Salmone alimentato con pollo: ossa e scarti nei mangimi, ma non lo leggerai in etichetta
Il salmone che acquistiamo al supermercato potrebbe essere stato nutrito con ingredienti che pochi consumatori immaginano. In alcuni allevamenti europei, infatti, stanno entrando nei mangimi proteine ricavate dai sottoprodotti dell’industria avicola, comprese ossa, fegato e altre parti del pollo non destinate normalmente al consumo umano. Una scelta che sta facendo discutere e che nasce da una necessità concreta: contenere i costi di produzione in un mercato dove le materie prime utilizzate per nutrire i pesci sono sempre più care.
La questione riguarda direttamente chi porta il salmone in tavola e vuole sapere come viene allevato. L’impiego di questi ingredienti solleva interrogativi sulla sostenibilità, sulle pratiche adottate dagli allevatori e sulle informazioni disponibili in etichetta. Non significa necessariamente che il pesce sia meno sicuro o meno nutriente, ma pone una domanda importante: quanto sappiamo davvero dell’alimentazione degli animali che mangiamo? Per capirlo, bisogna esaminare le ragioni di questa scelta, le aziende coinvolte e le regole che disciplinano l’utilizzo di sottoprodotti animali nei mangimi.
Perché i salmoni d’allevamento vengono nutriti con gli scarti di pollo
Per molto tempo, l’alimentazione dei salmoni d’allevamento si è basata soprattutto su farina e olio di pesce, ingredienti ricchi di proteine e grassi. Queste risorse, però, sono diventate più costose e la loro disponibilità può variare in base alle condizioni ambientali e all’andamento della pesca.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, il costo della farina di pesce è quasi raddoppiato nell’arco di due anni. Per contenere le spese, alcune aziende del settore stanno valutando o introducendo ingredienti alternativi, tra cui proteine e grassi ricavati dai sottoprodotti della lavorazione del pollo.
Questi materiali possono essere trasformati in farine proteiche e grassi adatti all’alimentazione animale. Il loro impiego consente di recuperare parti che altrimenti avrebbero un valore commerciale inferiore e, in determinate condizioni, di ridurre la dipendenza dagli ingredienti ottenuti dai pesci.
Il vantaggio economico, tuttavia, non significa automaticamente che questa scelta sia più sostenibile. Per valutare l’impatto ambientale bisogna considerare anche l’origine delle materie prime, i processi di trasformazione e le risorse necessarie per produrre e trasportare i mangimi.
Perché la farina di pesce costa di più e quali parti del pollo vengono recuperate
Uno dei fattori che possono influenzare il mercato della farina di pesce è El Niño, il fenomeno climatico che modifica le condizioni oceaniche e può incidere sulla presenza di alcune specie ittiche. Quando le catture diminuiscono, la disponibilità di materie prime destinate alla produzione dei mangimi può risentirne.
In queste circostanze, i prezzi possono salire e spingere gli allevatori a cercare ingredienti alternativi. Tra questi rientrano alcuni sottoprodotti dell’industria avicola, che possono comprendere ossa, tessuti e organi recuperati durante la lavorazione degli animali.
Non si tratta, però, di utilizzare indiscriminatamente qualsiasi scarto. Le materie prime devono essere sottoposte a trattamenti specifici e rispettare le norme sanitarie previste per la produzione di alimenti destinati agli animali. La normativa stabilisce quali sottoprodotti animali possono essere utilizzati e a quali condizioni.
Per capire se questa soluzione rappresenti davvero un miglioramento ambientale, è quindi necessario valutare l’intero processo produttivo, senza fermarsi al solo recupero degli scarti o alla riduzione dei costi.
Quali aziende utilizzano il pollo nei mangimi del salmone e cosa dice la legge
Il ricorso a ingredienti derivati dal pollo sta entrando nelle strategie di alcune aziende che allevano salmoni. Tra i gruppi citati nelle ricostruzioni del settore figura Lerøy Seafood Group, che ha dichiarato di aver introdotto sottoprodotti avicoli nei mangimi utilizzati in alcuni allevamenti in mare aperto.
Anche Grieg Seafood è stata associata all’impiego di farine e oli derivati dal pollo, mentre SalMar avrebbe avviato delle prove nel corso del 2026. Mowi, uno dei principali produttori mondiali di salmone, avrebbe invece programmato l’introduzione di ingredienti di questo tipo in allevamenti in Norvegia e Scozia.
È importante distinguere tra sperimentazioni, programmi annunciati e utilizzo effettivo su larga scala. Un programma annunciato o una sperimentazione non equivalgono necessariamente a un utilizzo esteso a tutta la produzione. Le pratiche possono infatti variare in base all’azienda, al Paese e al tipo di allevamento.
In Europa, l’utilizzo di determinate proteine animali trasformate nei mangimi per l’acquacoltura è consentito nel rispetto di specifiche condizioni sanitarie. Il quadro normativo comprende il Regolamento europeo n. 56/2013, che ha modificato le regole relative all’impiego di proteine animali trasformate nell’alimentazione degli animali d’allevamento.
Il salmone alimentato con pollo è sicuro? E perché l’etichetta non lo specifica?
L’impiego di ingredienti derivati dal pollo non significa, di per sé, che il salmone sia pericoloso. La sicurezza dipende dal rispetto delle norme, dalla provenienza delle materie prime e dai trattamenti effettuati durante la produzione dei mangimi. Per questo motivo, è necessario distinguere le domande sulla sicurezza alimentare da quelle sull’impatto ambientale o sulle preferenze dei consumatori.
Un altro aspetto riguarda le informazioni riportate sulla confezione. Il Regolamento UE n. 1379/2013 stabilisce quali indicazioni devono accompagnare determinati prodotti della pesca e dell’acquacoltura, tra cui la denominazione commerciale e scientifica della specie, il metodo di produzione e la zona di allevamento. La composizione dei mangimi non rientra, in generale, tra le informazioni obbligatorie previste per l’etichetta del salmone destinato al consumatore.
Di conseguenza, normalmente la confezione non permette di sapere se il pesce sia stato nutrito anche con proteine derivate dal pollo. Per approfondire, è possibile consultare il Regolamento europeo n. 56/2013 e il Regolamento UE n. 1379/2013.
Per chi desidera conoscere meglio l’origine degli ingredienti utilizzati negli allevamenti, possono essere utili anche le informazioni volontarie fornite dai produttori. La valutazione della sostenibilità richiede comunque di considerare l’impatto della produzione degli ingredienti, della trasformazione, dei trasporti e dell’allevamento nel suo complesso.
Più trasparenza sull’alimentazione dei salmoni d’allevamento
L’utilizzo di sottoprodotti del pollo nei mangimi per salmoni mostra come il settore dell’acquacoltura stia cercando alternative agli ingredienti tradizionali, anche per far fronte all’aumento dei costi. Recuperare materiali provenienti da altre filiere può offrire opportunità, ma non basta da solo a dimostrare che un sistema produttivo sia più sostenibile.
La questione riguarda anche il diritto dei consumatori a conoscere meglio ciò che acquistano. Il rispetto delle norme non significa che ogni dubbio sull’impatto della filiera sia già stato risolto. Una maggiore trasparenza aiuterebbe a comprendere come viene allevato il pesce e quali materie prime vengono impiegate per nutrirlo.
Al momento, chi desidera scegliere in modo più consapevole può consultare le informazioni pubblicate dai produttori e verificare le eventuali dichiarazioni sull’alimentazione degli animali. La possibilità di trovare indicazioni più dettagliate in etichetta potrebbe rendere più semplice confrontare i prodotti e valutare le diverse pratiche di allevamento.
Redazione
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