Penny Senner e i vaccini Covid: perché l’infermiera è stata radiata dall’albo

Penny Senner e i vaccini Covid, l’infermiera radiata dall’albo nel Regno Unito

La vicenda di Penny Senner e i vaccini Covid ha attirato l’attenzione nel Regno Unito dopo la decisione del Nursing and Midwifery Council (NMC) di rimuovere l’infermiera dal registro professionale. Al centro del procedimento c’è un episodio avvenuto nell’agosto 2023, quando Senner, durante un appuntamento con una paziente sottoposta a cure oncologiche, avrebbe attribuito il tumore della donna alla vaccinazione contro il Covid-19. Il caso, però, non riguarda soltanto quella dichiarazione. La commissione disciplinare ha esaminato anche altri comportamenti, compreso l’accesso a numerose cartelle cliniche senza una motivazione clinica valida e la consegna di materiale collegato a un sito antivaccinista. Il 15 giugno 2026 il procedimento si è concluso con uno striking-off order, cioè la cancellazione dal registro degli infermieri, accompagnato da un provvedimento provvisorio di sospensione di 18 mesi. 

Cosa è successo tra Penny Senner e la paziente oncologica

Quello che doveva essere un normale appuntamento di controllo si è trasformato in un episodio destinato ad arrivare davanti all’organo disciplinare della professione infermieristica britannica. Secondo gli elementi esaminati dal Nursing and Midwifery Council, durante la visita l’infermiera avrebbe chiesto alla paziente se fosse stata vaccinata contro il Covid-19. La donna aveva risposto di sì, spiegando di aver ricevuto anche le dosi di richiamo. A quel punto, stando alla testimonianza presentata nel procedimento, Senner avrebbe collegato direttamente la vaccinazione alla comparsa del tumore.

A pesare è stato soprattutto il modo in cui quella convinzione sarebbe stata comunicata. La paziente ha spiegato di non averla percepita come una semplice ipotesi o come una possibilità da discutere, ma come un’affermazione certa sull’origine della sua malattia. Il contesto rendeva inoltre la situazione particolarmente delicata: la donna era impegnata in un percorso oncologico e stava affrontando la chemioterapia.

Durante l’incontro, sempre secondo gli elementi raccolti nel procedimento, sarebbe stato consegnato anche un opuscolo contenente un collegamento a un sito antivaccinista. La paziente ha raccontato di averlo accettato inizialmente in buona fede, salvo poi rendersi conto, una volta seguita la pagina indicata, della natura del materiale ricevuto.

La commissione ha valutato anche altri comportamenti attribuiti a Senner. Tra questi figura l’accesso a numerose cartelle cliniche senza una valida ragione clinica. Nel complesso, quattro delle sei accuse considerate nel procedimento sono state ritenute provate.

La paziente era in chemioterapia quando ha ricevuto l’affermazione sul vaccino

Uno degli aspetti più delicati della vicenda riguarda la condizione in cui si trovava la paziente. Non era una persona che stava semplicemente discutendo di vaccini in una situazione informale: stava affrontando una malattia oncologica, seguiva le terapie previste e, come ha raccontato durante l’udienza, aveva numerosi appuntamenti medici nel corso della settimana.

La commissione ha esaminato la sua testimonianza insieme alla documentazione raccolta durante l’indagine. Il peso attribuito alle parole pronunciate da Senner è stato valutato anche alla luce del rapporto esistente tra professionista sanitario e paziente. In un simile contesto, un’affermazione sull’origine di un tumore può avere conseguenze molto diverse rispetto a una convinzione espressa in una conversazione privata.

La paziente ha riferito di essere rimasta particolarmente colpita dal collegamento diretto tra vaccinazione e cancro. A suo giudizio, quella spiegazione non era stata formulata con prudenza né come un’ipotesi da sottoporre a verifica. Il procedimento ha inoltre preso in considerazione il materiale informativo ricevuto durante la visita, che secondo la sua testimonianza conduceva a un sito contrario ai vaccini.

La vicenda non si è però fermata a quell’incontro. Gli accertamenti hanno evidenziato anche l’accesso da parte dell’infermiera a numerose cartelle cliniche senza una motivazione clinica ritenuta valida. Secondo la ricostruzione della decisione disciplinare, gli accessi si sarebbero verificati in un arco di tempo prolungato e avrebbero riguardato diversi pazienti.

Senner, durante il procedimento, ha dichiarato di essere profondamente dispiaciuta per il disagio provocato alla paziente, precisando che non era sua intenzione causarle un danno. La commissione ha riconosciuto l’assenza di un intento deliberato di nuocere, ma ha comunque ritenuto che il comportamento adottato avesse prodotto conseguenze emotive e psicologiche durature.

Nel valutare l’episodio, il collegio ha anche sottolineato che l’infermiera non avrebbe riconosciuto adeguatamente la particolare vulnerabilità della donna in quel momento. Questo elemento, insieme agli altri comportamenti esaminati, ha contribuito alla valutazione complessiva della condotta professionale.

Perché Penny Senner è stata radiata dall’albo degli infermieri

Il passaggio decisivo è arrivato davanti al Nursing and Midwifery Council, l’organismo che disciplina la professione infermieristica e ostetrica nel Regno Unito. L’udienza relativa a Penny Ann Senner si è svolta dall’8 al 15 giugno 2026. Il registro ufficiale dell’NMC riporta come esito uno striking-off order, accompagnato da un interim suspension order della durata di 18 mesi.

La radiazione, quindi, non è stata il risultato di una sola frase pronunciata durante la visita. Il collegio ha esaminato una serie di condotte e ha concluso che quelle accertate erano incompatibili con gli standard richiesti a una professionista iscritta al registro. Delle sei accuse considerate, quattro sono state ritenute provate. Una non è stata dimostrata, mentre per un’altra il collegio ha stabilito che non vi fosse un caso da esaminare. (

Tra gli aspetti esaminati rientravano le informazioni fornite alla paziente, la distribuzione di materiale collegato a contenuti antivaccinisti e la consultazione di cartelle cliniche senza una ragione clinica valida. La commissione ha considerato anche il rapporto di fiducia legato al ruolo professionale e la particolare fragilità della persona coinvolta.

Cosa ha stabilito il Nursing and Midwifery Council e cosa significa la radiazione

La decisione dell’NMC permette di comprendere perché ridurre il caso alla sola affermazione sul vaccino rischierebbe di restituire un quadro incompleto. Il collegio ha classificato le condotte accertate come misconduct, cioè cattiva condotta professionale, e ha ritenuto compromessa l’idoneità della professionista a esercitare, anche alla luce della necessità di tutelare il pubblico e di preservare la fiducia nella professione.

Nella decisione vengono richiamati diversi elementi aggravanti, tra cui l’abuso della posizione di fiducia legata all’attività professionale, la presenza di un comportamento protratto nel tempo e la conoscenza delle procedure previste dal datore di lavoro. Il collegio ha inoltre rilevato una consapevolezza insufficiente della gravità delle proprie azioni, insieme alla mancanza di elementi considerati sufficienti per dimostrare una reale rimediazione e un adeguato controllo del rischio di ripetizione.

È utile anche distinguere tra lo striking-off order e la sospensione provvisoria. Il primo comporta la cancellazione dal registro professionale e impedisce di esercitare come infermiera nel Regno Unito finché il provvedimento resta in vigore. L’ordine provvisorio di 18 mesi è invece una misura separata collegata alla fase del procedimento e all’eventuale ricorso. Il registro ufficiale dell’NMC conferma entrambe le misure. (nmc.org.uk)

Resta però il punto che più può interessare chi arriva a questa notizia dopo averla letta sui social: i vaccini anti-Covid causano davvero il cancro? Per rispondere bisogna separare il caso disciplinare dalle evidenze scientifiche disponibili. Il National Cancer Institute afferma che non ci sono prove secondo cui i vaccini contro il Covid-19 provochino il cancro, ne determinino la recidiva o favoriscano la progressione della malattia. L’istituto precisa inoltre che questi vaccini non modificano il DNA.

Il NCI sottolinea anche che nelle persone affette da tumore la risposta alla vaccinazione può variare in funzione della malattia e delle terapie ricevute. Il tema riguarda soprattutto alcuni pazienti immunocompromessi e, in particolare, chi sta affrontando determinati trattamenti oncologici. Questo aspetto richiede attenzione clinica, ma non costituisce una prova che la vaccinazione provochi l’insorgenza di un tumore. (cancer.gov)

È proprio su questa distinzione che si concentra la parte più delicata della vicenda. Nel procedimento non è stata semplicemente giudicata un’opinione personale sui vaccini: sono state valutate le modalità con cui quelle convinzioni sarebbero state trasmesse a una paziente oncologica e il loro inserimento all’interno di un quadro più ampio di comportamenti professionali. Per il regolatore britannico, il problema riguardava quindi il rispetto degli obblighi connessi al ruolo sanitario, il rapporto con la paziente e la sicurezza dell’attività professionale.

Conclusione

Il caso di Penny Senner e i vaccini Covid va oltre la frase attribuita all’infermiera sul cancro. La decisione del Nursing and Midwifery Council descrive infatti una vicenda più ampia, nella quale sono stati esaminati anche accessi non autorizzati a cartelle cliniche, materiale antivaccinista e il comportamento tenuto con una paziente sottoposta a chemioterapia. Quattro delle sei accuse sono state ritenute provate e il collegio ha disposto la cancellazione dal registro professionale, accompagnata da una sospensione provvisoria di 18 mesi.

Sul piano scientifico, invece, occorre mantenere una distinzione netta tra ciò che è stato affermato durante quell’incontro e ciò che emerge dalle fonti mediche. Le informazioni ufficiali del National Cancer Institute indicano che non esistono evidenze che i vaccini anti-Covid causino il cancro, la sua recidiva o la sua progressione.

Redazione

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