I disturbi gastrointestinali
L’origine dei disturbi gastrointestinali è varia. Fattori fisici e psicologici sono complementari, si intersecano e si ampliano a vicenda. Esistono diversi tipi di disturbi gastrointestinali e si possono riscontrare delle somiglianze nei tratti di personalità di chi soffre di tali problemi.
Alcuni studi hanno dimostrato che chi soffre di colite e di altri disturbi intestinali è cresciuto con una figura parentale forte, ma estremamente rigida (spesso la madre). Si tratta di un personaggio dominante, severo e repressivo soprattutto nei confronti delle espressioni di aggressività del bambino, che interviene energicamente nel periodo dell’educazione alla pulizia e verso cui il piccolo sviluppa una relazione di amore-odio. Attorno al il terzo anno di età, quando si dispiega la tendenza a “far da sé”, il bambino si trova bloccato nei suoi tentativi di indipendenza per la paura dell’abbandono: la mancanza di sicurezza e di fiducia in se stesso che il genitore non ha saputo infondergli lo ostacola nella conquista della sua autonomia. Si crea, così, una relazione “simbiotica” con tale figura, poiché il soggetto non riesce a formarsi un Io indipendente ed ha bisogno di continui appoggi esterni. Il supporto di un Ego Esterno serve a rinforzare il proprio ego non molto solido e la perdita della figura di sostegno si prospetta come terrificante.
Accade, dunque, che alcune persone, a causa di relazioni primarie disturbate, non riescano mai a raggiungere un’integrazione delle esperienze corporee frammentarie tale da consentire loro di separarsi dalla madre-ambiente: la fantasia nel corpo rimane non elaborabile, come se fosse una parte di sé scissa, che non si è mai integrata. Esiste, quindi, una specificità, una simbologia che va dal corpo alla mente, e viceversa.
Quando si scatenano i sintomi?
Sintomi intestinali gravi negli adulti (come ad es. una colite ulcerosa) possono manifestarsi in correlazione ad eventi particolarmente spiacevoli, di solito rotture di legami affettivi o sociali (divorzi, rotture di legami o licenziamenti), che vanno ad evocare la perdita reale o immaginata della figura che faceva da supporto esterno. Oppure possono insorgere in occasione di situazioni di cambiamento verso cui il paziente si sente impreparato, che comportano una richiesta di prestazioni che il soggetto non si sente in grado di offrire, per cui insorge la paura di perdere la stima e l’approvazione della figura chiave. Secondo Alexander, in tali circostanze, accade che “di fronte alla necessità di portare a termine dei compiti, restituire favori, il paziente reagisce non sul piano reale, ma su quello simbolico con la donazione del proprio contenuto intestinale”, oppure finisce con il trattenere tutto per paura di rimanere senza nulla.
Un bambino educato rigidamente alla pulizia facilmente si trasformerà in un adulto troppo meticoloso; la poca rassicurazione affettiva che ha ricevuto lo renderà timoroso nelle scelte e poco amante dei cambiamenti improvvisi e delle situazioni inaspettate; la paura dell’abbandono e della disapprovazione lo scoraggerà dall’esprimere i suoi sentimenti, in particolare l’aggressività, e gli renderà difficile lo sviluppo dell’autonomia.
Il significato dell’alternanza di stipsi e diarrea
Nei periodi di stitichezza sarebbe in atto un tentativo di “farcela a tutti i costi” contando solo sulle proprie forze. La simbologia del ‘trattenimento’ si baserebbe su un vissuto di estrema scarsezza delle proprie risorse e di difficoltà nel far fronte alle circostanze, ma in cui è ancora viva la speranza di potercela fare e la determinazione a riuscirci. In questa fase sarebbero più presenti gli elementi ossessivi, la cocciutaggine, la chiusura e la diffidenza verso gli altri, la tendenza al controllo e l’avarizia anche in senso figurato.
Il passaggio agli episodi di diarrea rappresenterebbe invece una condizione di ‘resa’ di fronte all’impossibilità dell’impresa, una sorta di rassegnazione disperata che chiede aiuto con un metaforico: “ Che cosa vuoi ancora da me? non vedi che non ho più nulla? Sono del tutto svuotato, aiutami!”. In questa fase prevarrebbero degli elementi di depressione mascherata ed il desiderio di venire soccorsi. Verrebbe anche espressa l’ aggressività troppo a lungo trattenuta, che ora si manifesta nel liberarsi violentemente delle feci proiettandole verso l’esterno e sporcandolo. Una metafora di perdita di controllo che è liberatoria e aggressiva insieme, che fa da contrappeso al precedente trattenimento a oltranza.
Entrambi gli atteggiamenti si capiscono meglio (e diviene anche chiara l’alternanza) se teniamo presente che il vissuto di chi soffre di disturbi intestinali è quello di essere eccessivamente pressato dalle richieste esterne e di fare molta fatica a soddisfarle, con una costante oscillazione tra sforzi esasperati e rabbie represse.
Trattamento terapeutico
Nel caso in cui i disturbi gastrointestinali persistano e siano tali da compromettere la qualità della vita del soggetto, è opportuno intraprendere un percorso terapeutico volto ad esplorare le emozioni inespresse ed i conflitti celati da tali disturbi.
