TRACCE D’ACQUA NEI DESERTI MARZIANI

Mars Express - Tagus Valles

Credit: ESA/DLR/FU Berlin (G. Neukum)

La sonda dell’ESA Mars Express, in orbita intorno a Marte, il 15 gennaio scorso, ha ripreso le immagini di uno dei deserti marziani, pochi gradi a sud dell’equatore, una regione senza nome poco più a nord di un antico alveo conosciuto come Tagus Valles e ad est di Tinto Valles e del cratere Palos.

I crateri in quella zona erano, una volta, pieni di acqua e sedimenti: con il tempo si sono prosciugati ma oggi le tracce del loro passato sono ancora ben visibili.

Il cratere di 34 chimetri di diametro, in alto a sinistra nell’immagine in apertura, forse è quello che maggiormente richiama l’attenzione per il suo interno caotico.
Qui, blocchi ampi e piatti, chiamati mesa [1], si affiancano a caratteristiche forme di origine eolica, chiamate yardang [2].

Entrambi, mesa e yardang, sono scolpiti dai sedimenti che hanno riempito il cratere, depositati nel corso di uno o piùeventi di piena.
Nel corso del tempo, i sedimenti più deboli sono stati erosi, lasciando il modello casuale che vediamo oggi, formato dai soli blocchi più resistenti.

Un’ulteriore prova del passato acquoso di questo cratere è nel piccolo e tortuoso canale, tipo fiume, in alto a destra.

Altri indizi sono visibili nel cratere, di 20 chilometri di diametro, poco più in  basso a destra nell’immagine principale: mentre la sua forma è stata stato quasi completamente cancellata dal tempo, è ancora ben visibile un canale al centro della scena.

Dalla vista prospettica che segue, è evidente che all’interno del cratere vicino si sono verificate numerose frane, forse facilitate dall’acqua che ha indebolito le pareti del cratere stesso.
I solci sui lati del cratere sono stati disegnati dal rotolamento delle rocce e un accumulo di detriti è ben visibile al centro del cratere.

Mars Express Tagus Valles 3D

Credit: ESA/DLR/FU Berlin (G. Neukum)

 

Nella parte inferiore, a destra, dell’immagine di apertura, notiamo invece una serie di crateri piatti comunicanti, mentre all’interno del cratere più grande è presente un cratere più piccolo con deposito di detriti. Il materiale espulso deve appartenere alle fasi della sua formazione e si nota come i detriti, probabilmente aiutati dall’acqua, abbiano creato un’area dall’aspetto fluido, intorno ai bordi del cratere.

Ma non è stata solo l’acqua a modellare questa regione di Marte: le eruzioni vulcaniche devono aver fatto la loro parte. La storia si nota dagli strati di cenere più scura che hanno “macchiato” la superficie. Probabilmente il materiale vulcanico arriva dalla zona Elysium a nord-est, distribuito poi dal vento, in parte sotterrato nei secoli e in parte di nuovo portato alla luce dall’erosione.

Fonte: http://www.esa.int/Our_Activities/Space_Science/Mars_Express/Water_in_a_martian_desert
Traduzione ed adattamento a cura di Elisabetta Bonora

NOTE
[1Mesa: per mesa (spagnolo, portoghese e sardo logudorese per “tavolo”) si intende un’area di terreno sopraelevata dalla cima piatta e che possiede solitamente pareti lisce e verticali. Il nome è chiaramente ispirato alla forma simile alla superficie di un tavolo.
È una caratteristica geologica tipica degli ambienti di tipo arido.
Si formano in zone dove le rocce vengono sollevate da movimenti tettonici.
[2Yardang: forma di modellamento eolico, consistente in un labirinto di costolature più o meno acuminate, separate da solchi a fondo svasato e profondi alcuni metri.

Di Elisabetta Bonora

Fonte: http://www.aliveuniverseimages.com/speciale-missioni/missioni-su-marte/marte-dall-orbita/mars-express/523-tracce-d-acqua-nei-deserti-marziani

 

 

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