Mascherine e guanti abbandonati rischiano di fare una strage di animali selvatici

Per proteggerci dal coronavirus SARS-CoV-2 e contrastare la diffusione della pandemia è doveroso utilizzare le mascherine laddove è richiesto, ma così come è importante indossarle, lo è anche il corretto smaltimento. Purtroppo l’inciviltà sta già causando un enorme problema ambientale, con DPI abbandonati ovunque e il rischio di uccidere moltissimi animali.

Un gabbiano con una mascherina chirurgica attorcigliata attorno alle zampe. Credit: RSPCA
in foto: Un gabbiano con una mascherina chirurgica attorcigliata attorno alle zampe. Credit: RSPCA

Secondo un recente studio condotto da scienziati portoghesi e canadesi pubblicato sulla rivista Environmental Science & Technology, per combattere la pandemia di coronavirus SARS-CoV-2 ogni mese a livello globale si utilizzano ben 129 miliardi di mascherine e 65 miliardi di guanti. Si tratta di un numero di pezzi enorme, che determina una produzione di rifiuti altrettanto consistente. Se i dispositivi di protezione individuale (DPI) fossero smaltiti correttamente – vanno gettati nell’indifferenziata, poiché potenzialmente contaminati – non ci sarebbero particolari problemi, ma molti incivili hanno iniziato ad abbandonarli per strada, in spiaggia, nei parchi e nei boschi, con un impatto ambientale senza precedenti.

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Mascherine e guanti possono infatti rappresentare delle vere e proprie trappole mortali per gli animali selvatici, e già in diversi casi si sono verificati incidenti mortali. Tra le prime vittime c’è stato uno sfortunato uccello rimasto soffocato da una mascherina nella British Columbia canadese, divenuto rapidamente il simbolo di questa nuova e deprecabile forma di inquinamento.

A un giovane esemplare di gabbiano reale avvistato a Chelmsford, nell’Essex (Regno Unito), è andata decisamente meglio. I dipendenti di una concessionaria di auto lo hanno notato a bordo strada, con evidenti difficoltà a camminare (spesso inciampava) e a spiccare il volo; hanno così deciso di contattare i volontari della Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals (RSPCA), una delle principali organizzazioni britanniche che si occupa della tutela degli animali.

Il giovane gabbiano era rimasto intrappolato in una mascherina chirurgica monouso con elastici, rimasti attorcigliati attorno alle zampe e che si stringevano sempre con più forza passo dopo passo. Dopo averlo catturato, i volontari lo hanno portato presso il centro di recupero South Essex Wildlife dove è stato immediatamente liberato dal groviglio che lo avrebbe ucciso. “La maschera era lì da un po’ di tempo e gli elastici si erano stretti intorno alle zampe, mentre le sue articolazioni erano gonfie e doloranti”, ha dichiarato alla BBC Adam Jones dell’RSPCA. “Per fortuna si sta riprendendo bene e viene monitorato da vicino. Ora è stato lasciato in una voliera con altri gabbiani e quando il gruppo sarà pronto saranno tutti rilasciati insieme”, ha aggiunto il membro dell’organizzazione.

Sebbene la storia dell’uccello marino sia proiettava verso il lieto fine, per moltissimi altri animali non è stato così e non sarà così, se continueremo a gettare i dispositivi di protezione individuale per terra. Nelle scorse settimane l’organizzazione francese Opération Mer Propre e l’italiana Marevivo Onlus hanno raccolto decine e decine di pezzi su spiagge e in mare, condividendo le foto sui social network per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema. In molti, del resto, non si lasciano scoraggiare nemmeno dalle salatissime multe imposte a chi abbandona i DPI. Secondo un recente rapporto dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), il fabbisogno giornaliero di mascherine in Italia potrebbe arrivare a decine di milioni di pezzi al giorno, col rischio di produrre centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti solo entro la fine dell’anno. Il WWF ricorda che se solo l’1 percento di tutto questo materiale finisse nell’ambiente, l’impatto sugli ecosistemi sarebbe drammatico. L’appello di tutte le organizzazioni è dunque quello di smaltire sempre correttamente i propri DPI.

Andrea Centini

Fonte:scienze.fanpage.it

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