Alle Galapagos trovata plastica sulle spiagge, in mare e negli animali

Microplastica nelle iguane “Godzilla”, nei grandi vertebrati marini e negli invertebrati alla base della catena alimentare

Lo studio “Plastic contamination of a Galapagos Island (Ecuador) and the relative risks to native marine species”, pubblicato su Science of the Total Environment da un team di ricercatori dell’Università di Exeter, dal Galapagos Conservation Trust (GCT) e dal Galapagos Science Center, ha trovato plastica in tutti gli habitat marini dell’isola di San Cristobal, dove Charles Darwin sbarcò per la prima volta alle Galapagos.

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Dallo studio è emerso che solo il 2% della “macroplastica” (elementi e frammenti di dimensioni superiori a 5 mm) è stata identificata come proveniente dalle isole. La cifra reale potrebbe essere più alta, ma i risultati suggeriscono fortemente che la maggior parte della plastica arrivi portata dalle correnti oceaniche. Queste macroplastiche sono state trovate in 13 delle 14 spiagge sabbiose studiate, con 4.610 elementi raccolti in totale. La grandi microplastiche (1-5 mm) setacciate dalla superficie 50 mm di sabbia sono state trovate in 11 dei 15 siti testati. L’accesso al microscopio FT-IR per immagini Spotlight 400 utilizzato in questo studio è stato reso possibile grazie al Research Partnership Agreement tra Greenpeace Research Laboratories e PerkinElmer

Notevoli accumuli di plastica sono stati trovati in habitat chiave tra cui le coste rocciose di lava e lemangrovie. Le microplastiche sono state trovate in basse concentrazioni in tutti i campioni di fondale marino e di acqua di mare, con concentrazioni più elevate nel porto che suggeriscono un input locale.

I ricercatori dicono che «Nei peggiori “hotspot” – tra cui una spiaggia utilizzata dalla rara iguana marina “Godzilla” – sono state trovate più di 400 particelle di plastica per metro quadrato di spiaggia. La plastica è stata trovata anche all’interno di più della metà degli invertebrati marini (come cirripedi e ricci) studiati e sul fondo del mare. I risultati suggeriscono che la maggior parte dell’inquinamento da plastica nelle Galapagos, un paradiso di biodiversità famoso in tutto il mondo, arriva portata dalle correnti oceaniche».

Lo studio identifica anche i vertebrati marini delle Galapagos più a rischio di ingerire plastica o di rimanerci impigliati, compresi squali martello smerlati, squali balena, leoni marini e tartarughe marine.

Per analizzare il possibile impatto della plastica sui vertebrati marini delle Galapagos come i leoni marini e le tartarughe, i ricercatori hanno esaminato 138 studi sull’ingestione di plastica e sull’impigliamento tra queste specie in tutto il mondo. Hanno anche tenuto in considerazione dove è nota la presenza di ogni specie nelle Galapagos e il loro stato di conservazione nella Lista rossa IUCN delle specie minacciate .

Basandosi su questi dati, lo studio identifica 27 specie che necessitano di monitoraggio e mitigazione urgenti.

Una delle autrici dello studio, la biologa marina Ceri Lewis del College of Life and Environmental Sciences dell’università di Exeter, ha sottolineato che «L’immagine incontaminata delle Galapagos potrebbe dare l’impressione che le isole siano in qualche modo protette dall’inquinamento da plastica, ma il nostro studio dimostra chiaramente che non è così. I livelli più alti di plastica che abbiamo trovato erano sulle spiagge esposte a est, che sono esposte all’inquinamento trasportato attraverso il Pacifico orientale dalla corrente di Humboldt. Queste spiagge esposte a est includono Punta Pitt, un sito altamente inquinato che ospita le iguane marine “Godzilla” che, come tanta fauna delle Galapagos, non si trovano in nessun’altra parte del mondo. Ci sono meno di 500 iguane marine “Godzilla” esistenti, ed è preoccupante che vivano insieme a questo alto livello di inquinamento da plastica».

E’ stato riscontrato che tutte e 7 le specie di invertebrati marini esaminati contenevano microplastiche. Il 52% dei 123 esemplari testati conteneva plastica. La principale autrice dello studio Jen Jones, collega della Lewis, è molto preoccupata: «Questi animali sono una parte cruciale delle reti alimentari che supportano le specie più grandi, che notoriamente vivono sopra e intorno alle Isole Galapagos. I potenziali effetti sulla salute degli animali marini dell’ingestione di plastica sono in gran parte sconosciuti e sono necessarie ulteriori ricerche. Il nostro studio evidenzia fino a che punto viaggia l’inquinamento da plastica e come contamina ogni parte degli ecosistemi marini. Dato il livello di inquinamento che abbiamo trovato in questa località remota, è chiaro che l’inquinamento da plastica deve essere fermato alla fonte. Non si può risolvere il problema solo pulendo le spiagge».

Un altro autore dello studio, David Santillo dei Greenpeace Research Laboratories dell’università di Exeter, ha sottolineato che «Questa situazione peggiorerà solo se non cambiamo drasticamente il nostro uso della plastica».

Però, le cose non sembrano mettersi bene per le ricerche in questo campo: nel 2020 il team di ricerca ha ottenuto una sovvenzione di 3,3 milioni s di sterline da governo del Regno Unito per indagare e affrontare l’inquinamento da plastica nel Pacifico orientale. Ma, nonostante le dichiarazioni iper-ambientaliste del premier conservatore Boris Jhonson, la sovvenzione è stata ridotta del 64% e potrebbe essere annullata dopo il primo anno a causa dei tagli all’Official Development Assistance (ODA) annunciati a marzo.

Fonte: www.greenreport.it

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