Dianjunus rex, il fungo gigante scoperto in Cina che pesa oltre 2 kg
Un fungo grande quasi quanto un piccolo sgabello e con un peso superiore ai due chilogrammi ha attirato l’attenzione dei ricercatori in Cina. Si tratta di Dianjunus rex, un organismo scoperto nella provincia dello Yunnan che si distingue non soltanto per le sue dimensioni insolite, ma anche per ciò che rivela sulla storia evolutiva dei funghi. Le analisi scientifiche hanno portato a riconoscere un nuovo genere e una nuova famiglia nella classificazione scientifica, con origini che potrebbero risalire a circa 65 milioni di anni fa. La scoperta offre quindi un’occasione per approfondire la biodiversità delle foreste asiatiche e comprendere meglio come si siano evolute alcune linee di funghi nel corso del tempo. Ma dove è stato trovato questo esemplare, perché è così grande e che cosa lo rende tanto importante per la ricerca?
Dove è stato trovato il fungo gigante e quali sono le sue dimensioni
Il fungo è stato individuato nella provincia dello Yunnan, nel sud-ovest della Cina, in un’area forestale nei pressi di Damaidi e Yipinglang, nella zona di Nanbang. È qui che i ricercatori hanno documentato esemplari dalle dimensioni eccezionali, capaci di raggiungere circa 50 centimetri di altezza e 2,2 chilogrammi di peso.
Misure di questo tipo rendono il ritrovamento particolarmente interessante nel gruppo a cui appartiene. Le dimensioni di un fungo, infatti, possono variare notevolmente in base alla specie, alle condizioni ambientali e alla struttura del corpo fruttifero, cioè la parte visibile che produce e diffonde le spore.
Il record del fungo gigante riguarda gli ascomiceti
È importante precisare che il primato dimensionale attribuito a questo organismo riguarda il gruppo degli Ascomycota, uno dei principali raggruppamenti del regno dei funghi. Non significa, quindi, che sia il fungo più grande in assoluto: esistono altri organismi fungini che possono raggiungere dimensioni enormi, soprattutto considerando la rete sotterranea di filamenti che costituisce il micelio.
Nel caso del Dianjunus rex, a colpire è soprattutto la grandezza del corpo fruttifero visibile. Un dettaglio che ha spinto gli studiosi ad approfondire non solo le caratteristiche morfologiche dell’organismo, ma anche la sua posizione nell’albero evolutivo dei funghi.

I corpi fruttiferi di Dianjunus rex e le operazioni di pesatura degli esemplari raccolti. Credito: Frontiers in Fungal Biology 2026
Perché il Dianjunus rex è una nuova specie e una nuova famiglia
Le dimensioni imponenti non sono l’unico aspetto rilevante della scoperta. Le analisi genetiche e genomiche hanno mostrato che il fungo presenta caratteristiche tali da non poter essere collocato semplicemente in un genere già conosciuto. I ricercatori hanno quindi proposto un nuovo genere, Dianjunus, e una nuova famiglia, denominata Dianjunaceae, all’interno dell’ordine Xylariales.
Il parente più vicino individuato dagli studiosi è Graphostroma platystoma, ma le differenze emerse dalle analisi indicano una linea evolutiva distinta. Il riconoscimento di un nuovo gruppo tassonomico permette di descrivere con maggiore precisione le relazioni tra organismi e di ricostruire la loro storia evolutiva.
Che cosa significa scoprire una nuova famiglia di funghi
Nella classificazione biologica, una famiglia riunisce generi che condividono caratteristiche e relazioni evolutive. Individuare una famiglia nuova è quindi un risultato più ampio rispetto alla descrizione di una singola specie: significa riconoscere un ramo distinto, che aiuta a comprendere meglio la diversità del gruppo.
Il nome Dianjunus richiama l’antico regno di Dian, esistito nella regione dello Yunnan, mentre l’epiteto rex deriva dal latino e significa “re”. Una scelta che sottolinea le dimensioni notevoli del fungo e il legame geografico con l’area in cui è stato scoperto.
Una storia evolutiva che risale a circa 65 milioni di anni fa
Le analisi evolutive suggeriscono che la famiglia Dianjunaceae abbia origini molto antiche, stimate intorno a 65 milioni di anni fa. Questo periodo è vicino alla grande estinzione di massa avvenuta circa 66 milioni di anni fa, quando scomparvero i dinosauri non aviani e numerosi altri gruppi di organismi.
La stima non significa che l’esemplare trovato oggi abbia quell’età. Si riferisce invece al tempo in cui potrebbe essersi originata la linea evolutiva della famiglia a cui appartiene. Ricostruzioni di questo tipo si basano su confronti genetici e modelli che permettono di stimare quando due gruppi di organismi abbiano iniziato a differenziarsi.
Perché potrebbe aver sviluppato dimensioni così insolite
Una delle ipotesi riguarda il possibile vantaggio delle grandi dimensioni nella dispersione delle spore. Un corpo fruttifero più alto potrebbe favorire il rilascio delle spore nell’aria, aiutandole a raggiungere distanze maggiori. Si tratta tuttavia di una spiegazione possibile, non di un vantaggio dimostrato in modo definitivo per questa specie.
Crescere così tanto comporta anche un costo energetico. La produzione e il mantenimento di una struttura voluminosa richiedono risorse, perciò l’evoluzione di queste dimensioni potrebbe dipendere da un equilibrio tra costi e benefici riproduttivi. Gli studiosi dovranno approfondire il rapporto tra struttura, ambiente e modalità di diffusione delle spore per verificare quali fattori abbiano favorito questo sviluppo.
Una scoperta che amplia le conoscenze sulla biodiversità
Il ritrovamento del Dianjunus rex mostra quanto la diversità dei funghi sia ancora in parte da esplorare. Oltre alle dimensioni sorprendenti, la scoperta offre nuovi indizi sulle relazioni evolutive all’interno degli Ascomycota e sulla storia delle foreste asiatiche.
Riconoscere un nuovo genere e una nuova famiglia significa aggiungere un tassello alla conoscenza della biodiversità: ogni organismo studiato può aiutare a ricostruire meglio l’evoluzione della vita sulla Terra. In questo caso, un fungo gigante trovato in Cina ha aperto una finestra su una storia evolutiva antichissima, che potrebbe avere avuto inizio milioni di anni prima della comparsa dell’uomo.
Fonte scientifica: studio pubblicato su Frontiers in Fungal Biology.
Redazione
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