Camere nascoste nella tomba di Tutankhamon: nuove prove riaprono il mistero di Nefertiti
Per oltre un secolo, la tomba di Tutankhamon ha continuato a custodire domande alle quali l’archeologia non ha ancora dato una risposta definitiva. Ora nuove indagini geofisiche riportano l’attenzione su ciò che potrebbe trovarsi oltre le pareti della KV62, nella Valle dei Re. Le camere nascoste nella tomba di Tutankhamon non sono state ancora aperte né osservate direttamente, ma una combinazione di georadar, misurazioni di microgravità e dati raccolti con precedenti tecniche di resistività elettrica ha individuato anomalie compatibili con un possibile sistema di corridoi e ambienti sotterranei. L’ipotesi è particolarmente interessante perché la KV62 potrebbe essere stata modificata dopo la realizzazione di una struttura funeraria precedente. Da qui torna anche il nome di Nefertiti, la cui sepoltura non è mai stata identificata con certezza. Tra un’anomalia rilevata dagli strumenti e una scoperta archeologica, però, resta ancora una distanza importante.
Cosa hanno rivelato le nuove indagini oltre la KV62
La nuova ricerca nasce dal riesame di diverse campagne di indagine condotte intorno alla tomba di Tutankhamon. Il lavoro, pubblicato dalla rivista Nature il 17 settembre 2026 nell’ambito dell’Amarna Royal Tombs Project, riunisce osservazioni effettuate con tecniche differenti e prova a ricostruire ciò che potrebbe trovarsi oltre le pareti della celebre camera funeraria.
L’elemento più interessante riguarda la possibile presenza di un corridoio che si svilupperebbe oltre la parete nord della tomba. Secondo l’interpretazione dei ricercatori, la struttura potrebbe essere larga circa due metri e oggi risultare riempita di detriti.
La sua posizione potrebbe anche spiegare perché le precedenti ricerche non siano riuscite a identificarla. Il radar utilizzato all’interno della KV62 ha infatti una capacità di penetrazione limitata, mentre l’ipotetico passaggio potrebbe trovarsi più lontano dalla parete rispetto a quanto previsto dalle indagini precedenti.
Il nuovo studio non si basa però soltanto sul georadar. Per esaminare il terreno circostante, i ricercatori hanno utilizzato anche la microgravità, una tecnica non invasiva che permette di individuare variazioni estremamente piccole del campo gravitazionale terrestre associate a differenze nella densità del sottosuolo.
Georadar e microgravità indicano un possibile complesso sotterraneo
I ricercatori hanno raccolto oltre 1.200 misurazioni di microgravità su un’area di circa 35 metri quadrati. L’obiettivo era individuare variazioni nella densità del terreno che potessero indicare strutture sotterranee.
Secondo George Ballard, alcune anomalie a bassa densità presentano una geometria ad angolo retto e corrono parallelamente alla parete nord della KV62. Una configurazione simile potrebbe avere un’origine artificiale, ma da sola non dimostra l’esistenza di una camera.
Particolare attenzione ha ricevuto la cosiddetta “anomalia 7”. I dati mostrano un’area a bassa densità associata a una struttura dalla forma quasi quadrata e con una densità maggiore. I ricercatori considerano possibile che si tratti di un ambiente contenente oggetti, anche se l’anomalia si trova vicino al limite della capacità di rilevamento della tecnica.

Gli esperti ritengono che nella camera funeraria di Tutankhamon, la KV62, possa esserci un muro falso. (Hajor / CC BY-SA 3.0 )
A rafforzare l’interesse per questa zona ci sono anche dati precedenti. Nel 2017, la tomografia di resistività elettrica aveva individuato anomalie compatibili con alcune delle strutture osservate nelle nuove analisi.
La combinazione di tecniche diverse rende quindi l’ipotesi meritevole di ulteriori verifiche. Ma gli stessi esperti invitano alla prudenza. Christopher Gaffney dell’Università di Bradford ha definito i risultati interessanti, mentre Peter Styles dell’Università di Keele ha considerato plausibile la presenza di camere, chiedendo però ulteriori dettagli.
Per questo parlare di “camere scoperte” sarebbe prematuro. Al momento gli strumenti hanno segnalato anomalie che potrebbero avere una spiegazione archeologica, ma soltanto un’indagine diretta potrà chiarire la loro natura.

Possibile disposizione delle camere funerarie e del sistema proposto oltre le pareti decorate nord e ovest della camera sepolcrale KV 62 (J), sulla base delle nuove evidenze geofisiche e corroborate, ove possibile, dai dati di precedenti studi. (Eldamaty et al/GBG Group/ Academia )
Perché le possibili camere riaprono il mistero di Nefertiti
La questione assume un significato particolare per le caratteristiche della KV62. La tomba di Tutankhamon appare infatti relativamente piccola rispetto ad altre sepolture reali della Valle dei Re. Quando Howard Carter entrò nella tomba nel 1922, trovò però oltre 5.000 oggetti funerari.
Questa apparente sproporzione ha alimentato per anni diverse ipotesi sulla storia della tomba. Una delle più note sostiene che la KV62 possa essere stata adattata a partire da una struttura funeraria precedente e più grande.

Il famoso busto di Nefertiti al Neues Museum di Berlino. (Philip Pikart / CC BY-SA 3.0 )
Nel 2015 Nicholas Reeves propose che alcune parti ancora inesplorate potessero appartenere a un complesso più antico. Da questa interpretazione nacque anche il collegamento con Nefertiti, la celebre regina del periodo di Amarna.
L’ipotesi non implica però che la regina sia necessariamente sepolta oltre la tomba di Tutankhamon. Le anomalie individuate dalle indagini geofisiche possono indicare la presenza di strutture, ma non possono stabilire da sole chi vi fosse sepolto.
Nefertiti non è stata trovata: cosa dice davvero la nuova ricerca
Il punto più importante riguarda proprio questo: i nuovi dati non dimostrano che la regina sia sepolta oltre la parete della tomba di Tutankhamon.
L’ipotesi di Reeves nasce dalla particolare configurazione della KV62 e dalla possibilità che il giovane faraone abbia utilizzato una struttura già esistente. Anche se ulteriori ambienti dovessero emergere, questi potrebbero avere avuto una funzione diversa oppure essere collegati a un altro membro della famiglia reale di Amarna.
Esiste inoltre un precedente che rende la questione ancora più interessante. Nel 2018 il Politecnico di Torino aveva condotto nuove indagini con tre sistemi di georadar, utilizzando frequenze comprese tra 150 e 3000 MHz. Quella ricerca non aveva trovato prove di camere immediatamente adiacenti alla KV62.
Il nuovo lavoro propone invece uno scenario differente: il possibile corridoio potrebbe trovarsi più lontano dalla parete nord rispetto all’area esaminata dalle precedenti indagini. In questo modo, i due risultati non indicano necessariamente la stessa cosa.
La domanda resta quindi aperta: “cosa si trova davvero oltre la KV62?” Per ora la risposta arriva soltanto dagli strumenti, non dagli archeologi che abbiano osservato direttamente un nuovo ambiente.
Cosa potrebbe succedere adesso nella tomba di Tutankhamon
Il passo successivo potrebbe trasformare un’ipotesi geofisica in una verifica archeologica. I ricercatori hanno infatti ipotizzato di praticare piccoli fori di circa sette-otto centimetri nelle zone considerate più interessanti.
Attraverso queste aperture potrebbero passare strumenti miniaturizzati e piccole telecamere, con l’obiettivo di osservare direttamente ciò che si trova oltre il terreno e le strutture individuate dalle indagini.
Un intervento simile richiede però l’autorizzazione delle autorità egiziane e, in particolare, del Supreme Council of Antiquities. Il gruppo di ricerca prevede di iniziare le nuove investigazioni a novembre, se riceverà il via libera necessario.
Per ora, quindi, nessuno ha aperto una nuova camera della KV62. Non è stato trovato un nuovo tesoro, non è stata identificata una nuova mummia e soprattutto non è stata scoperta la sepoltura di Nefertiti.
Le nuove tecniche hanno però indicato alcune zone che meritano un esame più diretto. Se le anomalie corrispondessero davvero a corridoi o ambienti artificiali, le future osservazioni potrebbero finalmente stabilire che cosa si nasconde oltre la tomba più famosa della Valle dei Re.
Conclusione
Le camere nascoste nella tomba di Tutankhamon restano per ora un’ipotesi, ma le nuove analisi hanno riportato il mistero al centro dell’attenzione. Georadar, microgravità e precedenti misurazioni di resistività hanno individuato anomalie che potrebbero indicare corridoi o altri ambienti sotterranei.
Il collegamento con Nefertiti rimane invece una possibilità storica, non una scoperta. La regina non è stata trovata e nessun dato attuale identifica con certezza l’eventuale occupante di questi ambienti.
La risposta potrebbe arrivare soltanto con un’ispezione diretta. Per ora, la porta rimane chiusa. Ma questa volta gli archeologi potrebbero avere un’idea molto più precisa di dove bussare.
Redazione
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