Invasione senza precedenti di locuste nel deserto nel Corno d’Africa, Onu: “Agire ora per prevenire una catastrofe”

Non arrivano gli aiuti necessari: a rischio fame milioni di persone. Si temono ondate di profughi. Guterres: legame tra i cambiamenti climatici e la peggiore invasione di locuste da decenni

L’Onu ha lanciato un nuovo pressante allarme per una nuova sfida umanitaria che assume sempre più l’aspetto di una piaga biblica: «Con l’avvicinarsi della stagione delle piogge, nei Paesi del Corno d’Africa è corsa contro il tempo per affrontare un’invasione di locuste del deserto».

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In Kenya l’invasione delle locuste è ormai già la peggiore degli ultimi 70 anni, mentre la Somalia e l’Etiopia stanno vivendo i peggiori focolai da 25 anni. Anche la piccola Gibuti e l’Eritrea sono infestate. Le voraci locuste stanno mettendo a rischio la produzione agricola e la sicurezza alimentare e milioni di persone. Gli sciami hanno potrebbero entrare in Uganda da un giorno all’altro e la Tanzania e il Sud Sudan sono entrati a far parte della “lista di controllo”, mentre l’Arabia saudita, il Sudan e lo Yemen sono molto preoccupati.

Mark Lowcock, coordinatore degli affari umanitari per l’Onu, ha convocato gli ambasciatori di tutti i Paesi per un briefing alle Nazioni Unite e ha spiegato loro che «In questa regione dove ci sono così tante sofferenze, così tante vulnerabilità e fragilità, semplicemente non possiamo permetterci un altro grande shock. Ed è per questo che dobbiamo agire rapidamente. Abbiamo la possibilità di stroncare questo problema sul nascere, ma non è quello che stiamo facendo al momento. Stiamo finendo il tempo».

Le locuste sono gli insetti migratori più antichi e distruttivi del mondo: uno sciame medio, che contiene fino a 40 milioni di insetti, può percorrere fino a 150 km in giorno e può divorare abbastanza cibo da nutrire 34 milioni di persone. L’ambasciatore del Kenya all’Onu, Lazarus O. Amayo ha detto che nel suo Paese «L’attuale infestazione sta minacciando la sicurezza alimentare. E’ anche una sfida per i pascoli, in particolare le nostre comunità che allevano il bestiame. I pastori dovranno affrontare una vera sfida per il pascolo, e ciò potrebbe anche causare spostamenti da un luogo all’altro in cerca di pascoli, con il rischio intrinseco di conflitti comunitari sui pascoli o per i pascoli o nei territori di passaggio».

Inoltre, l’invasione delle locuste arriva mentre il Corno d’Africa si stava riprendendo da quello che Lowcock ha descritto come «I recenti “shock back to back” che hanno minato la resilienza, con circa 19 milioni di persone a rischio di insicurezza alimentare grave». Nel 2017 la Somalia e il Sudan hanno dovuto affrontato una minaccia di carestia alla quale negli ultimi due anni si sono aggiunte scarse piogge e siccità e poi devastanti inondazioni.  Secondo Lowcock, «Sono questi eventi meteorologici che stanno creando l’ambiente che facilita l’attuale boom delle locuste. Le piogge insolitamente intense e l’aumento della frequenza dei cicloni nell’Oceano Indiano hanno creato condizioni favorevoli per la riproduzione delle locuste».

Recentemente la Fao ha lanciato un appello per trovare 76 milioni di dollari per controllare la diffusione delle locuste, ma finora ne sono arrivati solo circa 20 milioni; metà dei quali da un fondo di emergenza dell’Onu. Nel Corno d’Africa, dove ci sono le ex colonie italiane di Somalia, Etiopia ed Eritrea. Evidentemente lo slogan – per la verità nemmeno più molto usato – “aiutiamoli a casa loro” non funziona, anche se il direttore generale della Fao Qu Dongyu ha avvertito che «Senza un’azione rapida, dovremo affrontare una crisi umanitaria in rapida espansione. Gli sciami di locuste del deserto stanno crescendo esponenzialmente». Insomma, le locuste del deserto rischiano di innescare nuove ondate di profughi che quelli dell’”Aiutiamoli a casa loro” dicono di voler impedire a tutti i costi, ma poi parlano d’altro e soprattutto non parlano mai delle cause di questi esodi e in particolare di una: il cambiamento climatico.

Intervenendo al summit dell’Unione Africana ad Addis-Abeba, il segretario generale dell’Onu, António Guterres, ha evidenziato «Gli effetti nefasti della crisi climatica sulla pace, la prosperità e lo sviluppo dell’Africa» e ha sottolineato il legame tra questo e gli sciami di locuste che attualmente devastano l’Etiopia e l’Africa orientale: «Dei mari più caldi significano maggiori cicloni che generano un terreno propizio per la riproduzione delle locuste. La crisi attuale ha una dimensione biblica, con sciami delle dimensioni di grandi città. La Fao ci ha detto che uno sciame della dimensione di Parigi consumerà, in un giorno, tanto cibo quanto la metà della popolazione francese. Le Nazioni Unite hanno lanciato un appello urgente per gli aiuti. Chiedo alla comunità internazionale di rispondere con rapidità e generosità, per assicurare una risposta efficace e tenere sotto controllo l’infestazione mente è ancora possibile».

Lowcock ha concluso ribadendo «L’urgente necessità di agire, in particolare all’inizio della stagione delle piogge a marzo. Chiedo ai paesi interessati, alla comunità internazionale, ai donatori di muoversi e di muoversi ora. C’è il rischio di una catastrofe. Forse possiamo prevenirla; abbiamo l’obbligo di provarci. A meno che non agiamo ora, è improbabile che ci riusciamo».

Fonte: www.greenreport.it

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