Innalzamento livello del mare: la Groenlandia si scioglie e il futuro delle città costiere è in pericolo

Innalzamento livello del mare causato dallo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia

C’è un pezzo del nostro futuro che rischia di affondare, letteralmente. Un nuovo studio, partito dall’analisi di una vecchia carota di ghiaccio estratta in Groenlandia, racconta un passato inquietantemente simile al nostro presente. Se il ghiaccio della calotta groenlandese dovesse scomparire – come è già successo oltre 400.000 anni fa – il livello del mare potrebbe salire di circa 7 metri. Le tracce di questo scenario sono emerse da sedimenti custoditi per decenni nella base militare di Camp Century, e oggi tornano alla luce con una forza disarmante. È uno spaccato di un tempo lontano, ma che potrebbe ripetersi molto presto. New York, Venezia, Napoli: città simbolo, oggi affacciate sul mare, domani forse sommerse. La natura ci parla dal passato: sta a noi decidere se ascoltarla davvero.

Una carota di ghiaccio racconta un passato che somiglia troppo al nostro

In un angolo remoto della Groenlandia nordoccidentale, sotto una base militare americana ormai abbandonata, giaceva un campione di ghiaccio lungo tre metri e mezzo. Estratto nel 1966, dimenticato in un congelatore per oltre cinquant’anni, è diventato oggi il protagonista di una scoperta che potrebbe cambiare il nostro modo di guardare al futuro. Nel 2017, un gruppo di ricercatori internazionali ha deciso di rimetterci le mani sopra. Con i nuovi strumenti a disposizione, hanno scoperto qualcosa di sconcertante: 416.000 anni fa, la Groenlandia non era un deserto bianco, ma un territorio verde, pieno di piante e vita.

A confermare questo ribaltamento delle teorie precedenti sono i resti di ramoscelli, semi e muschi trovati nei sedimenti della carota di ghiaccio. Fino a quel momento si pensava che l’isola fosse rimasta coperta dai ghiacci per milioni di anni. Invece no: durante un periodo interglaciale chiamato MIS 11, la calotta era scomparsa, lasciando spazio a un paesaggio rigoglioso, simile a quello che potremmo vedere oggi in alcune regioni nordiche.

C’è però una differenza che fa tremare i polsi: allora la concentrazione di CO₂ nell’atmosfera era di 280 ppm, oggi siamo ben oltre le 420 ppm. Questo divario ci racconta quanto più intenso sia l’impatto che stiamo avendo sul sistema climatico rispetto al passato. E i ricercatori, coordinati dal professor Paul R. Bierman dell’Università del Vermont, non usano mezzi termini: se le condizioni attuali sono simili – o peggiori – rispetto a quelle del passato, lo scioglimento totale dei ghiacci è una possibilità concreta.

Le tecniche utilizzate per ricostruire quel paesaggio perduto includono la datazione della luminescenza e lo studio dei nuclidi cosmogenici, capaci di rivelare per quanto tempo una superficie è stata esposta alla luce. Ogni indizio, ogni frammento trovato in quel campione, racconta lo stesso scenario: la Groenlandia era priva di ghiaccio, e potrebbe tornare a esserlo. Il punto è che oggi non siamo preparati a gestire le conseguenze di un evento simile.

Le città costiere in prima linea: chi rischia di finire sott’acqua

Se i ghiacci groenlandesi dovessero sciogliersi del tutto, ci troveremmo di fronte a un innalzamento dei mari di circa 7 metri. Non è uno scenario da film catastrofico, ma una possibilità concreta secondo i climatologi. Immagina città come Venezia, New York o Miami trasformate in lagune, con milioni di persone costrette ad abbandonare le proprie case.

E non è solo l’acqua che avanza a far paura. La perdita dei ghiacci comporta una riduzione dell’albedo terrestre, ovvero la capacità del pianeta di riflettere la luce solare. Senza le superfici bianche della calotta, il calore viene assorbito più facilmente dal suolo e dagli oceani, innescando un ulteriore surriscaldamento. È un effetto domino in cui ogni pezzo che cade accelera il collasso.

Il dramma dell’innalzamento del livello del mare va ben oltre la geografia: tocca la vita quotidiana, la stabilità politica, l’economia, la sicurezza alimentare. Milioni di sfollati climatici, costretti a migrare, potrebbero innescare tensioni sociali su scala globale. In questo scenario, ogni decennio perso è un decennio in cui i mari avanzano e le terre scompaiono.

Il punto di non ritorno è vicino, e la scienza lo sa

Le immagini satellitari raccolte negli ultimi quarant’anni parlano chiaro: la Groenlandia sta perdendo ghiaccio a un ritmo sempre più rapido. Tra il 2010 e il 2018, sono andati persi 286 miliardi di tonnellate di ghiaccio, una cifra impressionante se paragonata ai decenni precedenti. E nel solo 2019, se ne sono sciolti oltre 500 miliardi. È come se un’intera lastra si fosse sciolta sotto i nostri occhi, in pochi mesi.

Secondo uno studio dell’Università Statale dell’Ohio, l’isola avrebbe già superato un “punto di non ritorno”. In altre parole, anche se oggi azzerassimo le emissioni globali, la calotta continuerebbe comunque a sciogliersi. Questo per via di un’inerzia termica nel sistema climatico che agisce come una valanga: una volta avviata, è difficile fermarla.

Ma la scienza non ci lascia solo brutte notizie. Ci dice anche che non tutto è perduto. Possiamo ancora rallentare il disastro, agendo subito per ridurre drasticamente le emissioni, investire in fonti rinnovabili e proteggere gli ecosistemi polari. Ma ogni rinvio ci costa caro.

I ricercatori avvertono: gran parte dell’innalzamento del livello del mare potrebbe verificarsi nel giro di pochi decenni, non in un lontano futuro. E questo cambierebbe radicalmente il modo in cui viviamo, viaggiamo, coltiviamo, costruiamo. La Groenlandia diventa così un simbolo potente: non del ghiaccio che se ne va, ma del tempo che stiamo perdendo.

CO₂ e metano: i veri responsabili dell’effetto valanga

Dietro questa accelerazione ci sono loro: i gas serra. In primis, l’anidride carbonica, che oggi ha superato le 420 parti per milione. È un livello mai raggiunto da quando l’uomo cammina sulla Terra. Eppure, 416.000 anni fa bastavano 280 ppm per sciogliere quasi tutta la Groenlandia.

A peggiorare il quadro ci pensa il metano, un gas serra ancora più potente della CO₂ nel breve periodo. Entrambi provengono da attività umane: trasporti, industrie, allevamenti intensivi, deforestazione. Ogni giorno immettiamo nell’atmosfera tonnellate di sostanze che alterano l’equilibrio del pianeta, come se nulla fosse.

La scienza ci ha fornito i dati, ci ha mostrato le tendenze, ci ha raccontato cosa è già successo. Ora tocca a noi. Possiamo continuare a ignorare tutto, oppure possiamo prendere decisioni drastiche, anche se scomode. La posta in gioco è alta: il futuro stesso della Terra.

Conclusione

Il campione di ghiaccio recuperato a Camp Century è molto più di un blocco congelato: è una testimonianza dal passato che sembra parlare direttamente al nostro presente. Un promemoria crudele di ciò che ci attende se non cambiamo rotta. La Groenlandia senza ghiacci non è un’ipotesi fantascientifica, ma una realtà già scritta nella storia geologica del nostro pianeta.

Il mare salirà, le coste arretreranno, e milioni di persone dovranno fare i conti con un mondo che cambia troppo in fretta. Le prove sono davanti a noi, non più chiuse in un freezer. Sta a noi decidere se agire o restare immobili. Ma il tempo, quello sì, sta già scivolando via.

La ricerca “Deglaciation of northwestern Greenland during Marine Isotope Stage 11” è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Science.

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Redazione

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