Maria di Ágreda e la bilocazione: la suora che volava con gli angeli era una NHI?
Nel Seicento una monaca spagnola raccontò esperienze ancora oggi difficili da spiegare. Maria di Ágreda e la bilocazione sono al centro di una vicenda nella quale una religiosa di clausura affermava di poter raggiungere terre lontanissime durante stati estatici, pur restando nel proprio convento. La storia diventa ancora più singolare quando entra in scena il Nuovo Mondo: alcuni Jumanos avrebbero incontrato una misteriosa donna vestita d’azzurro, identificata in seguito proprio con la monaca spagnola. Per la tradizione cattolica si trattava di un fenomeno mistico. Oggi, però, la studiosa Diana Walsh Pasulka ha proposto di osservare questo episodio anche attraverso la lente delle esperienze contemporanee associate agli UFO e alle intelligenze non umane, senza sostenere che esista una prova della loro origine extraterrestre. È proprio il contrasto tra fede, storia e interpretazione moderna a rendere questa vicenda così affascinante.
Maria di Ágreda e la misteriosa Lady in Blue
María de Jesús de Ágreda nacque nel 1602 ad Ágreda, in Spagna, e trascorse praticamente tutta la sua vita all’interno del monastero dell’Immacolata Concezione. Secondo le testimonianze tramandate nel corso del tempo, durante particolari stati estatici avrebbe avuto esperienze nelle quali si ritrovava spiritualmente nel Nuovo Mondo. I presunti viaggi vengono collocati soprattutto negli anni Venti e Trenta del Seicento e riguarderebbero diverse zone dell’attuale sud-ovest degli Stati Uniti. Il National Park Service ricostruisce questa tradizione collegandola in particolare ai Jumanos e alle missioni spagnole del New Mexico.
La particolarità del racconto non riguarda soltanto l’enorme distanza geografica. La religiosa avrebbe descritto incontri con popolazioni indigene e attività di evangelizzazione, mentre nelle sue esperienze quei viaggi erano associati a figure angeliche e manifestazioni soprannaturali. È da questo intreccio di testimonianze che nasce una delle storie più singolari della mistica cristiana.
La suora che bilocava in America e la Dama azzurra dei Jumanos
Il collegamento con il Nuovo Mondo diventa particolarmente interessante nel 1629. Secondo la documentazione storica, il frate francescano Alonso de Benavides raccolse informazioni riguardanti i Jumanos e una misteriosa donna religiosa che sarebbe comparsa tra le popolazioni locali. La figura veniva ricordata come una donna santa e associata a un abito con un elemento blu. La tradizione la identificò con Maria di Ágreda, trasformandola nella celebre Lady in Blue.
Lo studio di Nancy P. Hickerson pubblicato nel Journal of Anthropological Research ricostruisce proprio gli episodi del 1629. L’articolo sottolinea che il primo resoconto conosciuto della vicenda è legato al Memorial di Benavides del 1630 e che la religiosa spagnola dichiarava di essere stata trasportata misticamente nel Nuovo Mondo durante stati di trance.
Il racconto assunse presto una dimensione più ampia. Secondo il National Park Service, già negli anni precedenti erano arrivate informazioni secondo cui alcuni nativi si recavano presso le missioni dopo aver ricevuto indicazioni dalla Dama azzurra. Benavides incontrò personalmente Maria ad Ágreda e arrivò a identificare la religiosa con la figura descritta nelle testimonianze provenienti dall’America.
Questo, però, non significa che le fonti storiche dimostrino che la monaca abbia realmente attraversato l’oceano in forma fisica. Il dato più prudente è un altro: esistono documenti che attestano l’esistenza di questa tradizione e delle testimonianze raccolte dai missionari. Stabilire cosa sia realmente accaduto è una questione diversa.
Miracolo, bilocazione o qualcosa di diverso?
Per capire perché questa vicenda sia tornata oggi al centro dell’interesse, bisogna distinguere ciò che appartiene alla tradizione religiosa da ciò che può essere ricostruito attraverso le fonti. Maria di Ágreda visse in un’epoca nella quale esperienze mistiche, visioni ed estasi facevano parte del linguaggio religioso. La sua esperienza venne quindi interpretata attraverso le categorie culturali del suo tempo.
Il termine bilocazione indica, nella tradizione religiosa, la presunta presenza di una persona in due luoghi contemporaneamente. Nel caso di Ágreda, il racconto è ancora più complesso perché l’esperienza non viene sempre presentata semplicemente come un viaggio fisico. Le fonti parlano di stati estatici e di una presenza nel Nuovo Mondo mentre la religiosa si trovava in Spagna.
Anche l’esame da parte dell’Inquisizione spagnola deve essere raccontato con cautela. Il National Park Service riferisce che l’indagine non trovò elementi sufficienti per screditare le sue affermazioni o i suoi scritti. Questo è molto diverso dal sostenere che l’Inquisizione abbia dimostrato la realtà della bilocazione.
Cosa raccontano davvero le fonti e perché Diana Pasulka si è interessata al caso
La storia diventa ancora più intrigante quando viene osservata attraverso gli studi di Diana Walsh Pasulka, docente di studi religiosi presso la University of North Carolina Wilmington. La sua ricerca è interdisciplinare e mette in relazione religione, tecnologia e fenomeni UFO/UAP. L’università spiega che il suo interesse è nato anche dal confronto tra alcune rappresentazioni storiche di angeli e anime e le descrizioni moderne di fenomeni associati agli UFO.
Da questa prospettiva, la vicenda di Ágreda assume un significato diverso. Una persona del Seicento non possedeva il vocabolario contemporaneo di UFO, UAP o NHI. Se avesse vissuto un’esperienza insolita, avrebbe quindi potuto interpretarla utilizzando le categorie disponibili nel proprio tempo: angeli, santi, visioni, spiriti e miracoli.
È proprio qui che nasce il confronto tra angeli e intelligenze non umane. L’ipotesi non sostiene necessariamente che gli angeli fossero extraterrestri. Invita piuttosto a chiedersi se racconti appartenenti a epoche molto diverse possano descrivere, attraverso linguaggi differenti, esperienze fenomenologicamente simili.
La distinzione è fondamentale. Un’analogia non costituisce una prova. Il fatto che una descrizione antica possa ricordare un moderno racconto UFO non dimostra che dietro entrambi ci sia la stessa realtà.
Dagli angeli agli UFO: la stessa fenomenologia?
È proprio questo il punto più controverso della vicenda. Per secoli l’umanità ha descritto incontri con esseri luminosi, figure celesti, apparizioni e presenze misteriose. Nel mondo contemporaneo molti testimoni utilizzano invece parole come UFO, UAP o intelligenza non umana.
Il confronto, in realtà, non è completamente nuovo. Il ricercatore Jacques Vallée sostiene da tempo che il fenomeno UFO non dovrebbe essere studiato esclusivamente come possibile presenza di visitatori extraterrestri. Secondo la sua prospettiva, alcuni racconti moderni potrebbero rientrare in una fenomenologia più ampia, capace di assumere forme diverse a seconda del periodo storico e della cultura.
Questa idea permette di osservare la bilocazione e UFO senza dover scegliere immediatamente tra due spiegazioni opposte. Da una parte c’è la lettura religiosa, secondo cui Maria visse esperienze mistiche. Dall’altra c’è l’ipotesi contemporanea secondo cui alcune esperienze anomale potrebbero avere una natura ancora sconosciuta.
Una coincidenza suggestiva non è una prova di NHI
Il collegamento con le NHI diventa ancora più affascinante considerando la geografia della vicenda. Le esperienze attribuite a Maria di Ágreda sono associate proprio a regioni del sud-ovest degli attuali Stati Uniti, compresi territori dell’odierno New Mexico. È una coincidenza che ha contribuito a rendere la storia particolarmente interessante nelle interpretazioni contemporanee.
Ma proprio qui serve prudenza. La sovrapposizione geografica non dimostra che nel XVII secolo fosse presente una tecnologia sconosciuta, né che Maria abbia incontrato esseri provenienti da un’altra civiltà.
La stessa natura delle fonti impone cautela. Molte informazioni sono arrivate attraverso testimonianze raccolte dai missionari, tradizioni successive e resoconti religiosi. Lo studio di Hickerson mostra quanto la vicenda sia inserita nella storia delle relazioni tra francescani e popolazioni indigene del sud-ovest americano.
Esiste inoltre un’altra possibile chiave di lettura. Il National Park Service osserva che le storie sulla Lady in Blue si diffusero attraverso le reti di scambio tra diverse popolazioni indigene. In alcune tradizioni locali, inoltre, esistevano già figure femminili capaci di svolgere il ruolo di intermediari e portatrici di cambiamento. Questo suggerisce che la diffusione della storia possa essere studiata anche attraverso la cultura e i contatti tra comunità, senza dover ricorrere necessariamente a una spiegazione soprannaturale.
La vicenda rimane quindi sospesa tra più interpretazioni. Maria potrebbe aver vissuto autentiche esperienze mistiche; i racconti americani potrebbero essere stati interpretati attraverso categorie religiose condivise; oppure, almeno secondo l’ipotesi più speculativa, potrebbe esserci stato un fenomeno anomalo che ancora oggi non sappiamo classificare.
Quello che possiamo affermare con maggiore sicurezza è che la storia della Dama azzurra Jumanos possiede una documentazione storica reale. Non abbiamo però una prova che permetta di trasformarla in un antico caso di NHI.
Ed è proprio questa differenza tra documento e interpretazione a rendere il caso ancora interessante.
Conclusione
La storia di Maria di Ágreda non ha bisogno di essere trasformata in un racconto di alieni per risultare straordinaria. Una religiosa vissuta nel Seicento affermò di aver raggiunto terre lontanissime durante esperienze estatiche, mentre dall’altra parte dell’oceano alcuni racconti associavano una misteriosa donna vestita d’azzurro alla sua attività. Le fonti storiche permettono di ricostruire questa tradizione, ma non possono dimostrare che quei viaggi siano realmente avvenuti nel senso fisico del termine.
L’interpretazione proposta da Diana Pasulka aggiunge una domanda moderna: le esperienze chiamate miracoli o apparizioni in passato potrebbero essere collegate, almeno in parte, a fenomeni che oggi definiamo NHI? Per ora non esiste una prova che permetta di rispondere sì.
Forse la parte più interessante della vicenda è proprio questa. Gli esseri umani hanno sempre cercato parole per descrivere ciò che non riuscivano a comprendere. Nel Seicento potevano essere angeli e bilocazioni; oggi sono UFO, UAP e intelligenze non umane. Capire se dietro queste descrizioni esista qualcosa di comune resta una domanda aperta.
Redazione
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