il maggiore livello di integrazione dell’animale nella quotidianità: il 63% dichiara di portarlo con sé nelle commissioni e il 40% afferma di portarlo in vacanza almeno qualche volta.
Anche la cura assume caratteristiche diverse rispetto al passato. Il 71% della Gen Z e il 69% della Gen Y dichiara di portare il proprio animale dal veterinario alcune volte all’anno oppure ogni volta che nota qualcosa di anomalo. Tra i Baby Boomer la percentuale scende al 52%.
Questo modo di vivere il rapporto con il pet comporta anche una maggiore disponibilità a spendere. La Gen Z è la generazione più propensa a considerare ragionevole una spesa di 300 dollari al mese per il proprio animale, mentre la maggioranza dei Baby Boomer indica una soglia di 100 dollari o meno.
La tendenza non significa però che tutte le persone giovani vogliano sostituire un figlio con un cane o un gatto. Piuttosto, l’animale può diventare una presenza affettiva importante in una fase della vita nella quale i giovani rimandano matrimonio, casa e figli. È una differenza fondamentale per comprendere il fenomeno senza trasformare una tendenza statistica in una regola valida per un’intera generazione.
Pet parenting in Italia: quanti giovani pensano che un animale possa sostituire un figlio
Il fenomeno non riguarda soltanto gli Stati Uniti. In Italia esistono dati che mostrano un atteggiamento particolarmente diverso tra le generazioni. Una ricerca Ipsos realizzata per l’Osservatorio Unipol sulla Società Italiana ha chiesto agli intervistati se, personalmente, pensassero che un animale domestico potesse sostituire un figlio.
Il 28% degli intervistati ha risposto affermativamente. La percentuale cambia però sensibilmente in base all’età: arriva al 36% nella Gen Z e al 37% tra i Millennial, mentre scende al 25% nella Generazione X e al 13% tra i Baby Boomer.
La stessa ricerca mostra anche alcune delle ragioni associate a questa convinzione. Il 12% del campione ritiene che un animale possa sostituire un figlio perché le persone lo trattano come un figlio a tutti gli effetti. Il 10% collega invece la scelta alla possibilità di colmare un vuoto affettivo, mentre il 9% considera più semplice gestire un animale rispetto a un bambino.
Il dato più importante, tuttavia, è che la maggioranza degli italiani intervistati non considera un animale sostitutivo di un figlio. Il 63% ha risposto di non pensare che un animale domestico possa sostituire la gioia data da un figlio. Anche questo elemento è importante: il cambiamento generazionale è evidente, ma non significa che in Italia esista una maggioranza favorevole all’idea di sostituire la genitorialità con la presenza di un animale.
Animali come figli: una trasformazione del concetto di famiglia
Il confronto tra Stati Uniti e Italia suggerisce quindi una trasformazione più ampia del ruolo attribuito agli animali domestici. Sempre più persone includono cani e gatti nel concetto di famiglia e li considerano nelle decisioni che un tempo riguardavano quasi esclusivamente gli esseri umani.
La differenza tra le generazioni italiane è particolarmente significativa. Tra Gen Z e Millennial, oltre un terzo degli intervistati ritiene possibile che un animale domestico sostituisca un figlio. Tra i Baby Boomer la percentuale è invece molto più bassa. Non si tratta quindi soltanto di una maggiore presenza degli animali nelle case, ma di un cambiamento nel modo in cui le persone attribuiscono loro un ruolo affettivo.
Anche negli Stati Uniti emerge una tendenza simile. The Harris Poll rileva che il 54% degli intervistati più giovani prenderebbe in considerazione la possibilità di lasciare un’eredità al proprio animale. Inoltre, il 49% dei proprietari single dichiara di aver rinunciato alla ricerca di un partner e di affidarsi alla compagnia del proprio animale.
Questi dati mostrano quanto il pet possa essere diventato importante nelle relazioni personali, ma non dimostrano da soli che gli animali stiano sostituendo le relazioni umane. È più prudente parlare di una crescente integrazione degli animali nella vita affettiva e familiare.
Il fenomeno porta infatti con sé anche una domanda meno evidente: fino a che punto è positivo trattare un animale come un figlio? Considerarlo un membro della famiglia può tradursi in maggiore attenzione alla salute, alla sicurezza e al benessere. Allo stesso tempo, un animale rimane un animale, con esigenze comportamentali e comunicative proprie. Comprendere questa differenza è importante per evitare che l’affetto si trasformi in un’interpretazione delle sue necessità basata esclusivamente sui bisogni umani.
Conclusione
Il fenomeno del pet parenting racconta un cambiamento nel rapporto tra persone e animali domestici che appare particolarmente evidente tra le generazioni più giovani. Negli Stati Uniti il 40% degli adulti intervistati sceglierebbe un animale se fosse costretto a decidere tra un pet e un figlio, ma quasi altrettanti, il 39%, vorrebbero entrambe le cose. In Italia, invece, una ricerca Ipsos per Unipol rileva che il 28% degli intervistati considera possibile sostituire un figlio con un animale, con percentuali molto più alte tra Gen Z e Millennial.
Più che una semplice “sostituzione” dei figli, i dati descrivono quindi un’evoluzione del ruolo degli animali nella società. Cani e gatti sono sempre più spesso considerati membri della famiglia, influenzano le scelte quotidiane e occupano uno spazio importante nella vita affettiva. Il fenomeno dei pet parent sembra destinato a continuare a crescere, ma il suo significato va letto oltre i numeri: dietro ogni scelta ci sono condizioni economiche, aspirazioni personali e modi diversi di immaginare la propria famiglia.
Fonte: The State of Pets 2026 | Report
Redazione
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