I gatti che escono di casa portano più malattie: cosa rivela lo studio e come proteggerli in sicurezza
Il dibattito tra chi sostiene la libertà dei gatti e chi preferisce tenerli sempre in casa continua a dividere proprietari ed esperti. Da una parte c’è chi ritiene che i felini debbano poter esplorare l’ambiente esterno. In questo modo potrebbero condurre una vita il più possibile vicina a quella naturale. Dall’altra parte ci sono coloro che richiamano l’attenzione sui rischi per la salute degli animali e sull’impatto che possono avere sulla fauna selvatica.
A riaccendere la discussione è una nuova ricerca pubblicata su PLOS Pathogens. Secondo lo studio, I gatti che escono di casa portano più malattie rispetto a quelli che vivono esclusivamente in ambiente domestico. L’analisi si basa su centinaia di ricerche scientifiche. I risultati mostrano che l’accesso all’esterno aumenta sensibilmente la probabilità di entrare in contatto con agenti patogeni. Alcuni di questi possono essere trasmessi anche all’uomo. Comprendere meglio questi rischi aiuta i proprietari a fare scelte più consapevoli senza compromettere il benessere dei propri animali.
Perché i gatti che vivono all’aperto sono più esposti ai patogeni
Consentire a un gatto di trascorrere parte della giornata all’esterno può sembrare una scelta naturale. Tuttavia, comporta una maggiore esposizione a numerosi fattori di rischio. Secondo il nuovo studio pubblicato su PLOS Pathogens, i felini che hanno accesso all’ambiente esterno risultano portatori di malattie da tre a cinque volte più frequentemente rispetto a quelli che vivono soltanto in casa.
La ricerca si basa su un’analisi comparata di oltre 400 studi dedicati allo stile di vita dei gatti. Gli animali sono stati suddivisi in tre grandi categorie. La prima comprende i gatti che vivono esclusivamente in casa. La seconda include quelli che possono uscire all’esterno. La terza è composta dai gatti randagi. Questo confronto ha permesso ai ricercatori di valutare quanto la permanenza all’aperto influisca sul contatto con agenti infettivi.
Tra gli aspetti più interessanti emersi dallo studio c’è l’elevato numero di patogeni associati ai felini. I ricercatori hanno identificato quasi cento agenti zoonotici. Si tratta di organismi che possono passare dagli animali agli esseri umani. Il contatto con altri animali, ambienti contaminati o prede selvatiche aumenta notevolmente il rischio di esposizione.
Lo studio su oltre 400 ricerche e il confronto con i gatti randagi
L’analisi ha portato alla luce un dato particolarmente significativo. I gatti domestici che hanno libero accesso all’esterno presentano una probabilità di essere portatori di almeno un patogeno molto simile a quella dei gatti randagi.
La principale differenza riguarda il numero di infezioni presenti contemporaneamente. I randagi tendono infatti ad avere una probabilità leggermente più elevata di ospitare diversi patogeni nello stesso momento. Gli autori della ricerca precisano però che si tratta di una differenza relativamente limitata. Questo è particolarmente importante se si considera che i gatti senza proprietario possono contribuire alla diffusione di malattie anche tra gli animali domestici che circolano liberamente.
I dati raccolti mostrano inoltre quanto il fenomeno sia diffuso. Dalla media delle oltre 400 ricerche analizzate emerge che circa il 60% dei gatti viene lasciato libero di uscire. In alcune aree particolarmente legate alla cultura felina questa percentuale può arrivare al 90%.
Anche il tempo trascorso all’esterno ha un ruolo importante. Più a lungo un gatto rimane fuori casa, maggiori diventano le occasioni di entrare in contatto con possibili fonti di infezione. Ciò può avvenire direttamente oppure in modo indiretto. Un esempio è quello dei felini che riportano a casa roditori, piccoli animali o persino pipistrelli.
Quali rischi esistono per le persone e come ridurli senza rinunciare all’aria aperta
Tra gli aspetti che hanno attirato maggiormente l’attenzione dei ricercatori vi è la presenza di numerosi patogeni zoonotici associati ai gatti. Con questo termine si indicano le malattie che possono essere trasmesse dagli animali all’uomo. L’elenco individuato nello studio comprende quasi cento diversi agenti patogeni.
Tra quelli più conosciuti figurano il virus della rabbia, il protozoo responsabile della toxoplasmosi e il batterio della salmonella. La probabilità che un gatto venga esposto a questi organismi aumenta quando frequenta ambienti esterni. Anche il contatto con altri animali o l’attività di caccia contribuiscono ad aumentare il rischio.
Secondo gli autori, la questione non riguarda esclusivamente il rapporto tra il gatto e la sua famiglia. I felini che vivono liberamente all’esterno possono contribuire alla diffusione di agenti patogeni nell’ambiente. Le loro deiezioni possono finire in giardini, aree verdi e spazi pubblici frequentati da persone e altri animali.
Uno degli studi citati ha stimato che i gatti producano circa 60 tonnellate di feci e urine all’anno ogni 10.000 abitazioni. Questo dato evidenzia quanto l’impatto possa diventare rilevante nelle zone dove molti animali hanno libero accesso all’esterno.
Le alternative per far uscire il gatto in modo più sicuro
Pur mettendo in evidenza i rischi legati alla vita all’aperto, gli autori della ricerca che hanno scritto anche su The Conversation, non sostengono che ogni gatto debba trascorrere l’intera esistenza tra le mura domestiche. Il consiglio principale è limitare l’accesso incontrollato agli spazi esterni. Allo stesso tempo è importante mantenere aggiornati vaccini e controlli veterinari.
Esistono infatti soluzioni che consentono ai felini di godere dell’aria aperta riducendo sensibilmente l’esposizione ai pericoli. Una delle alternative più diffuse negli ultimi anni è rappresentata dai cosiddetti “catio”, strutture protette progettate appositamente per i gatti. Permettono agli animali di osservare l’ambiente esterno, prendere il sole e respirare aria fresca senza allontanarsi da casa.
Un’altra possibilità è quella delle passeggiate al guinzaglio. Questa soluzione può adattarsi ad alcuni gatti, ma non a tutti. Molti felini non apprezzano questo tipo di esperienza. Di conseguenza potrebbero non sentirsi a proprio agio durante le uscite controllate.
Secondo gli autori dello studio, trovare un equilibrio tra benessere animale e prevenzione sanitaria rappresenta la strategia più efficace. Ridurre l’esposizione ai rischi senza privare completamente il gatto degli stimoli esterni può contribuire a limitare la diffusione dei patogeni. Inoltre tutela sia la salute dell’animale sia quella delle persone.
Conclusione
La ricerca pubblicata su PLOS Pathogens aggiunge un nuovo tassello a una discussione che da anni coinvolge proprietari, veterinari e appassionati di felini. I risultati mostrano che i gatti con accesso all’esterno hanno una probabilità da tre a cinque volte maggiore di essere portatori di malattie rispetto a quelli che vivono esclusivamente in casa. Inoltre, il livello di rischio osservato appare molto simile a quello registrato nei gatti randagi.
Questo non significa che ogni felino debba rinunciare del tutto alla vita all’aria aperta. Tuttavia, evidenzia l’importanza di adottare misure preventive adeguate. Vaccinazioni aggiornate, controlli veterinari regolari e soluzioni come i catio possono contribuire a ridurre sensibilmente i rischi. La vera sfida consiste nel trovare un equilibrio tra libertà, sicurezza e salute. Solo così è possibile garantire ai gatti una vita ricca di stimoli senza esporli inutilmente a potenziali fonti di infezione.
Redazione
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