Scoiattoli zombie negli USA dopo pochi giorni della notizia riguardante i “conigli Frankenstein”

Scoiattolo zombie con escrescenze sul muso in un parco del Colorado, segno del virus del fibroma (SFV) – non pericoloso per l'uomo

Se avete scorso le vostre bacheche su Instagram o TikTok ultimamente, probabilmente vi sarete imbattuti in quelle foto agghiaccianti: scoiattoli con bubboni che sembrano escrescenze alieni, pelle liscia come dopo un trattamento estetico sbagliato, e ferite che trasudano liquido. Succede soprattutto in Colorado e in Canada, e i social non perdono occasione per ribattezzarli scoiattoli zombie. Ma prima di immaginare un’invasione stile The Last of Us, fermatevi un attimo. Dietro quelle immagini c’è una spiegazione semplice, quasi banale: il virus del fibroma dello scoiattolo (SFV), noto ai biologi fin dagli anni ’50. Non è un mostro uscito da un laboratorio, né un segnale di apocalisse. Anzi, la maggior parte di questi roditori guarisce da sola, senza bisogno di interventi esterni. Il vero problema? Noi umani, con le nostre mangiatoie per uccelli e la tendenza a trasformare ogni fenomeno naturale in un caso da prima pagina. Scopriamo insieme perché non dovreste perdere il sonno per questi animali malati.

Cos’è il virus del fibroma e perché gli scoiattoli sembrano “zombie”

Da qualche settimana, le bacheche di Twitter e Reddit sono piene di foto che sembrano uscite da un set di Stranger Things: scoiattoli grigi dell’Est con escrescenze sul muso, pelle glabra e ferite aperte. Succede soprattutto in parchi residenziali del Midwest, dove i residenti segnalano casi a raffica. Ma non è l’inizio di un’epidemia da film, bensì il segno del Squirrel Fibromatosis Virus (SFV), un parente lontano del vaiolo umano. Scoperto negli anni ’50, questo virus del fibroma causa tumori benigni simili a verruche che spaventano per l’aspetto ma raramente mettono a rischio la vita degli animali.

A colpire sono soprattutto i cuccioli, infettati da zanzare o pulci durante i loro primi esplorazioni nel bosco. Il Dipartimento delle Risorse Naturali del Wisconsin lo descrive come una malattia “endemica”, con picchi estivi legati alla proliferazione degli insetti vettori. Persino gli scoiattoli stessi raramente muoiono, a meno che i fibromi non ostruiscano la vista o la capacità di nutrirsi.

L’effetto “zombie”: mito vs. realtà

L’effetto “zombie” nasce tutto dall’immaginario collettivo: le foto virali mostrano scoiattoli con movenze lente o occhi coperti da escrescenze, ma in realtà il virus non altera il loro comportamento. Sono semplicemente animali con fibromatosi che, nella maggior parte dei casi, guariscono in poche settimane. Il mito del “rischio per l’uomo” è stato smontato da chi lavora tra i boschi da anni. Shevenell Webb, biologa del Maine Department of Inland Fisheries and Wildlife, lo ripete come un mantra: “L’SFV è come un club esclusivo: solo scoiattoli ammessi. Umani, cani e gatti non ne fanno parte.”

Sapete qual è il vero problema? Che trasformiamo ogni fenomeno naturale in un caso da prima pagina, come se la natura avesse bisogno di un copione da film per esistere. Mentre i social gridano allo “zombie apocalypse”, gli esperti ricordano che il SFV è studiato da decenni e che la popolazione di scoiattoli non è in calo. Anzi, in stati come il Michigan, dove è endemico, li vedete ovunque, anche se adesso hanno un nome da serial horror.

Come si trasmette il virus: il ruolo delle mangiatoie e degli insetti

Come si prende questa malattia? Due fattori giocano contro gli scoiattoli: le zanzare e noi esseri umani. In estate, quando gli insetti pungono un roditore infetto e poi un altro sano, il virus del fibroma viaggia senza che nessuno se ne accorga. Ma c’è un altro elemento che moltiplica i contagi, e ce lo mettiamo noi stessi in giardino: quelle mangiatoie per uccelli che attirano decine di roditori. Shevenell Webb spiega che quando uno scoiattolo malato lascia saliva o fluidi sui semi, gli altri sani che si avvicinano rischiano di contrarre l’infezione. È lo stesso principio delle epidemie umane, solo che qui il “super spreader” è un animale con la coda folta.

Ok, quegli escrescenze sembrano uscite da un incubo dopo una cena a base di sushi scaduto, ma tranquilli: né voi né il vostro cane rischiate un bel niente. Sono solo roditori con fibromatosi, mica mostri pronti a invadere il vostro giardino. Il vero consiglio? Se avete mangiatoie, pulitele ogni settimana con una soluzione di aceto e acqua (niente prodotti chimici, per non danneggiare gli uccelli).

Scoiattoli zombie e conigli Frankenstein: due storie simili ma diverse

A pochi giorni dagli avvistamenti di scoiattoli zombie, sono tornate le notizie sui “conigli Frankenstein“, colpiti dal virus del papilloma di Shope. Anche in questo caso, le escrescenze simili a corna nere hanno suscitato allarme, ma le analogie si fermano qui. Mentre lo Shope è un papillomavirus trasmesso per contatto diretto (tipo un bacio tra coniglietti), l’SFV è un poxvirus veicolato da insetti. Entrambi appartengono alla categoria dei “virus cutanei” negli animali selvatici, ma hanno cicli biologici e impatti diversi.

Insomma, mentre sui social si scatenano le teorie più pazze, la scienza ci ricorda una cosa semplice: è solo natura che fa il suo corso, anche se a volte ha un aspetto da brivido. Il vero rischio è l’abbandono delle aree infette da parte dei predatori naturali (come volpi o gufi), che potrebbe squilibrare localmente l’ecosistema. Ma studi recenti dimostrano che, anche in casi estremi, la popolazione di scoiattoli si riprende rapidamente.

Perché queste malattie non sono una minaccia per l’uomo

Un dato rassicurante: il SFV non ha mai causato casi umani, nemmeno tra i biologi che lavorano a stretto contatto con gli animali. Questo perché i poxvirus animali hanno evoluto meccanismi di adattamento specifici per le loro specie ospiti. I biologi hanno subito smontato questa teoria: il SFV non salta all’uomo nemmeno se glielo chiedete per favore. Le sue cellule sono come un locale esclusivo: solo scoiattoli ammessi.

Il timore più comune è che il virus del fibroma possa saltare alla specie umana, come accaduto con l’influenza aviaria. Ma chi opera nel settore da decenni, come i biologi della fauna selvatica, lo ribadisce dagli anni ’80: quei bubboni non sono nuovi, e gli scoiattoli non stanno sparendo. Il SFV, ad esempio, non riesce a replicarsi nelle cellule umane: le sue proteine non “riconoscono” il nostro DNA, come una chiave che non entra nella serratura.

Per i proprietari di animali domestici, la tranquillità è d’obbligo. Cani e gatti non sono sensibili all’SFV, come confermato da studi del Wisconsin DNR. L’unica eccezione riguarda conigli e marmotte, ma anche qui i casi sono sporadici. Il vero nodo da sciogliere è la disinformazione: chiamare questi animali “zombie” non aiuta.

Conclusione

I fenomeni come gli scoiattoli zombie non sono un segnale di allarme, ma una finestra su come la natura gestisce le malattie in modo autonomo. Il virus del fibroma, seppur spaventoso nell’aspetto, è un fenomeno endemico che non minaccia né la biodiversità né la salute umana. Invece di diffondere panico, possiamo imparare a convivere con questi eventi naturali: riducendo l’uso di mangiatoie troppo affollate, eliminando l’acqua stagnante e rispettando lo spazio degli animali selvatici. La prossima volta che vedrai una foto virale, ricorda: dietro ogni “zombie” c’è una storia scientifica semplice, e la natura – stranamente – è più resiliente di quanto crediamo. Anzi, è proprio questa capacità di adattarsi che la rende così affascinante.

Redazione

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