Scoperto un gene per sconfiggere la muffa grigia: verso specie vegetali più resistenti senza i pericolosi pesticidi

Identificato un nuovo gene capace di contrastare l’invasione dei patogeni fungini e in particolare di Botrytis cinerea in numerose specie vegetali

Nel settore agronomico, i patogeni delle piante rappresentano un grave problema in quanto causano ingenti perdite dei raccolti e in alcuni casi intossicano i cibi di origine vegetale secernendo micotossine potenzialmente pericolose anche per la salute dell’uomo. Fra gli invasori piu’ comuni e conosciuti vi e’ la botrite o anche detta la muffa grigia per la peluria cenerina che ricopre la superficie delle foglie facendole seccare e appassire rapidamente. Per limitare i danni causati da questi patogeni, l’approccio maggiormente utilizzato e’ il trattamento estensivo con pesticidi, purtroppo con gravi conseguenze sull’inquinamento del suolo e delle falde acquifere.

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Ora i risultati di uno studio internazionale, coordinato dalla Sapienza di Roma, hanno identificato un nuovo gene capace di contrastare l’invasione dei patogeni fungini e in particolare di Botrytis cinerea, responsabile della muffa grigia in numerose specie vegetali tra le quali la vite, il pomodoro e la fragola. I risultati del lavoro, pubblicati sulla rivista Molecular Plant Pathology, aprono a nuove possibilita’ in ambito agronomico per lo sviluppo di varieta’ piu’ resistenti senza l’uso di pesticidi pericolosi. Una soluzione eco-compatibile al problema della muffa sono anche le tecniche di manipolazione genetica mirate a ottenere una maggiore resistenza delle piante ai microbi ambientali, il cosiddetto miglioramento genetico. Questa tecnica, però, ha un limite applicativo che consiste nella scarsita’ di conoscenze sui geni che le piante sfruttano per attivare i meccanismi di difesa immunitaria.

javascript:”;In questo ambito, un importante tassello e’ stato aggiunto grazie alla sinergica attivita’ di ricerca genetica, molecolare e biochimica che ha coinvolto i dipartimenti di Biologia e biotecnologie Charles Darwin e di Scienze biochimiche della Sapienza insieme con altre universita’ ed enti francesi. Nello studio pubblicato sulla rivista Molecular Plant Pathology, il team di ricercatori coordinato da Vincenzo Lionetti e Daniela Bellincampi ha identificato nella pianta arabetta comune (Arabidopsis thaliana) un nuovo gene di difesa contro i patogeni fungini e in particolare Botrytis cinerea, un fungo necrotrofo in grado di provocare gravi perdite di raccolto in piu’ di 200 specie vegetali. “Il gene, chiamato AtPME17, si e’ visto avere un ruolo centrale nei meccanismi di difesa immunitaria della pianta – spiega Vincenzo Lionetti del Dipartimento di Biologia e biotecnologie Charles Darwin. L’enzima che codifica, la Pectina Metilesterasi17, e’ in grado di modulare lo stato di metilazione delle pectine, componenti importanti della parete cellulare, dove avviene il primo contatto tra pianta e patogeni. L’attivita’ enzimatica rafforza localmente la parete cellulare favorendo nella pianta l’attivazione della risposta immunitaria e bloccando, in corrispondenza del sito di infezione, l’invasione del fungo“.

I risultati dello studio trovano considerevoli applicazioni in ambito biotecnologico: il gene identificato puo’ infatti essere impiegato nel miglioramento genetico di piante d’interesse agronomico per lo sviluppo di varieta’ piu’ resistenti a un gran numero di malattie infettive, senza l’uso di pesticidi pericolosi per la salute umana e per l’ambiente.

Di Beatrice Raso

Foto di adege da Pixabay 

Fonte: www.meteoweb.eu

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