Una startup americana vuole creare un ibrido elefante-mammut in laboratorio

Il progetto, finanziato con 15 milioni di dollari, ha l’obiettivo di creare un ibrido molto simile a una specie estinta 4mila anni fa, il mammut lanoso. Per poi riportare l’animale nelle regioni artiche per difendere clima e biodiversità. Ma qualcuno ha dubbi, anche etici

Ricreare in laboratorio il mammut lanoso, una specie estinta circa 4mila anni fa, con un investimento di 15 milioni di dollari (12,7 milioni di euro). È l’ambizioso obiettivo appena annunciato in un talk da un gruppo di genetisti e imprenditori, fondatori della compagnia Colossal, che da tempo studiano e lavorano sull’editing del genoma con la tecnologia Crispr. Il finanziamento arriva dall’imprenditore del settore hi-tech Ben Lamm, che ha fondato la startup Colossal insieme a George Church, rinomato genetista statunitense, professore di genetica alla Harvard Medical School. Lo scopo ultimo è combattere i cambiamenti climatici e la perdita della biodiversità. L’idea, infatti, è di riportare l’animale nelle regioni artiche dove viveva, per difendere l’elefante asiatico, fra le specie a rischio, e rinforzare il fragile ecosistema della tundra artica. Ma qualche scienziato è scettico sull’impresa, soprattutto riguardo alle implicazioni etiche del progetto.

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Qui il talk.

Riprodurre il mammut lanoso

La soluzione è la de-estinzione”, si legge sulla pagina di Colossal, “un’applicazione funzionale di un’avanzata tecnologia di editing genomico con l’obiettivo di ricostruire il dna della megafauna scomparsa e di altri animali che hanno avuto un impatto positivo misurabile sui nostri fragili ecosistemi”. I riflettori sono puntati sul mammut lanoso, un mammifero erbivoro fortemente resistente ai climi gelidi, che si è evoluto dal precedente mammut delle steppe, estinto circa 370mila anni fa. Il proposito degli scienziati non è creare un clone del mammut lanoso, anche perché non sarebbe possibile: il dna estratto dai resti dell’animale congelati nel permafrost sono troppo degradati. Pertanto, il programma è di partire dal dna di un animale simile in termini genetici, l’elefante asiatico, che ha un antenato in comune con il mammut lanoso. Gli scienziati hanno individuato le differenze fra elefante e mammut lanoso e sul sito di Colossal indicano che condividono il 99,6% del dna. Per questo intendono produrre un ibrido di elefante-mammut con caratteristiche molto simili alla specie desiderata.

L’editing del genoma per produrre l’ibrido

Secondo Church, noto per aver scoperto metodi di lettura ed editing del genoma, questo approccio potrebbe portare a un risultato di successo. “L’obiettivo è avere i nostri primi cuccioli entro un periodo che va da 4 a 6 anni”, è la dichiarazione di Ben Lamm riportata dalla Cnn, entro il 2027. E Church confida di riuscirci: sta già lavorando per ottenere maiali i cui organi siano in futuro compatibili con quelli umani e dunque potenzialmente utilizzabili per trapianti. Il processo per la creazione dell’ibrido elefante-mammut è simile e richiede un elevato numero di modifiche con Crispr. L’elefante asiatico è il candidato ideale da cui partire aggiungendo caratteristiche genetiche fra cui tratti che gli permettano di resistere al clima artico, come uno strato isolante di grasso di 10 centimetri e pelo lungo fino a un metro, e l’assenza di zanne per non diventare bersaglio dei bracconieri dell’avorio. Una volta programmata una cellula con queste caratteristiche, l’idea è di creare un utero artificiale che possa ospitare il feto per due anni, arrivando a circa 90 kg, e poi ottenere l’animale.

Dagli obiettivi ai dubbi

I fondatori e gli scienziati di Colossal chiariscono che gli obiettivi del progetto riguardano la difesa del clima e dell’ambiente, dalla salvaguardia degli elefanti e delle praterie artiche al rallentamento dello scioglimento del permafrost e alla riduzione delle emissioni serra qui contenute. Love Dalén, professore di genetica evoluzionaria al centro di Paleogenetica di Stoccolma ha rimarcato il valore scientifico del progetto, come riporta la Cnn, soprattutto rispetto al proposito di difendere la biodiversità di ecosistemi fragili. Tuttavia esprime perplessità riguardo al fatto che a suo parere non si otterrà un mammut ma un elefante con caratteristiche in più, come lo strato di grasso isolante, ma ancora non conosciamo gli elementi genetici per creare un mammut. Inoltre, secondo Dalén, non ci sono prove sufficienti che questi animali possano avere un impatto sui cambiamenti climatici. E ancora, altri scienziati sono scettici a causa delle implicazioni etiche della creazione in laboratorio di questi nuovi animali.

Foto di Stefan Keller da Pixabay

Rita Viola

Fonte: www.wired.it/scienza

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