Cos’è questa storia dei maiali che possono respirare dal retto

Un team di ricerca giapponese sta studiando un nuovo metodo che consente a topi e maiali di ricevere ossigeno attraverso il retto. Un giorno i ricercatori sperano di provarlo anche sugli esseri umani proprio per Covid-19

Potrà sembravi bizzarro, se non addirittura uno scherzo. Eppure, la storia di poter respirare per via anale è vera. E alcuni scienziati giapponesi, infatti, lo hanno appena dimostrato: hanno messo a punto una procedura che consente ad animali come topi e maiali, con una grave ipossia (mancanza di ossigeno), di respirare direttamente dal loro retto. Ma che senso ha? Nel loro nuovo studio pubblicato sulla rivista Med, i ricercatori della Tokyo Medical and Dental University hanno spiegato che questa nuova tecnica potrebbe un giorno essere testata sugli esseri umani e potenzialmente tornare utile nella lotta al coronavirus. Ecco perché.

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Come racconta il New York Times, l’autore del nuovo studio Takanori Takebe, della Tokyo Medical and Dental University e del Cincinnati Children’s Hospital Medical Center, si è interessato ai sistemi di somministrazione di ossigeno quando suo padre si è ammalato di Covid-19. L’intubazione è una procedura molto invasiva e sebbene i ventilatori, secondo l’esperto, siano senza dubbio fondamentali, non sempre sono disponibili, come abbiamo visto durante la pandemia, e possono rompersi. Sebbene lo studio sia ancora ben lontano dal testare questa idea sugli esseri umani (forse il prossimo anno), sottolinea l’esperto al Nyt“abbiamo chiaramente bisogno di strategie diverse per aiutare i pazienti con grave insufficienza polmonare”.

Per mettere a punto questa metodologia, chiamata Eva (Enteral Ventilation via Anus), il team di ricerca si è ispirato alla natura e in particolare ad alcuni pesci che respirano attraverso le branchie oppure ingoiando aria dalla bocca e lasciando poi che l’apparato digerente assorba ossigeno. Concentrandosi sul fatto che l’intestino dei mammiferi potesse riprodurre lo stesso processo, i ricercatori hanno svolto alcuni esperimenti nei quali è stato pompato l’ossigeno nel retto di topo anestetizzati e con ipossia. Una procedura, spiegano gli autori dello studio, troppo invasiva e dolorosa, poiché le pareti intestinali degli animali dovevano essere prima raschiate e assottigliate per avere migliori risultati.

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(Foto: Ryo Okabe et al./Med)

Così, nelle successive sperimentazioni, Takebe e il suo team hanno provato con un liquido, un composto perfluorocarburo, ossia con un’elevata capacità di assorbire i gas, e hanno dimostrato che un clistere di liquido ricco di ossigeno nel retto di topi e maiali con ipossia può funzionare. Dai risultati, infatti, i ricercatori hanno osservato che la tecnica ha portato a un miglioramento dell’ossigenazione nel sangue e al prolungamento della sopravvivenza“I topi hanno ripreso a camminare di nuovo, mentre la pelle pallida dei maiali è tornata di un rosa sano ”, ha commentato Takebe. “Non mi aspettavo che la procedura funzionasse così bene, è stato davvero sorprendente per me”.

Risultati, quindi, che aprono la strada a nuovi studi che possano indagare sull’intestino degli esseri umani e arrivare a nuove e potenziali soluzioni alternative per fornire ossigeno e gestire condizioni cliniche critiche. In un commento allo studio, Caleb Kelly, gastroenterologo alla Yale University, ha scritto che sebbene il concetto sia davvero “affascinante” e “teoricamente fattibile”, è davvero molto strano“È un’idea impressionante quella di usare quella parte dell’anatomia umana per lo scambio di gas”, ha riferito al Nyt. Tuttavia, ha aggiunto l’esperto, la stranezza non significa che dovremmo respingerla. “Dovrebbero essere i dati, piuttosto che le nostre reazioni al concetto, a guidarci”.

Foto di Hier und jetzt endet leider meine Reise auf Pixabay aber da Pixabay 

Marta Russo

Fonte: www.wired.it

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