Bracconaggio Ibis Eremita in Italia: due esemplari uccisi a Sondrio: erano in Italia solo da un’ora

Bracconaggio Ibis Eremita in Italia: Zoppo e Zaz uccisi a Sondrio, simboli del progetto LIFE per la conservazione avifauna

Quando Zoppo e Zaz hanno superato il confine italiano, non immaginavano che sarebbe stato l’ultimo volo. Due ibis eremita, appena atterrati in provincia di Sondrio dopo un’ora dal loro ingresso nel paese, sono stati abbattuti da colpi di fucile. Un evento che strappa il cuore: il bracconaggio ibis eremita in Italia non è un incidente isolato, ma un segnale d’allarme che il sistema di protezione della biodiversità sta crollando. I dati GPS hanno guidato i Carabinieri Forestali fino ai loro corpi nella Riserva Naturale Pian di Spagna, ma ormai non c’era più nulla da salvare. Questo non è un fatto di cronaca qualsiasi: è la prova che, mentre in Europa si investe nella conservazione, in Italia la vita di specie a rischio viene trattata come un dettaglio trascurabile.

Il dramma di Zoppo e Zaz: il progetto LIFE e la sfida della migrazione

Provate a immaginare un uccello che non conosce la strada da seguire. Non per disorientamento, ma perché la sua specie ha perso la mappa della migrazione secoli fa. È questa la realtà degli ibis eremita, creature che senza l’aiuto umano non riuscirebbero mai a ripercorrere le rotte ancestrali. Dal 2004, il progetto LIFE Ibis eremita accompagna i giovani esemplari con deltaplani, insegnando loro il percorso dalle Alpi alla Toscana. Senza questa guida, ogni anno sarebbe l’ultimo per la specie.

Diverso, però, era Zoppo. Non solo un allievo, ma un vero maestro. Il primo ibis eremita a diventare sessualmente maturo dopo 400 anni, nel 2020 aveva stupito tutti tornando autonomamente al Lago di Costanza, cuore della nuova colonia europea. La sua zampa leggermente storta — da cui il nome “Zoppo” — non gli aveva impedito di diventare un eroe silenzioso per i ricercatori di Überlingen, dove i bambini lo aspettavano ogni primavera con bandierine colorate. Accanto a lui, Zaz, una giovane femmina nata nel 2025, stava imparando proprio da lui la rotta migratoria quando tutto è finito. Dopo aver superato le Alpi svizzere a 3.000 metri, si erano posati in un prato vicino a Dubino per cercare cibo. Meno di un’ora dopo aver toccato suolo italiano, due spari hanno interrotto per sempre il loro viaggio, confermando come il bracconaggio ibis eremita in Italia sia una minaccia costante.

Roberta Peroni del Waldrappteam lo racconta con amarezza: «Le coordinate GPS ci hanno segnalato l’arresto improvviso dei segnali. Abbiamo avvisato i Carabinieri, ma quando sono arrivati…». Il punto è che la caccia illegale contro gli ibis eremita non è un’eccezione: è la regola. Senza esemplari come Zoppo, capaci di trasmettere la rotta alle nuove generazioni, il progetto LIFE rischia di diventare un monumento alla buona volontà, non alla speranza.

Chi erano Zoppo e Zaz, eroi silenziosi della conservazione

Zoppo non aveva bisogno di Instagram per essere una leggenda. A Überlingen, la sua presenza era attesa come una festa: i bambini lo salutavano con bandierine, i ricercatori lo seguivano con il fiato sospeso. Era il primo a tornare ogni primavera, segnando l’inizio della stagione per gli altri ibis. La sua storia, però, è tutta nelle cose non dette: nel 2017, quando per la prima volta un gruppo di ibis aveva seguito un ultraleggero oltre le Alpi, Zoppo era lì, determinato a non perdersi. Senza di lui, oggi non esisterebbe una colonia riproduttiva sul Lago di Costanza.

Zaz, la sua allieva più promettente, aveva appena iniziato a imparare la migrazione da chi la conosceva meglio. La sua morte non è solo un crimine: è un furto di futuro. Johannes Fritz del Waldrappteam non usa giri di parole: «In Italia, la caccia indiscriminata è la minaccia numero uno per l’ibis eremita». E non è la prima volta: a febbraio, un altro esemplare è stato ucciso in provincia di Forlì. Ma mentre altrove in Europa si costruiscono alleanze tra istituzioni e progetti di conservazione, qui sembra non cambiare nulla.

Bracconaggio in Italia: un problema sistemico e il pericolo del DL 1552

Immaginate di attraversare un campo minato, ogni passo una lotteria. È questa la realtà che vivono gli ibis eremita in Italia. Nonostante la Direttiva Uccelli UE imponga protezioni rigorose, il nostro paese è diventato una trappola per le specie migratorie. E ora, mentre la caccia illegale imperversa, arriva il Disegno di Legge 1552, che vorrebbe allungare la stagione venatoria proprio nei mesi critici per le migrazioni. Di Pumpo, con la voce spezzata, spiega: «Estendere la caccia in autunno è come accendere un fuoco in una foresta già in fiamme».

Il paradosso è che l’Italia ospita progetti ambiziosi come il LIFE Ibis eremita, finanziati dall’Unione Europea, ma non riesce a proteggere gli animali che quegli stessi progetti portano nel suo territorio. Mentre in Austria o Germania i controlli sono serrati, qui i bracconieri agiscono con impunità, spesso approfittando di aree rurali dove le forze dell’ordine sono sotto organico. Il risultato? Un controsenso: spendiamo soldi per ripopolare specie a rischio, ma non per difenderle.

Il DL 1552: una mina vagante per la biodiversità

C’è un dettaglio che dice tutto: il DL 1552 propone di allungare la caccia fino a novembre, quando gli ibis eremita — guidati dai deltaplani — stanno proprio attraversando l’Italia. Non è un caso, è una scelta. E questa scelta trasforma la caccia illegale da crimine individuale a politica istituzionalizzata. «Prolungare la stagione venatoria», spiega Di Pumpo, «significa voltare le spalle a decenni di lavoro per la biodiversità».

Ma il problema non è solo il DL 1552. È l’atteggiamento culturale che lo sostiene. Mentre in Europa si discute di nature-based solutions, da noi si continua a trattare la natura come una risorsa da sfruttare, non da custodire. Zoppo e Zaz non sono morti per caso: sono morti perché in Italia, per troppi, la caccia conta più della vita.

Conclusione

Quella zampa storta che non gli impediva di guidare gli altri… Zoppo aveva capito prima di tutti che la migrazione non è solo un viaggio, ma una promessa alle generazioni future. Oggi, senza di lui, il progetto LIFE perde un pezzo insostituibile. La sua morte non è solo una notizia triste: è una chiamata alle armi contro il bracconaggio ibis eremita in Italia. Perché se non fermiamo la caccia illegale, se non blocchiamo leggi come il DL 1552, non resterà nulla da salvare. Non sono solo due ibis a essere stati uccisi a Sondrio. È il nostro futuro, quello che sta sparendo colpi dopo colpo. Cosa diremo ai nostri figli quando l’ultimo ibis eremita sarà solo un nome su un libro? La risposta è nelle nostre mani.

Redazione

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