Le prossime influenze stagionali potrebbero essere più pesanti

Sebbene quest’anno l’influenza stagionale ci abbia dato una tregua, nei prossimi anni potrebbero verificarsi epidemie più grandi e in periodi dell’anno del tutto inaspettati

Se da un lato la pandemia da Covid-19 ci sta mettendo a dura prova, dall’altra l’influenza stagionale ci sta dando una tregua. Basta pensare che stando al bollettino Influnet nella quarta settimana di quest’anno, settimana nella quale veniva solitamente raggiunto il picco epidemico con un livello di incidenza pari a 12,6 casi per mille persone, i casi sono stati notevolmente sotto la soglia, pari a soli 1,4 casi per mille. Un calo dovuto in parte all’adozione delle misure di sicurezza contro il coronavirus, come il distanziamento fisico, le mascherine e il lavaggio frequente delle mani, che ci sono tornate utili anche nel prevenire la diffusione di altre malattie infettive, come appunto l’influenza. Tuttavia, anche se queste strategie stanno avendo un risvolto positivo, attenuando la diffusione e riducendo il numero di ricoveri e decessi per questa malattia, non è affatto detto che questa pausa duri a lungo, anzi. Le prossime epidemie di influenza e di altri virus respiratori potrebbero essere più presenti e verificarsi in momenti del tutto inaspettati.

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È questa l’ipotesi di alcuni esperti, secondo cui il consistente calo dei casi di influenza, così come del virus respiratorio sinciziale (Rsv), i comuni coronavirus del raffreddore e i virus parainfluenzali, potrebbe allo stesso tempo renderci più vulnerabili. In altre parole, quindi, pochissime persone saranno esposte ai virus e acquisiranno l’immunità ai ceppi circolanti. “La suscettibilità è in aumento nella popolazione”, ha commentato a The Atlantic Shweta Bansal, della Georgetown University di Washington. “Le persone senza o con un’immunità ridotta sono come una miccia per l’influenza e più carburante è disponibile più sarà facile che si verifichi un focolaio”.

Il momento più delicato, prevede Rachel Baker, epidemiologa della Princeton University, sarà quando le misure di sicurezza contro il coronavirus saranno revocate, dando il via a un aumento repentino delle infezioni“Con l’aumentare delle dimensioni della popolazione suscettibile, dobbiamo essere preparati per focolai fuori stagione e focolai potenzialmente grandi”, commenta a l’esperta a Science News. Un esempio di ciò che ci aspetta si è verificato nel New South Wales, in Australia, dove solitamente si registra il picco dei casi di Rsv tra aprile e giugno. Nel 2020, tuttavia, in quel periodo il numero di test positivi è diminuito di oltre l’85% rispetto agli anni precedenti, mentre alla fine di dicembre, in concomitanza con la revoca delle restrizioni per la pandemia, i casi di Rrs sono aumentati notevolmente: dalle poche centinaia di casi che vengono normalmente registrati in quel periodo, si è arrivati a ben 6mila test positivi al virus in sole due settimane. “Questo esempio australiano potrebbe essere un preavviso di ciò che accadrà nell’emisfero settentrionale”, ha aggiunto Baker.

Sebbene la comunità scientifica non sappia con certezza se la prossima stagione influenzale sarà più aggressiva, la mancanza di virus influenzali circolanti tra la popolazione renderà sicuramente più difficile prepararsi al loro arrivo. Normalmente, infatti, gli esperti monitorano come i diversi ceppi dell’influenza mutano nel tempo per prevedere quali tra questi prevarranno e mettere a punto, in anticipo, nuovi vaccini antinfluenzali. Ma con così pochi casi di influenza da analizzare quest’anno, gli scienziati sono a corto di dati. “Il basso livello di circolazione potrebbe teoricamente eliminare alcuni ceppi di influenza”, ha commentato a The Atlantic Florian Krammer, virologo presso la Icahn School of Medicine. “Ma d’altra parte, ceppi completamente nuovi potrebbero emergere senza che gli scienziati ne siano a conoscenza”.

Foto di silviarita da Pixabay 

Marta Russo

Fonte: www.wired.it

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