Caldo estremo in Australia, effetti devastanti sulla fauna: milioni tra pesci, pipistrelli, cavalli e cammelli morti. “I cambiamenti climatici sono definitivamente qui” [FOTO]

Alcuni degli animali più iconici dell’Australia non hanno dove nascondersi e stanno morendo a causa delle condizioni estreme di caldo e siccità: per gli esperti “è un campanello d’allarme dei cambiamenti climatici”

Mentre in Nord America si lotta contro blizzard, tempeste di neve e freddo estremo, in Australia si cerca riparo dal caldo cocente dell’estate dell’emisfero meridionale. Il Paese, infatti, continua ad essere colpito da ondate di caldo soffocanti che stanno creando il caos non solo tra le persone ma anche nella fauna. Alcuni degli animali più iconici dello stato non hanno dove nascondersi e stanno morendo per l’esposizione a queste condizioni estreme.

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Circa 90 cavalli selvaggi sono stati trovati morti nella comunità di Santa Teresa in prossimità di una pozza d’acqua ormai prosciugata. È stato svelato che le povere bestie sono morte di caldo e disidratazione. Il Central Land Council, (CLC) che rappresenta le popolazioni aborigene dell’area, ha deciso di praticare l’eutanasia su altri 50 cavalli circa che stavano soffrendo e le cui probabilità di recupero erano molto basse. Il CLC prevede che altri cavalli, cammelli, asini e altri animali possano morire a causa del caldo e si sta preparando per affrontare gravi problemi dovuti all’aumento delle temperature. “Con i cambiamenti climatici definitivamente su di noi, prevediamo che queste emergenze si verifichino con maggiore frequenza e nessuno è davvero preparato e dispone delle risorse necessarie per rispondere”, ha dichiarato il Direttore di CLC, David Ross.

 

Anche se le temperature dell’ultima ondata di caldo hanno battuto numerosi record, non è la prima dell’estate a infliggere seri danni alla fauna australiana. Dal 26 al 27 novembre, le temperature hanno superato i +42°C nel nord del Paese. Gli esperti stimano che questo aumento sia responsabile della morte di 23.000-30.000 volpi volanti, che corrispondono a circa un terzo della popolazione di tutto lo stato di questa  specie di pipistrelli di grandi dimensioni. Secondo quanto riportato dai media locali, quando le temperature hanno superato i +40°C, i pipistrelli hanno iniziato a cadere letteralmente giù dagli alberi. Persino di notte le temperature restavano a +39°C!

E nel frattempo, il caldo ha anche ucciso circa 10.000 volpi volanti nere, parenti stretti della volpe volante. La morte di questi pipistrelli a causa del caldo è “un campanello d’allarme dei cambiamenti climatici”, ha dichiarato Justin Welbergen, ecologo dell’Hawkesbury Institute for the Environment. “È chiaro dai dati attuali che questi eventi di calore stanno avendo un serio impatto sulle specie ed è chiaro dalle proiezioni dei cambiamenti climatici che questo si intensificherà in futuro”, ha aggiunto. Per Welbergen, questo evento è stato con ogni probabilità la seconda moria più grande delle specie, che dal 1999 è considerata “vulnerabile”. Anche nel 2014, sono morti 100.000 pipistrelli a seguito di un’altra ondata di caldo.

Anche le specie acquatiche sono vulnerabili alle condizioni estreme. La siccità e la presunta cattiva gestione dell’acqua hanno provocato la moria di un milione di pesci nel bacino del Murray-Darling River, nel sud-est dell’Australia. Con i livelli dell’acqua eccezionalmente bassi e le fluttuazioni termiche incredibilmente alte, la proliferazione di alghe è avvenuta più rapidamente, privando l’acqua dell’ossigeno di cui i pesci hanno bisogno per sopravvivere. Ma si ritiene che anche l’uso dell’acqua per irrigare abbia contribuito alla scarsa qualità dell’acqua dei fiumi. “Riducendo enormemente la quantità di acqua nel sistema, si produce acqua più calda e condizioni che sono più favorevoli alla proliferazione delle alghe”, ha dichiarato Daniel Connell, esperto dell’Australian National University. Così centinaia di migliaia di pesci, soprattutto aringhe e pesce persico, hanno finito per soffocare.

Il governo australiano ha fatto ricorso al pompaggio di ossigeno attraverso l’ausilio di 16 aeratori posizionati in vari corsi d’acqua colpiti dalla siccità per creare “rifugi” in cui i pesci possano respirare. Ma questa è solo “una soluzione temporanea”, ha dichiarato Niall Blair, Ministro per l’acqua regionale. “Niente impedirà la moria di questi pesci se non avremo correnti adeguate e normali livelli d’acqua nelle nostre dighe. Stiamo facendo tutto il possibile per limitare i danni”, ha aggiunto.

Gli allevatori nell’area di Goldfields, ovest dell’Australia, sostengono che migliaia di cammelli si stanno riversando dal Deserto di Gibson in cerca di acqua. “Ci sono stati 3 buoni anni nel deserto e i cammelli si sono riprodotti. Almeno un terzo dei cammelli che vediamo sono giovani cammelli e sono in condizioni shock. Li abbiamo visti sul lago dove si erano recati per cercare di trovare acqua e un gruppo di 36 è rimasto insabbiato in un punto e abbiamo dovuto praticare l’eutanasia”, ha dichiarato Tim Carmody. Carmody ha aggiunto che circa 1.200 cammelli sono stati uccisi nella sua proprietà da Natale ad oggi, mentre altri allevatori sostengono che altri 1.300 esemplari sono stati abbattuti nei loro possedimenti lo scorso mese.

Normalmente, gennaio è il mese più caldo dell’anno in Australia, quindi il Paese potrebbe avere finalmente un po’ di sollievo a febbraio prima dell’arrivo dell’autunno. Ma come sottolineato dagli esperti, questo è un problema che potrà solo peggiorare con l’aumento delle temperature globali nei prossimi anni e decenni. “Il governo federale che abbiamo in questo momento è guidato da qualche negazionista dei cambiamenti climatici”, ha dichiarato Elizabeth Hanna, ricercatrice del Climate Change Institute dell’Australian National University. L’Australia è stato uno dei primi Paesi del mondo ad avere una tassa sul carbonio, “ma quando abbiamo avuto il cambio di governo, hanno annullato tutto e ovviamente le nostre emissioni hanno iniziato ad aumentare”.

I cambiamenti climatici rendono ondate di caldo estreme come questa molto più probabili. Quando l’aria è più calda, è in grado di trattenere più acqua e l’aria umida rende più probabili le ondate di calore. Nello specifico, l’Australia, che è già soggetta a ondate di caldo, è vulnerabile ad eventi più frequenti, più caldi e più lunghi.

Beatrice Raso
Fonte: www.meteoweb.eu

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