L’Africa si sta spaccando in quattro: in Zambia trovati indizi del futuro oceano

Mappa del Rift africano che mostra come L’Africa si sta spaccando con le principali faglie e il Rift di Kafue evidenziato

Negli ultimi anni si è parlato sempre più spesso del fatto che l’Africa si sta spaccando, ma una nuova ricerca suggerisce uno scenario ancora più sorprendente: il continente non si starebbe dividendo in due, bensì in quattro. Le prove arrivano dallo Zambia, dove alcune sorgenti geotermiche hanno rivelato segnali chiari di una frattura profonda nella crosta terrestre. Questo processo richiederà milioni di anni, ma potrebbe portare alla nascita di un nuovo oceano e ridisegnare la geografia del pianeta. Il fenomeno è legato al gigantesco sistema di faglie che attraversa l’Africa orientale e meridionale, studiato da decenni dalla comunità scientifica. Oggi, grazie a nuovi dati geologici e geochimici, il quadro appare più complesso e affascinante di quanto si immaginasse.

Perché il continente africano si sta fratturando: il grande sistema di Rift

La separazione del continente è collegata al vasto Sistema di Rift dell’Africa Orientale, una frattura lunga circa 6.400 chilometri che attraversa Tanzania, Congo, Kenya e Mozambico. Da tempo gli studiosi ritengono che questo enorme sistema di faglie stia lentamente dividendo la massa continentale in blocchi distinti. Le prove raccolte negli anni provengono da aree strategiche come la regione del Turkana e le zone sotto l’Etiopia, dove sono state osservate anomalie geologiche e geochimiche compatibili con la separazione delle placche tettoniche.

La deriva dei continenti, del resto, è un fenomeno già avvenuto più volte nella storia della Terra. Circa 300–350 milioni di anni fa esisteva la Pangea, un supercontinente che iniziò a frammentarsi circa 200 milioni di anni fa, tra Triassico e Giurassico. Da quel processo nacquero gradualmente i continenti attuali. Ciò che accade oggi in Africa rappresenta quindi un nuovo capitolo della trasformazione geologica del pianeta.

Cos’è il Rift di Kafue e perché cambia lo scenario scientifico

Una recente ricerca ha individuato prove decisive nel Rift di Kafue, nello Zambia. Qui i ricercatori hanno osservato segnali di frammentazione della crosta compatibili con la formazione di un nuovo rift continentale, cioè una zona in cui due placche iniziano a separarsi. Questa scoperta suggerisce che la frattura non riguardi solo due blocchi principali, ma che il continente possa dividersi ulteriormente.

Il Rift di Kafue appartiene al sistema di Rift dell’Africa sudoccidentale, lungo circa 2.500 chilometri tra Tanzania e Namibia. Se la frattura continuerà a evolversi, potrebbe congiungersi con la Dorsale Medio-Atlantica e contribuire alla formazione di un nuovo oceano, con conseguenze profonde sulla geografia globale.

Lo studio nello Zambia e le prove della frattura della crosta terrestre

La ricerca è stata guidata da scienziati della Università di Oxford, in collaborazione con l’Università di Alberta, l’Università di Toronto e l’Institut de Physique du Globe de Paris. Hanno partecipato anche specialisti della società Kalahari GeoEnergy con sede nello Zambia. Il team è stato coordinato da Rūta Karolytė e Michael C. Daly.

Gli studiosi hanno analizzato i rapporti isotopici dei gas provenienti da sorgenti geotermiche lungo il rift. Questi isotopi permettono di capire se i materiali provengono dalla crosta terrestre o dal mantello. Quando in superficie vengono rilevati isotopi tipici del mantello, significa che la crosta si sta fratturando e consente la risalita di fluidi profondi.

I campioni sono stati raccolti in otto punti diversi del rift, sei all’interno e due all’esterno della zona attiva. Nei campioni interni sono state rilevate concentrazioni isotopiche compatibili con il mantello, mentre quelli esterni mostravano composizioni tipiche della crosta. Questo risultato conferma che lungo il Rift di Kafue è in corso una fratturazione della litosfera coerente con i dati geofisici raccolti in precedenza.

Cosa significa la nascita di un nuovo oceano africano

Le sorgenti termali analizzate presentano caratteristiche isotopiche dell’elio che indicano una connessione diretta con il mantello situato tra i 40 e i 160 chilometri di profondità. Sono stati rilevati valori di 3He/4He pari a 0,14–0,17 R/Ra e valori δ13C (CO₂ = –3,9‰), tipici dei fluidi mantellari. Questi dati dimostrano la risalita di fluidi profondi e rafforzano l’ipotesi della frammentazione della crosta.

Lo studio suggerisce che il Rift di Kafue rappresenti un nuovo confine tra placche tettoniche, con la Nubian Plate in separazione dalla San Plate. Le sorgenti ricche di idrogeno ed elio potrebbero avere anche importanti applicazioni economiche, perché utilizzabili come serbatoi di gas e come fonte di energia geotermica.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Frontiers in Earth Science con il titolo “The Southwestern Rift of Africa: isotopic evidence of early-stage continental rifting”.

Conclusione

L’ipotesi che il continente africano stia lentamente cambiando forma non è nuova, ma le prove raccolte nello Zambia delineano uno scenario ancora più articolato. Il continente potrebbe dividersi in quattro parti, aprendo la strada alla formazione di un nuovo oceano. Si tratta di un processo lentissimo su scala umana, ma fondamentale per comprendere l’evoluzione della Terra. Le evidenze geologiche e geochimiche rafforzano l’idea che questa trasformazione sia già in corso e che, nel futuro remoto, la geografia mondiale potrebbe essere molto diversa da quella attuale.

Redazione

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