Joey Sharp e il tumore al cervello: aveva 11 giorni, ora inizia la scuola
A soli 11 giorni dalla nascita, Joey Sharp aveva già dovuto affrontare un intervento chirurgico d’urgenza per un tumore al cervello. Oggi, a cinque anni, quel bambino che i genitori avevano rischiato di perdere ha raggiunto un traguardo che allora sembrava quasi impossibile: il primo giorno di scuola. La storia di Joey Sharp e il tumore al cervello inizia con difficoltà ad alimentarsi, perdita di peso e un ittero che non accennava a migliorare. Poi sono comparsi piccoli spasmi e una minuscola infezione a un’unghia. Proprio gli accertamenti legati a quel problema hanno portato i medici a scoprire una grave anomalia cerebrale. Dopo tre operazioni e circa nove cicli di chemioterapia, è arrivata la notizia che la famiglia aspettava: gli esami non mostravano più evidenze della malattia.
Joey Sharp: la diagnosi arrivata quando aveva appena 11 giorni
Joey è nato nel dicembre 2020 a Edimburgo, in Scozia. Durante la prima settimana a casa, però, i genitori hanno iniziato a preoccuparsi. Il neonato faceva fatica a nutrirsi, perdeva peso e l’ittero non sembrava diminuire come previsto. Nel frattempo erano comparsi anche piccoli spasmi, difficili da interpretare in un bambino così piccolo.
La situazione ha portato il neonato al Royal Hospital for Children di Edimburgo, dove i medici hanno avviato una serie di controlli. Anche un piccolo problema a un dito, apparentemente secondario rispetto agli altri sintomi, avrebbe avuto un ruolo inatteso in tutta la vicenda.
Una minuscola infezione all’unghia porta alla scoperta del tumore
L’infezione osservata sotto una delle unghie era così piccola da sembrare quasi insignificante. Poiché Joey aveva appena 11 giorni, tuttavia, i medici decisero di ricoverarlo e di somministrargli antibiotici per via endovenosa. Durante la prima notte trascorsa in ospedale, gli spasmi continuarono e l’attenzione dell’équipe si spostò verso il sistema nervoso.
Un’ecografia della testa mostrò un’anomalia. Nel giro di poche ore seguirono altri accertamenti, prima con la TAC e poi con la risonanza magnetica. Gli esami evidenziarono che non si trattava di un disturbo secondario: nel cervello del neonato c’era una massa che richiedeva un intervento immediato.
Ai genitori fu spiegato che aspettare avrebbe potuto mettere seriamente a rischio la vita del bambino. Joey venne quindi portato in sala operatoria lo stesso giorno, quando aveva ancora pochi giorni di vita. L’analisi dei tessuti prelevati durante l’intervento identificò il tumore come un glioblastoma, una forma di glioma di alto grado particolarmente aggressiva.
Il caso di Joey mostra quanto possa essere complessa la diagnosi dei tumori cerebrali nei bambini. Il National Cancer Institute spiega che i gliomi pediatrici costituiscono un gruppo molto eterogeneo e che sintomi, diagnosi e trattamento dipendono da fattori come la sede del tumore, le sue dimensioni, la velocità di crescita e le caratteristiche biologiche. Nei bambini possono comparire segnali diversi, comprese crisi o spasmi, debolezza, problemi di equilibrio, vomito, sonnolenza o variazioni dello sviluppo.
Nel caso di Joey, quindi, la scoperta è maturata attraverso una sequenza di segnali che inizialmente sembravano non avere alcun legame tra loro. Una piccola infezione al dito ha portato al ricovero, gli spasmi hanno spinto i medici a eseguire esami neurologici e le immagini hanno infine rivelato la presenza del tumore.
Quattro anni di cure: tre operazioni e circa nove cicli di chemioterapia
La prima operazione non ha chiuso la vicenda. Al contrario, ha dato inizio a un percorso terapeutico durato anni. Joey ha affrontato altre due operazioni al cervello e circa nove cicli di chemioterapia. Per la famiglia sono seguiti ricoveri, terapie, controlli continui e l’incertezza legata a ogni nuovo esame.
Le cure hanno avuto anche conseguenze importanti. Joey ha sviluppato un’epilessia resistente ai farmaci collegata al tessuto cicatriziale e, in una fase particolarmente difficile, arrivava ad avere più di 30 crisi al giorno. Il suo percorso è diventato così anche una testimonianza delle difficoltà che possono accompagnare il trattamento di un tumore cerebrale nei bambini molto piccoli.
La remissione e il momento in cui la famiglia ha potuto tornare a sperare
Il momento decisivo è arrivato verso la fine della chemioterapia. Joey si trovava nel reparto diurno dell’ospedale per l’ultima seduta quando il medico ha raggiunto la famiglia con una notizia che cambiava prospettiva: l’ultima scansione non mostrava evidenze della malattia.
Per Sam e Steven è stato il primo vero momento in cui guardare oltre il prossimo controllo o la terapia successiva. Fino ad allora avevano persino preso in considerazione la possibilità che Joey dovesse affrontare un altro intervento dopo la chemioterapia. Quel risultato ha quindi riportato nella loro vita una speranza che per lungo tempo era rimasta soffocata dalla paura.
La vicenda ha assunto un significato importante anche per la ricerca. La famiglia racconta che Joey ha partecipato a studi clinici in Scozia durante il trattamento. Alcuni campioni di sangue raccolti nel corso degli studi hanno contribuito ad ampliare le conoscenze sulla chemioterapia nei neonati, una fascia di pazienti per la quale le informazioni disponibili sono limitate.
In generale, il trattamento dei gliomi infantili cambia in base alle caratteristiche del tumore. Il National Cancer Institute indica la chirurgia tra le principali possibilità terapeutiche e, nei tumori di alto grado, possono essere valutate anche chemioterapia, radioterapia e sperimentazioni cliniche, a seconda del singolo caso. Nei bambini molto piccoli, inoltre, la scelta delle cure richiede particolare attenzione agli effetti che i trattamenti possono avere sulla crescita e sullo sviluppo.
Per Joey, il percorso è stato lungo e difficile. La remissione non ha cancellato ciò che era accaduto nei primi anni di vita, ma ha permesso alla famiglia di concentrarsi finalmente su un futuro che, all’inizio, sembrava lontanissimo.
When Joey was 11 days old, a minor fingernail infection led to doctors to discover he had a brain tumour. 💛
He underwent emergency surgery to remove the glioblastoma, two further operations and several rounds of chemotherapy.
Five-year-old Joey now lives with cerebral palsy… pic.twitter.com/jYNJOlNlsM
— Brain Tumour Research (@braintumourrsch) September 2, 2026
Joey oggi: il tumore è alle spalle e arriva il primo giorno di scuola
Oggi Joey ha cinque anni, frequenta la scuola e vive con le conseguenze lasciate dalla malattia e dai trattamenti. Convive con una paralisi cerebrale e presenta debolezza sul lato destro del corpo. Ha una funzionalità molto limitata della mano destra, indossa un tutore alla gamba, si stanca facilmente e utilizza una sedia a rotelle per gli spostamenti più lunghi.
Nonostante queste difficoltà, la famiglia lo descrive come un bambino allegro, affettuoso e determinato. Ama nuotare, ha amici e affronta le attività quotidiane con un’energia che ha colpito anche le persone che lo hanno seguito in ospedale. Per questo il suo ingresso a scuola ha assunto un significato che va ben oltre il normale primo giorno di lezioni.
Il traguardo che sembrava impossibile quando Joey era ancora neonato
Quando Joey è entrato a scuola con lo zaino sulle spalle, accanto alla sua famiglia c’era anche, idealmente, l’intera squadra di medici, infermieri e terapisti che lo ha accompagnato fin dai primi 11 giorni di vita. Per Sam, osservare quel momento ha significato assistere a qualcosa che per molto tempo non era affatto scontato.
La sua vita, naturalmente, non è tornata identica a quella di prima della malattia. Le difficoltà motorie ricordano ogni giorno ciò che ha attraversato e la famiglia deve continuare ad adattarsi alle sue esigenze. Ma proprio per questo il primo giorno di scuola assume un valore ancora maggiore.
Il percorso di Joey ha avuto conseguenze anche fuori dall’ospedale. La madre Sam ha deciso di raccontare pubblicamente la sua esperienza attraverso Brain Tumour Research e si è iscritta alla Edinburgh Marathon 2027 per raccogliere fondi destinati alla ricerca sui tumori cerebrali. L’obiettivo è trasformare una vicenda familiare dolorosa in un’occasione per sostenere nuove cure e migliorare le possibilità per altri bambini.
La stessa Brain Tumour Research sottolinea l’importanza della ricerca sui tumori cerebrali infantili e ricorda che una parte dei bambini che sopravvivono alla malattia deve convivere con conseguenze a lungo termine. La storia di Joey non significa quindi che il glioblastoma sia diventato una malattia facilmente curabile: rappresenta un caso individuale, nel quale diagnosi, cure, risposta al trattamento e percorso successivo hanno portato a un esito che la famiglia non dava affatto per scontato.
Conclusione
La storia di Joey Sharp comincia con un neonato che non riusciva a nutrirsi bene e arriva, per ora, davanti ai cancelli di una scuola. Nel mezzo ci sono una diagnosi ricevuta a soli 11 giorni, tre interventi al cervello, circa nove cicli di chemioterapia, crisi epilettiche e conseguenze che accompagneranno Joey durante la crescita.
Il primo giorno di scuola non cancella quelle difficoltà, ma mostra quanto sia cambiata la sua vita rispetto a quel drammatico momento del 2020. Per i suoi genitori, vedere quel bambino entrare in classe significa soprattutto poter guardare avanti e festeggiare un futuro che, all’inizio, sembrava impossibile da immaginare.
Readazione
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